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    Predefinito I neuroni e l'anima: scienziati, filosofi, psicologi e teologi a confronto.

    DIBATTITO


    [i]Mente, cervello e spiritualità: ieri a confronto a Milano scienziati, filosofi, psicologi e teologi. Reale: la lezione della Grecia; Boncinelli: le neuroscienze ne negano l’esistenza[i]

    Ma i neuroni non tolgono l'anima

    Andreoli: la materia non spiega tutto; Tettamanzi: l'uomo è un'unità inscindibile; Bianchi: una sinergia fra spirito e corpo; Ravasi: c'è un soffio vitale infuso da Dio, come dice la Bibbia.


    Di Andrea Lavazza

    «Siamo andati così veloci nella nostra epoca che ora dobbiamo fermarci per aspettare le nostre anime».
    Piace a Gianfranco Ravasi questa frase di Michael Ende, tratta dalla Storia infinita: l'ha messa in esergo alla sua Breve storia dell'anima e l'ha voluta riproporre ieri a chiusura del convegno promosso dalla sezione milanese dei Medici cattolici (organizzatori Giorgio Lambertenghi Deliliers e Alfredo Anzani). Quello che era un concetto chiave della nostra cultura, ben compreso dall'intellettuale come dall'uomo della strada, è diventato una parola complessa, in bilico tra cancellazione e dissoluzione ermeneutica in mille significati.
    Proprio i due poli principali della declinazione davano le linee guide dell'incontro, svoltosi davanti a un pubblico assai folto e attento. Tra scienza e fede, che cos'è oggi l'anima? «La psyché è l'invenzione del pensiero greco che ha caratterizzato l'Occidente. La rivoluzione di Socrate, che nell'interiorità dell'uomo pone il suo valore, la virtù. L'anima è la sede della coscienza intellettuale e morale, è la vera identità, contrapposta al soma mortale», ha spiegato Giovanni Reale. L'appassionata rivendicazione della paternità dell'idea ai giganti del pensiero ellenico (Platone soprattutto) si abbina a quella delle sue feconde conseguenze: tutto è cambiato grazie a quell'inversione - conosci e cura te stesso, non il tuo corpo -: dalla lingua (i pronomi e i verbi riflessivi) alla poesia, dal teatro all'arte figurativa. Dalla virtù del mondo interiore discende ogni bene quando l'anima razionale doma quella concupiscibile (le passioni disordinate) insieme alla parte irascibile (volitiva-reattiva). Ma l'anima descritta dal filosofo, ora docente all'Università Vita e Salute, ha perso la sua dimensione etico-religiosa, è stata demetafisicizzata, deteologizzata, deontologizzata dalla pressione della scienza.
    Tanto che le neuroscienze l'hanno espunta dal loro interesse. Edoardo Boncinelli ha cercato però di riassumere come si sia redistribuita la costellazione di significati che un tempo era associata al concetto. In primo luogo, c'è stata la "scoperta" del cervello: 100 miliardi di cellule nervose unite tra loro tramite le sinapsi per un totale di un milione di miliardi di collegamenti. Questa architettura neuronale e la trasmissione elettrochimica di segnali tra neuroni spiegano potenzialmente tutto di noi. «La neurobiologia (riduttivista) ritiene che ciò che io sono coincida con la mia struttura e il mio funzionamento cerebrale». In realtà, ha spiegato lo scienziato, la formazione dei collegamenti risponde a una complessità legata all'informazione genetica, all'interazione con l'ambiente durante lo sviluppo e anche al caso (ovvero cause ignote). Nessun cervello, perciò sarà mai uguale; nemmeno nel caso di clonazione. Resta, ed è il secondo punto, il problema della coscienza fenomenica, delle nostre più private sensazioni, di che cosa voglia dire provare un dolore o vedere un colore. Infine, dobbiamo fare i conti con il rapporto individuale-collettivo, per cui ciò che siamo dipende in gran parte dalle relazioni con i nostri simili (il bambino allevato dai lupi non parla e non ha che concetti primitivi).
