TRIBUNALE MILITARE DI ROMA
Udienza del 15/07/97
ATTI DEL SECONDO PROCESSO PRIEBKE DI 1° GRADO
Presidente. L'udienza può iniziare con l'intervento del professor Taormina....
[L'avvocato Carlo Taormina dopo aver preso la parola, legge il testo di una dichiarazione rilasciata al procuratore militare dal tenente colonnello Herbert Kappler il 20 agosto 1947 nel carcere di Forte Boccea.]
PROVE DOCUMENTALI DEL PUBBLICO MINISTERO
Blocco numero 1-0
Non intendo dare un riassunto storico della questione ebraica germanica o mondiale, ma ritengo necessario premettere alle mie dichiarazioni sui fatti alcuni dati storici generali, e qualche riferimento sul mio atteggiamento in proposito.
Nel mio paese, il Wùrttemberg, e specialmente nella popolazione contadina, regnava sempre un tradizionale sentimento di disprezzo contro gli ebrei, poiché si era constatato che erano sfruttatori senza scrupoli. Questo atteggiamento non escludeva lo studio del filosofo Spinoza, l'ammirazione per il lirico Heine, e la rappresentazione del dramma "Nathan il saggio" di Lessing.
Durante la prima guerra mondiale (1914-18) gli ebrei in Germania, in seguito alla dottrina del loro consanguineo Karl Marx, e dei principi della seconda e della terza internazionale, riuscirono a sabotare la condotta della guerra della Germania, rifiutando nel Reichstag di accettare le richieste del governo per le esigenze finanziarie belliche. La funzione di primo piano degli stessi elementi nella preparazione ed esecuzione della rivoluzione del 1918 in Germania è ormai provata nella storia ed è rimasta sempre presente nella memoria della popolazione. Mentre il popolo tedesco soffriva sotto le condizioni inflitte dai vincitori, e per il mantenimento del blocco alimentare durante un lungo periodo postbellico, immigrarono in massa orde ebraiche dall'est e cominciarono, con la loro tattica oscura ma infallibile nel commercio, ad accaparrarsi, per arricchirsi, fin le minime risorse della popolazione di una Germania spogliata completamente. Mentre vecchi, donne e bambini morivano a migliaia per la fame, gli ebrei appena entrati in Germania, sudici e miserabili e senza risorse di fortuna, in poco tempo, col loro spirito affaristico, senza misericordia, erano diventati dei padroni con immensi capitali e palazzi lussuosissimi, approfittando delle spoglie della Germania.
Nel corso del decennio seguente l'influenza ebraica in Germania si espandeva in tutti ì settori della vita pubblica. I giornali della capitale e delle grandi città erano diventati di proprietà ebraica, e la casa editrice di Ullstein, ed altri editori minori inondavano il mercato di libri di contenuto tendenzioso, immorale o pornografico. Mentre per esempio all'Università di Francoforte sul Meno, nel 1930, erano iscritti il 50% di ebrei, la piccola borghesia, gli artigiani ecc. precipitavano nella bancarotta; mentre i consorzi industriali diventavano sempre più dipendenti dal capitale ebraico, il grano non ancora maturo nei campi del contadino era già messo sotto confisca da parte del tribunale, su richiesta del creditore ebraico, per la liquidazione dei debiti; e mentre le famiglie di milioni di disoccupati affrontavano la miseria, fu promossa, con tutti i mezzi di propaganda e sotto la direzione di medici ebrei, una larga campagna per l'abolizione dell'art. 218 del codice penale, riguardante l'aborto, come reato contro la maternità.
Così la questione ebraica per forza diventava un problema etnologico, demografico, eugenico, culturale, economico e politico. I sentimenti della parte ancora sana del popolo tedesco trovarono la loro espressione, come reazione all'influenza ebraica che minacciava di estinguere il popolo stesso, nell'idea nazionale e socialista del crescente Partito Nazionalsocialista.
Questo movimento nel popolo tedesco di allora non rappresentava soltanto un contrappeso di potenzialità contro la minacciante bolscevizzazione della Germania, ma anche un fronte ideologico contro la monopolizzazione internazionale di carattere ebraico, contro la decomposizione culturale e l'abbassamento e la minaccia di annientamento della morale e della sanità pubblica.
