NEW YORK - Per Kerry Sieh, un geologo della California che da anni studia i coralli al largo di Sumatra alla ricerca di informazioni sui terremoti, l'arrivo di un disastro sismico nell'Oceano Indiano era solo una questione di tempo. Adesso che la Terra in quella parte del mondo ha prodotto scosse tremende e maremoti, il timore di Sieh e di altri esperti negli Usa e' che sia l'inizio di una serie di devastazioni. Il mondo scientifico americano si e' subito mobilitato per studiare gli effetti del terremoto, che lo U.S. Geological Survey, l'agenzia federale che si occupa di monitorare gli eventi sismici in tutto il mondo, ha catalogato ufficialmente come una scossa di magnitudo 9.0: la piu' intensa dal terremoto del 1964 nel Prince William Sound, in Alaska (9,2 sulla scala Richter). Secondo gli scienziati degli Usa, l'intera isola di Sumatra si sarebbe spostata di 30 metri verso sud-ovest. Sieh aveva presentato pochi giorni fa a San Francisco, a una conferenza dell'American Geophysical Union, i risultati delle proprie ricerche a Sumatra e le sue teorie sugli eventi sismici che possono avvenire nell'area. Quando ha saputo del terremoto di domenica proprio nell'area per la quale si apprestava a partire di nuovo - ha raccontato al Washington Post - la sua prima reazione e' stata quella di pensare ai precedenti storici, per immaginare le apocalissi prossime venture. I terremoti di vasta portata, secondo lo studioso della Caltech - l'universita' tecnologica della California - si verificano sempre a grappoli, nel corso di un numero limitato di anni. All'epoca del terremoto che distrusse San Francisco nel 1906, ci furono una serie di scosse di analoga portata nel giro di pochi anni.
Degli 11 terremoti registrati al grado 8,5 o superiori sulla scala Richter avvenuti dal 1900 ad oggi, sei si sono verificati tra il 1952 e il 1965 e fino a domenica non ne erano avvenuti altri di questa portata. Sieh sta studiando da anni a Sumatra una particolare 'zona di subduzione', cioe' un punto dove una piattaforma continentale affonda sotto un'altra.
Il terremoto ha colpito un'area diversa da quella delle ricerche del team della Caltech e Sieh si dice ora ''preoccupato per il mio segmento della zona di subduzione, che e' ancora sigillato''.
Sismi devastanti a Sumatra erano avvenuti nel 1797 e nel 1833 e le ricerche di Sieh sulle elevazioni dei coralli e sulla tracce lasciate dai terremoti, dimostrerebbero che eventi simili avvengono in serie nell'area circa ogni due secoli. Adesso che se ne e' ripututo un altro, gli indizi del passato suggeriscono il timore che si tratti dell'inizio di un nuovo 'grappolo' di terremoti nell'arco dei prossimi anni. Nell'immediato, lo U.S.Geological Survey e i sismologi delle universita' americane contano di raccogliere piu' informazioni possibili dalle ripercussioni del sisma di domenica, accumulandole nella Banca dati mondiale sulla sismologia a Denver, in Colorado.
''L'intera Terra continuera' a risuonare come una campana che vibra per diverso tempo'', ha detto il geofisico Ken Hudnut dello Usgs di Pasadena, in California, sottolineando che si tratta di una condizione ideale per raccogliere informazioni sulla struttura terrestre. Fare previsioni su dove e quando avverranno i prossimi eventi sismici, pero', continua ad essere un'impresa quasi impossibile. ''Nessuno ha uno schema affidabile per tracciare previsioni'', spiega Brian Tucker, presidente di GeoHazards International, un'organizzazione non profit che si occupa di cercare di ridurre gli effetti dei disastri naturali nelle regioni in via di sviluppo. Per Tucker gli strumenti di previsione disponibili offrono indicazioni cosi' incerte da non permettere ai governi di paesi poveri di mobilitarsi. I sismologi americani hanno pero' denunciato fin da domenica l'assenza di strumenti di allerta per i maremoti nell'Oceano Indiano, un'accusa raccolta e rilanciata da Ginevra dall'Onu. ''Migliaia di vite potevano essere salvate - ha detto Walter Hays, un noto studioso di terremoti statunitense - con sistemi di preallarme simili a quelli che sono stati attuati in tutto l'Oceano Pacifico, dove i fenomeni degli tsunami sono piu' frequenti''. Anche gli Stati Uniti hanno zone vulnerabili agli tsunami, in primo luogo le isole Hawaii, poi la costa e le isole dell' Alaska, dove i sistemi di allerta per i maremoti sono sofisticati. Minore, ma certo non inesistente, e' il rischio di tsunami sulla costa del Pacifico dallo stato di Washington alla California. Maremoti si sono verificati anche in anni recenti, ma eventi della portata di quello che ha colpito l'Asia sudorientale non si verificano da secoli. L'ultimo, secondo gli esperti, avvenne il 26 gennaio 1700, quando un terremoto di magnitudo 9.0 sollevo' l'Oceano e lo fece abbattere su centinaia di chilometri di costa da Vancouver fino al nord della California.




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