Il Gazzettino Giovedì, 18 Novembre 2004
«Oggi ci sono in giro persone che uccidono per cinquanta euro»
Mestre. L´ex comandante della Compagnia carabinieri parla della malavita attuale a confronto col passato di GIORDANO GIOMMONI Nei secoli fedele per più di vent'anni. Poi, senza preavviso, gli è arrivato un avvertimento di quelli che non concedono alternative. Non dalla malavita, dalle coronarie. Era capitano, comandante della Compagnia di Mestre, in procinto di aggiungere un'altra stelletta alla divisa. Gli hanno offerto una sedia dietro ad una scrivania. Enrico Mino ha ringraziato e se ne è andato. Lasciando, tra l'altro, due indagini (una lontana negli anni ed un'altra molto più recente) su cui stava perdendo le notti e che sono rimaste insolute: l'omicidio di due carabinieri, e la scomparsa di uno studente.Si è rimesso in discussione, con la stessa fedeltà per il suo gioco preferito, quello di guardie e ladri. In pochi anni ha messo in piedi un piccolo "impero" nel settore della investigazione e della sicurezza. "Gruppo studio system", si chiama, con sede a Mestre ma con innumerevoli filiali nel Triveneto e anche più giù. Spazia dappertutto, dalle corna allo spionaggio industriale, alla criminalità. Ed è proprio di criminalità che parliamo con il tenente colonnello Mino, 57 anni, sposato, due figlie. Quanto è cambiata? «Completamente. Siamo passati dallo specialista al manovale. Qualche anno fa avevi a che fare con ladri, rapinatori, truffatori, gente che aveva una grossa professionalità e sapeva fino a dove spingersi, soprattutto con le vittime e con le forze dell'ordine. Ora abbiamo manovalanza e anche scadente. Ci sono in giro persone che uccidono per 50 euro, che minacciano una guardia giurata con il coltello per rubare una bottiglia al supermercato. Fanno di tutto senza saper far niente ed hanno dentro una tale carica di violenza che terrorizza». Per rimanere ai professionisti. Un vecchio ladro d'appartamenti anni fa ci raccontò che durante la sua lunga carriera a volte gli era capitato di sbagliare "indirizzo", finendo nella casa di un povero cristo anzichè in quella di qualche ricco industriale. "Sai cosa facevo? Tiravo fuori centomila lire, gliele lasciavo sopra il tavolo e me ne andavo a rifarmi in qualche villa". «Proprio così. Adesso invece abbiamo questa criminalità venuta dall'Est. Quando ti entrano in casa sei fortunato se te la cavi con qualche costola rotta. Perchè loro devono per forza picchiare, violentare, sparare. E sono, ripeto, ancora più pericolosi anche per le forze dell'ordine, perchè mancano di professionalità. Faccio un esempio significativo. La classica banda di rapinatori era composta da un autista, dal palo, e da chi entrava fisicamente in banca o in un altro luogo. Ognuno faceva il suo. Adesso questi signori entrano e prendono a pugni clienti e impiegati senza alcun motivo, sparano su un individuo con la stessa freddezza di un killer, fuggono ma non sanno neanche guidare una macchina e rischiano di ammazzare la gente per strada».E la gente è terrorizzata. «Di più. Quando ti trovi di fronte un folle puoi solo pregare e sperare. Durante il mio lavoro sono stato contattato da una signora che pochi giorni prima aveva ricevuto in casa la "visita" di una di queste bande. Era choccata. Ci ha chiesto protezione 24 ore su 24. Quando sono andato a fare il sopralluogo mi sono permesso di dirle: "signora ma le hanno portato via tutto, a cosa le serve la nostra presenza?". "Ma a me non interessa quello che mi hanno rubato. Ho paura che ritornino. Non sono esseri umani"C'è da rimpiangere la vecchia malavita, quella che controllava tutto il territorio e non permetteva ingerenze. E se qualcuno sparava, era per sistemare conflitti interni. «Faccio un altro esempio, perchè è solo così che uno può farsi un'idea della differenza tra presente e passato. Tempo fa una ditta di trasporti ci ha contattato perchè settimanalmente veniva rubato uno dei suoi camion con tutto il carico. Abbiamo indagato e scoperto una banda della zona che era organizzata con tutti i crismi. C'era la talpa che informava su partenze e arrivi e sul contenuto dei camion. Venivano fissate le zone dove doveva avvenire il furto, dove scaricare la roba e abbandonare il mezzo. Tutto calcolato nei minimi particolari. Erano coinvolti impiegati, autisti e gente esterna. Una buona organizzazione. Questa criminalità straniera non sa neanche se il camionista è armato o meno. Decide la rapina al momento, prende a pugni e calci la vittima, e parte con il camion. Senza sapere se c'è un carico di galline o di scorie nucleari». La prostituzione? «Altro punto dolente. Potremmo ripetere tutto quello che abbiamo detto finora. Donne trattate come bestie costrette dai loro stessi connazionali a prostituirsi pena la vita loro e dei loro familiari. Eppure non è passato molto tempo da quando in una città come Mestre le prostitute si conoscevano tutte. Qualcuno si fermava a chiacchierare. Figure patetiche, certo, come i loro protettori con quei medaglioni d'oro al collo e con un'espressione sempre minacciosa ma che non avrebbero fatto male a una mosca. Su ognuna di loro c'erano decine di aneddoti e quando qualcuna moriva, veniva ricordata con tanto di foto e pezzo nelle cronache dei giornali. Ora le prostitute sono tutte straniere e la prima cosa che imparano quando arrivano e non hanno il permesso di soggiorno, è di denunciare il personale di una Volante per qualsiasi cosa. Quel foglio di carta è la loro assicurazione perchè finchè non si è svolto tutto l'iter giudiziario nessuno può rimandarle a casa» Albanesi e kossovari a parte, il futuro cosa ci riserva? «Beh, si sa che il meglio viene dalla Cina. Sono furbi. Ormai sono padroni di interi quartieri, non spacciano, non fanno rapine, nessuna violenza, rispettano e conoscono la legge meglio di noi. E investono tanto denaro di cui non si conosce la provenienza. Temo che il futuro abbia gli occhi a mandorla». La mafia russa? «Tutta un'altra cosa. Qui c'è gente che in pochi anni si è arricchita a dismisura con la droga e con il contrabbando di armi. Ma al contrario degli orientali amano la bella vita. Arrivano in Sardegna e organizzano feste da 500-600 milioni delle vecchie lire. Amano mettersi in mostra. E sono spietati».E i nostri malavitosi? «Non sono più in prima linea e posso solo parlare di sensazioni. Credo che in buona parte siano stati assorbiti. Sono rimaste le grandi organizzazioni mafiose ma quelle non hanno mai avuto problemi, lavorano nell'ombra. Ti accorgi che esistono perchè ciclicamente il meccanismo si inceppa ed iniziano i regolamenti di conti».




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