    Di fronte al tumultuoso progredire delle conoscenze scientifiche, per avere una chiarificazione concettuale, bisogna decidere e "tagliare". L'ha fatto Vittorino Andreoli, che distingue tra mente e anima. La prima è studiabile empiricamente e perisce con il corpo; la seconda è immateriale e immortale. Nella mente sono compresi la memoria, gli aspetti cognitivi e la coscienza, tutti correlati all'attività del cervello. La grande rivoluzione contemporanea - che lo psichiatra ha contrapposto a quella socratica - è venuta con il Nobel Eric Kandel, il quale ha dimostrato come un ricordo sia una modificazione fisica delle connessioni tra neuroni e come, dunque, l'ambiente e tutte le esperienze agiscano sulla plasticità del sistema nervoso. Caratteristica che dà nuovo spazio operativo anche alla cura della malattia mentale. Dove la scienza si ferma e cerca altrove risposte, dice Andreoli, è davanti all'incontro con la morte. Qui l'apertura alla fede e a Dio ci consentono di parlare di anima «distinta dalla materia e imperitura».
    E l'elemento pastorale della cura animarum è stato introdotto, nel suo saluto, dall'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi. «La legge suprema della Chiesa è la salvezza delle anime, non in una visione dualistica, né unilaterale della persona umana, bensì nell'unità inscindibile». Nel contesto attuale con la sua tentazione verso il corpo e gli aspetti materiali, risulta tuttavia utile il richiamo al nucleo dell'uomo, che vale per ciò che è e non per ciò che ha. Vanno, quindi, sottolineate l'unicità e l'irripetibilità di ogni essere umano, nonché - ha insistito il cardinale - l'immortalità dell'anima spirituale creata da Dio.
    Nel centro del dibattito teologico di questi anni è entrato Enzo Bianchi, che ha rimarcato come - a suo avviso - di anima si parli meno nel dopo-Concilio e il concetto di resurrezione della carne sia entrato in tensione con quello di immortalità, in conseguenza dell'opporre la tradizione giudaica all'apporto greco. Se di anima discutono oggi laici e "politeisti" alla Hillman, in ambito cattolico la "novità" viene - ha spiegato il priore della comunità di Bose - dall'accentuazione particolare di anima quale vita interiore, principio spirituale, strettamente unita al corpo, che non ne costituisce uno strumento, ribaltamento della visione platonica e poi patristica. L'uomo nuovo del cristianesimo nasce allora dall'uomo nascosto del cuore, da una sinergia tra spirito umano e grazia santificante. «L'anima costituisce una realtà umana - è l'immagine usata da Bianchi - che cresce verso la forma definitiva di partecipazione alla vita del Risorto».
    Sull'identità completa e unitaria del soggetto umano si è soffermato anche Gianfranco Ravasi, il quale definisce l'anima «trascendenza, irriducibilità a un complesso biologico o psicologico». Basandosi una stringente analisi testuale, il biblista ha illustrato il concetto ebraico di nishmat-hajjim, il soffio vitale infuso da Dio in Adamo, ciò che avvicina la creatura al suo creatore, di cui è immagine e che partecipa alla storia della salvezza grazie alla sua potenzialità di relazione d'amore, feconda e generativa. Così anche la psyché del Nuovo Testamento non è la riproposizione del concetto ellenico, opposto rispetto alla Genesi; si tratta, invece, di un'anima che può essere «uccisa», come si dice in Matteo, e che ci dà l'opportunità di partecipare al destino escatologico della gloria divina.
    È l'apertura della fede su cui la scienza onesta deve tacere. Se invece pretende di avere l'ultima parola, perde l'anima.

    Avvenire - 21 Novembre 2004

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  2. #2
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    Ho fatto un po' i conti:
    qui su pol ci sono scienziati, teologi, filosofi....
    di psicologi non ne conosco però..

