politica? Peggio del calcio-scommesse. Multa di 30mila euro per Lucarelli e il Livorno
di red
Parlare di politica allo stadio, e farlo dichiarandosi di sinistra, è inaccettabile, gravissimo. Più grave del calcio-scommesse. A stabilirlo (ma nella furia della condanna esemplare se ne saranno resi conto?) sono i giudici della commissione disciplinare. Multa di trentamila euro a Cristiano Lucarelli, altra multa di trentamila euro per il Livorno.
Così viene punita la frase pronunciata dall’attaccante amaranto dopo la sconfitta di Genova della Sampdoria: «Quando scende in campo il Livorno chi dovrebbe vedere non vede. Dobbiamo rassegnarci: dopo Empoli, Perugia, Modena e Ancona, quest'anno toccherà a noi tornare in serie B, e succederà per questioni politiche». E ancora: «L'anno scorso quattro curve esponevano la bandiera di Che Guevara: Modena, Perugia, Ancona e Empoli. Sono le quattro formazioni retrocesse».
Lo stesso Lucarelli, il giorno dopo, si era scusato, spiegando di avere parlato a caldo, di essere stato trascinato dalla foga del dopo partita. Non è servito. Anche perché il presidente della Lega Adriano Galliani, chissà perché, si era sentito punto sul vivo, prendendo subito le difese, chissà perché, del governo.
Ora Lucarelli dice di «accettare il verdetto» e da buon professionista (oltre che tifoso del Livorno) aggiunge di «volersi concentrare solo sul campionato». Però precisa: «Il verdetto della commissione disciplinare è molto più severo di quanto potessi aspettarmi anche con la previsione più pessimistica». Anche perché, se è vero che a lui viene abbuonata una richiesta di squalifica per tre settimane, la società dovrà accollarsi una spesa di trenta milioni di euro. Tre mesi fa lo scandalo del calcio scommesse era costato altrettanto al Siena, la metà alla Sampdoria, un decimo al Como e assolutamente nulla al Chievo.




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