IRAQ/ FALLUJAH: ORA SI BRUCIANO I CADAVERI (W POST)
20/11/2004 - 14:20
I civili rimasti ingaggiati per ripulire la città rasa al suolo

Roma, 20 nov. (Apcom) - L'odore di cadavere impesta le strade di Fallujah, dove i corpi lividi sono divorati da cani e gatti: i marine sparano agli animali, ma bisogna assolutamente ripulire le strade. Per ora sono una sessantina gli iracheni che cominciano a raccogliere e bruciare le salme. E' il quadro infernale che delinea un articolo del Washington Post.

Shaiti ha 48 anni, abita a Fallujah e prima che cominciassero i combattimenti faceva la guardia di sicurezza privata. Adesso è riemerso dopo essere rimasto nascosto durante i 10 giorni in cui gli aerei, i carri armati e l'artiglieria americani hanno praticamente raso al suolo la città.

Shaiti si è presentato alla moschea Hadhra Muhammediya, nel centro di Fallujah, in cerca di cibo e di un posto dove stare: l'esercito iracheno gli ha dato qualcosa da mangiare e ora lavora per sgomberare le strade dai cadaveri. Sono appena i primi, indispensabili passi per render vivibile la città in vista dell'eventuale ritorno di circa 250 mila cittadini. Molti erano fuggiti prima dell'attacco iniziato l'8 novembre: il lavoro di Shaiti dovrebbe valergli 5 dollari al giorno.

Il colonnello Craig Tucker, comandante dei marine, ha visitato la moschea di Fallujah venerdì. Secondo quanto si legge sul sito web del Wahington Post, Shaiti ha chiesto al colonnello Tucker cosa li aspetta nell'immediato futuro.

"Prima di tutto dobbiamo assicurarci che per i civili non ci siano pericoli e che possano tornare nelle proprie case" ha risposto a Shaiti il colonnello Tucker. "Dobbiamo trovare tutti i depositi segreti di armi, ripulire le strade da mine ed esplosivi e poi fare in modo che quando la gente ritornerà nelle case, trovi l'acqua e l'elettricità".

Ma quanto tempo bisognerà aspettare? "Tutte le volte che arriviamo a sera senza che ci siano stati scontri a fuoco" ha risposto il colonnello "siamo un passo più vicini alla normalizzazione".

Ma ancora ieri, nota il Washington Post, per le strade della città sunnita ci sono stati scontri e le truppe americane hanno sequestrato armi ai ribelli. Le truppe Usa dicono che gli insorti sono stati scacciati dalla parte meridionale della città e che si sono spostati verso Nord: le zone settentrionali erano giù state ripulite ma in molti casi i militanti si rifugiano negli edifici vuoti, da dove sparano ai soldati Usa che danno la caccia ai militanti e alle armi nascoste.

Ora il problema peggiore è distinguere i pochi civili ancora in città dai ribelli: "A questo punto" dice il sergente William Hight, trentenne di Philadelphia "non trovare praticamente civili in città è un buon segno. Dobbiamo supporre che i pochi rimasti siano militanti".

Alcuni dei civili che sono scampati ai giorni di combattimento in città, dicono però di essere stati catturati e e obbligati ad "arruolarsi" duranti i rastrellamenti fatti dai militanti della resistenza.

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