Finto taglio delle tasse? Meglio un uovo oggi che una gallina (forse) domani
Viste le reazioni al finto taglio delle tasse per i ceti medio-bassi, è forte l'impressione che alla fine buona parte del centro sinistra sia caduto nell'errore di apparire incontentabile per partito preso.
Che senso ha, infatti, concentrare l'attenzione sull'entità del taglio o sulla percentuale di contribuenti che ne godranno?
Soltanto il 40% dei contribuenti godrà della riforma fiscale?
Più che sufficiente per vincere le prossime elezioni.
Una riforma, come scrive Scalari, che vale soltanto un cappuccino al giorno?
Moltiplicato per 365 giorni sono tre paia di scarpe, o tre camicie, o 15 pizzate con gli amici, ecc.
Poco o tanto che sia, agli occhi delle persone si tratta comunque di qualcosa in più nelle tasche.
300-500 euro sono certamente una miseria rispetto al 2% in più di cui godrà il ricco Berlusconi, ma per molti costituiranno una boccata d'ossigeno.
Teniamo per altro presente che per una coppia fanno 700-1000 euro in più nel bilancio familiare e, di questi tempi, 700-1000 euro in più o in meno fanno una bella differenza.
Certo, tutto questo avrà dei costi che saremo chiamati a pagare quando ci accorgeremo che gli sprechi della spesa pubblica da tagliare siamo noi cittadini già ora costretti a sognare la pensione, un servizio sanitario senza liste d'attesa e servizi di trasporto pubblico che non ci costringano a preferire il mezzo privato.
Ma proprio per questo, visto che i tagli alla spesa pubblica non sono una novità e la qualità dei servizi è quella che conosciamo, è facile attendersi un coro di "meglio un uovo oggi che una gallina (forse) domani".
Il problema, quindi, pena il rimanere inascoltati, non è tanto quello di attaccare Berlusconi sul taglio delle tasse - misero- per i ceti medio-bassi, ma su quello che lo Stato potrebbe fare per migliorare ed aumentare i servizi, su quello che lo Stato potrebbe fare per migliorare la qualità della vita di lavoratori sempre più precari, dei disoccupati e dei futuri pensionati.
In tal senso, sì, si potrebbe tornare a parlare di tasse, e questo per mettere in evidenza che i soldi che il Sig. Berlusconi incasserà dalla diminuzione delle SUE tasse potrebbero essere usati meglio: ad esempio per pagare stipendi a 10 nuovi maestri di sostegno o a 10 nuovi infermieri, o per dotare anche un solo ospedale di uno strumento diagnostico in più, e così via.
E quanti ticket in meno potrebbero essere pagati con quel 2% che non verrà più incassato dall'erario per i redditi superiori ai 100.000 euro del benestante Tal Dei Tali?
Poco? Tanto? Questa volta siamo noi a dire "sempre meglio di nulla".
Che possa piacere o no, è ora di adeguarsi alla semplicità del linguaggio berlusconiano.
Berlusconi ha trasformato la politica in rapporto diretto con gli elettori?
Bene, che questo rapporto diventi direttissimo con i problemi di tutti i giorni: persone in carne ed ossa di fronte a persone in carne ed ossa.
10.000 euro di tasse in meno pagate da Berlusconi ed ecco scomparse nel nulla 20 pensioni sociali. Altri 10.000 euro e spariscono pure 5 computer per la scuola di nostro figlio. 20.000 euro ed ecco spiegato l'infermiere che non risponde al campanello perché l’unico che c'è è già impegnato.
E quante altre caselle si potrebbero riempire con le tasse tagliate al ricco contribuente Silvio Berlusconi?
E quante altre caselle si potrebbero riempire aumentando le tasse del solo 1% al ricco contribuente Silvio Berlusconi?
Poco? Tanto? Sempre meglio di nulla.
Il governo berlusconi, è vero, sta pensando al nostro futuro: tagliando le pensioni ai poveri cristi da 700-1.000 euro al mese e dispensando i propri figli e i figli degli altri ricchi dal dover pagare le tasse di successione.
Certo, le tasse di successione costituivano pochi soldi rispetto alle necessita. Ma sempre meglio di nulla e, per usare la metafora berlusconiana sul taglio delle tasse, quello che conta è il messaggio.
E il messaggio è sin troppo chiaro: ai miei figli e ai figli dei ricchi come me ho tolto le tasse di successione; ai poveri cristi da 1.000 euro al mese ho tagliato la pensione.
Insomma, concetti chiari e semplici attraverso i quali non dovrebbe essere complicato individuare problemi e soluzioni.
Perché le tasse è giusto che siano abbassate, ma non per rilanciare i consumi, ma perché siamo stufi di finanziare sgravi fiscali per aziende che reinvestono all'estero.
Perché siamo stufi di pagare tasse e di avere figli disoccupati al tempo stesso mentre si sperperano risorse per aumentare la ricchezza di ricche "partite IVA" che non assumeranno mai nessuno.
Certo, così facendo è forte il rischio di dover parlare di questioni non più di moda anche in ampi settori del centro sinistra, quali: "conflitto di classe"; "equa distribuzione"; e del come e del perché la politica dovrebbe avere l'obbligo di governare l'economia.
E per l'appunto, è proprio su questi punti che le differenze tra gli schieramenti si assottigliano ed è per questo che la semplicità del messaggio berlusconiano finisce per risultare più incisiva.
Di fronte a scelte di politica economica sostanzialmente identiche (privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, politiche salariali inadeguate, beni indispensabili affidati alle bizze del libero mercato, continui tagli alla spesa pubblica), l'unica differenza visibile alla fine rimane soltanto tra chi vuole tagliare le tasse e chi no.
Berlusconi è riuscito nell'intento di abbassarle?
Forse no. Anzi, diciamo proprio di no.
Ma se sta tutto in questa bugia ciò che dovrebbe farci preferire il centro sinistra al centro destra ... chi è senza peccato scagli la prima pietra.




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