  3. #3
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    In argomenti come quello dell'anima lo psicologo puo' soltanti rivestire l'habitus del fenomenologo.
    Uno psicologo attento alla realta' spirituale come C.G.Jung tende a ribadire continuamente che non é´ne un filosofo ne tantomeno un teologo: egli osserva non la realta' dell'anima ma cio' che essa manifesta, non ha nulla da dire sulla sua realta' in se anche se questa, come ebbe a scrivere in un tardo saggio di grande profondita', rivela proprio nel suo manifestarsi la sua immortalita'.
    L'anima come 'substantia' ´argomento per il filosofo, l'anima come luogo della somiglianza con Dio e´argomento per il teologo, lo psicoilogo si limita ai fatti ed alle manifestazioni. Non v'e' dubbio pero' che venendo in contatto con la manifestazione, lo psicologo viene sempre a contatto con la realta' dell'anima, quanto meno come realta' della dimensione piu' profonda dell'uomo, le viscera cordis. Di fronte a questo egli puo' assumere un atteggiamento del tutto materialistico, vedendo in quello che osserva solo il prodotto delle operazioni dei tessuti del cervello, e riducendo cosi', kantianamente, l'anima ad un noumeno inafferrabile sotto il quale vorremmo ipostatizzare gli aspetti cognitivi e comportamentali dell'uomo. Ma puo anche assumere l'atteggiamento di stupore di psicologi come Jung, che vi scopromo un costante legame con un mistero che li trascende, dinanzi al quale stare, quanto meno, con reverente attitudine di comprensione.
    La psicologia contemporanea tende al primo atteggiamento: il cognitivismo ed il comportamentismo imperano ovunque nel mondo accademico. Si tenta di liquidare Jung (personaggio scomodo invero) facendone l'ideologo del razzismo hitleriano, buon sistema per allontanare lo scomodo.....
    Non sappiamo cosa sia l'uomo piu'di quanto non sappiamo cosa sia Dio . Ad una teologia apofatica corrisponde una antropologia apofatica, l'immagine creaturale introduce tra i due una corrispondenza biunivoca. Ma come di Dio si puñ qualcosa, non dire, ma tentare di dire, cosi' dell'uomo e dell'anima. Ovvero fare come Wittengstain e tacere, di fronte al mistico ed all'indicibile.

  4. #4
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    Ma anche gli scienziati non possono esimersi dall'avere qualche conoscenza filosofica.

    Poi abbiamo qui un degno rappresentante dei teologi, un vescovo

  5. #5
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    Le neuroscenze hanno senza dubbio una loro validita'. Ma purche' restini"scienze". Ove da aspetti scientifici vogliano trarre conclusioni "metascientifiche" cessano di esserlo.
    Certamente esistono teologi che si occupano seriamente di questi problemi. Qui a Pistoia abita un mio caro amico cattolico, il dott.Andrea Vaccaro, che ha recentemente pubblicato, presso le Dehoniane, un saggio "anniamo ancora bisogno dell'anima?".
    Andrebbe sentito lui. Un teologo non puñ essere un "tuttologo" ed avere competenza per dialogare con ogni disciplina umana.
    Esistono dei teologi che si specializzano in ambiti tali da permettergli il dialogo con certi settori della cultura scientifica.
    Io non sono esperto di neuroscenze e mi ritiro in bun ordine.
    Ricordo pero' all'amico che il libero arbitrio ha fondamenta metafisiche , non scientifiche, che, qualunque cosa ci possa dire il neuroscenziato, resteranno intoccate.

  6. #6
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    Predefinito per il Vescovo Silvano

    Un inciso:
    quali sono i vostri punti di riferimento a livello metafisico?

  7. #7
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    Predefinito

    un appunto:
    il modello cartesiano non è altro che la degenerazione della concezione tomista,
    il tomismo è la filosofia che ha sempre avuto più a cuore l'unità antropologica dell'uomo.

  8. #8
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