Nello stesso periodo si stabilì il predominio ebraico anche negli stati anglosassoni. Il padre gesuita Becker in un libro descrive il successo ottenuto dagli ebrei nel penetrare le posizioni economiche e politiche dell'Inghilterra. Mentre però il carattere conservatore del popolo inglese, e la posizione geografica delle isole britanniche offrivano sicuri ostacoli ai loro piani, negli Stati Uniti d'America essi poterono operare tranquillamente. Per determinare la posizione raggiunta dagli ebrei in ogni campo della vita americana basta un'occhiata alla rivista Time, che viene distribuita tra le forze armate americane.
Il mio atteggiamento personale è caratterizzato dal riconoscimento della necessità delle leggi di Norimberga del settembre 1934, e della loro giustizia. Per quanto riguarda il fatto che la stampa, per esempio il settimanale "Der Stiirmer", faceva una propaganda che oltrepassava le direttive delle leggi su nominate, e il fatto che durante la guerra in Germania furono prese misure eccessive contro gli ebrei, io personalmente ritenevo tali misure politicamente non opportune, ma -data l'unità globale di razza e spirito, fondata nella religione, nel carattere e nella mentalità ebraica - le ritengo giuste.
Naturalmente non mi risultava l'esistenza di campi di annientamento.
La responsabilità che incombe sull'ebraismo mondiale per aver provocato quest'ultima guerra non può essere definita oggi, ma sarà oggetto di un esame obiettivo da parte degli storici delle future generazioni. È però ben chiaro il fatto che l'ebraismo mondiale si presentava nei riguardi della Germania come un blocco ostile e di decisiva importanza, dando così una nuova prova dell'unità superstatale degli ebrei.
Anche in Italia si trovavano i rappresentanti di questa unità nemica della Germania, che in parte agiva sensibilmente sabotando la condotta della guerra, per quanto era possibile, e secondo la posizione sociale e professionale dell'agente. Nei miei studi su questi fenomeni negli anni '40 -'43 mi servirono le pubblicazioni del ministro Preziosi, ed i risultati dei lavori degli istituti di ricerche per la questione ebraica in Italia.
Malgrado ciò, secondo il mio parere, l'ebraismo in Italia non presentava un tale pericolo da richiedere misure generali contro tutti gli ebrei italiani, ma si poteva prevenire questo pericolo con misure particolari contro gli individui ritenuti pericolosi. In questo senso ho sempre riferito al capo della Polizia di Sicurezza, nelle mie qualità di addetto di polizia presso l'Ambasciata germanica, e al ministero degli esteri tedesco nella mia qualità di relatore, competente per la questione ebraica, della stessa Ambasciata.
In queste mie relazioni degli anni 1939 - '43 ho pure ripetutamente espresso il mio parere che una questione ebraica per il popolo italiano non esiste, e cioè che la legge antiebraica non trovava risonanza nella massa del popolo per i seguenti motivi:
1) Né sotto il punto di vista etnico, né sotto quello culturale, economico e politico, il numero degli ebrei poteva costituire un problema.
2) Dato il carattere ugualmente mediterraneo del popolo italiano e del suo ospite ebraico, non era molto sensibile la divergenza del temperamento, e l'assimilazione ne era facile.
3) Gli ebrei in Italia erano immigrati da altri paesi mediterranei, e perciò nel loro carattere molto diversi dai cosiddetti "ebrei dell'est", i quali prima di venire in Germania avevano assimilato qualità e vizi di altri popoli.
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La relazione di Kappler, che era stata inviata a Berlino nell'intento di evitare le deportazioni Roma, terminava con dati precisi che io stesso avevo raccolto: Essi mettevano in evidenza che a Milano, il 23 marzo 1919 tra i partecipanti alla fondazione dei fasci di combattimento, i famosi sansepolcristi, almeno cinque erano ebrei. Così pure tre ebrei: Dulio Sinigaglia, Gino Bolaffi e Bruno Mondolfo, figuravano nel "marteriologio della rivoluzione fascista". Per quanto riguardava la marcia su Roma, avevano ricevuto il brevetto attestante la loro partecipazione 230 ebrei e a quella stessa data del 28 ottobre del 1922, ben 750 erano iscritti al PNF (Partito Nazionale Fascista)




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