La narrazione parte da molto lontano, precisamente dall'India.
Alcune aziende importano da qui il peperoncino che viene colorato con un additivo usato per colorare i tessuti, il Sudan Rosso I, che gli studi provano essere un agente cancerogeno.
Tra queste aziende c'è quella che produce il pesto chiamato Tigullio, la Star, che tra l'altro produce a nome del Tigullio non solo il pesto alla genovese, ma anche quello siciliano, mediterraneo, ed altre interessanti varianti, tutte sotto il marchio... Tigullio!
Scommetto che molti tra i naviganti non immaginavano neanche che ci fosse il pesto siciliano Tigullio... Ridiamo per non piangere! Ha!
La storia continua a Torino, dove la Procura ha iniziato un'indagine sugli alimenti contaminati dal peperoncino cancerogeno.
L'azienda in questione ha quindi ritirato il pesto siciliano, quello mediterraneo e altri prodotti che risultavano contaminati (come pure altre aziende con prodotti contaminati, ad esempio la Cirio) così i consumatori non compreranno più dei prodotti cancerogeni col nome 'Tigullio'.
La cattiva notizia è che sono stati ritirati vari tipi di pesto Tigullio, ma non quello alla genovese, che secondo la Star è il più venduto in Italia.
Non è cancerogeno, è vero, ma per chiudere in bellezza basta la lista degli ingredienti del pesto Tigullio, preparato "nel rispetto della più antica tradizione culinaria italiana" (fonte:star.it):
Olio di semi di girasole (34%), basilico (28%), patate, sciroppo di glucosio, anacardio, formaggio grana padano (5%), formaggio pecorino romano, sale, pinoli, olio extra vergine di oliva (1,5%), correttore di acidità acido lattico, aglio.
Chi di voi non usa l'olio di girasole, gli anacardi, sciroppo, patate e un po' di acido lattico nel suo pesto?




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