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    Genti Pessa Krù CT
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    01 Feb 2004
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    tanto di novità ce ne saranno un paio/ le votiamo per sbaglio e ci bloccano coll'aglio/ svaniranno per un comando del lupinaio/ sciuscià, il fatto, satiricon e raiot... / ...non si solleverà nessun vespaio!/
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    Predefinito Incontro inaugurale dell'European defence Agency

    Unione Europea: incontro inaugurale dell’European defence Agency (EDA)
    Lo scorso 17 settembre si è presentata la prima vera opportunità per gli Stati membri dell’Unione Europea di coordinare a livello europeo gli armamenti per la difesa. L’Unione Europea, seppure con qualche esitazione, sta cercando di tracciare un percorso atto a sviluppare le proprie capacità militari in maniera più efficace congiuntamente ad una volontà di ristrutturare le industrie europee della difesa.
    (Federica Arceri e Riccardo Falduto)

    Equilibri.net (19 ottobre 2004)


    “La coordinazione degli armamenti deve avvenire rigorosamente all’esterno del framework comunitario”. Forse è la frase che meglio riassume l’essenza dell’incontro avvenuto lo scorso 17 settembre fra i 25. Due sono le ragioni principali perché questa condizione sia inderogabile:

    - Il fallimento dei precedenti tentativi di coordinare a livello comunitario la cooperazione degli approvvigionamenti degli armamenti;

    - La necessità di accelerare l’implementazione dell’agenda politica relativa alla politica europea di difesa e di sicurezza (ESDP - European security and Defence Policy) unitamente al bisogno comune di armonizzare la produzione di armamenti. Infatti, dal momento che è diventata oramai opinione comune il fatto che i mercati nazionali relativi agli armamenti siano insufficienti per sostenere uno sviluppo solido dell’industria della difesa, diventa sempre più indispensabile ottenere una rilevante trasparenza abbinata ad una maggiore competizione intra – Europea;


    L’urgenza di queste linee guida e, in un certo senso, l’urgenza di questo incontro, si è riflessa in maniera evidente durante il Consiglio Europeo di Thessaloniki del giugno 2003 quando fu concordato un preciso indirizzo politico fra i 15, ovvero quello di non attendere necessariamente la ratifica del Trattato Costituzionale per lanciare l’Agenzia Europea della Difesa, il cui titolo formale sarebbe stato “Agenzia Europea degli Armamenti, Ricerca e Capacità militari” o altrimenti detta “European Armaments, Research and Military Capabilities Agency (EARMCA)”. Agli inizi del 2004, un “Establishment Team” dell’agenzia ha cercato di circoscrivere il ruolo della futura agenzia, focalizzandosi principalmente attorno a quattro progetti:

    1) lavorare al fine di delineare un approccio sistematico e più comprensivo per definire e prendere in considerazione le necessità relative alle capacità militari pertinenti la Politica europea di difesa e sicurezza (ESDP);

    2) promuovere una collaborazione fra gli equipaggiamenti sia per contribuire alle capacità di difesa che per promuovere un ulteriore ristrutturazione delle agenzie europee di difesa;

    3) incoraggiare l’approfondimento di approcci regolativi e la realizzazione di un mercato europeo degli equipaggiamenti da difesa;

    4) promuovere la ricerca e lo sviluppo (R&S) per favorire “l’uso collaborativo” dei fondi nazionali destinati alla Ricerca e Sviluppo in materia di difesa, ed influenzare numerosi fondi nazionali correlati con la ricerca in materia di sicurezza nazionale.

    L’Agenzia Europea per la Difesa sarà guidata da un consiglio (“steering board”) composto dai ministri della difesa dei 25 Stati membri, simbolicamente gestito dall’Alto rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza comune (“Mr. PESC” – Javier Solana) ma diretto da un capo dell’organo esecutivo nominato dagli Stati membri. A seguito di un acceso dibattito fra Francia e Gran Bretagna, a capo dell’organo esecutivo è stato eletto il britannico Nick Witney, dirigente uscente dell’ “ International Security Policy Division” del Ministero della Difesa Britannico.
    Tuttavia, inizialmente l’EDA godrà solamente di un limitatissimo budget ovvero, di appena 25 milioni di Euro (31 milioni di Dollari) nel 2005.
    Quest’ultimo aspetto denota un segno inconfondibile di quanto i governi stessi siano incerti nel credere e nell’approfondire un’ integrazione basata su “istinti politici”.


    I rapporti fra l’Agenzia e gli Stati membri e gli auspici delle Industrie nazionali

    L’Agenzia dovrà da subito affrontare un numero di sfide immediate con il rispetto del comportamento degli Stati membri. Prima di tutto, la questione più significativa risiede nel definire quanto possa una qualsiasi nuova agenzia (ed in particolare un’agenzia inerente una sfera così delicata della Sovranità nazionale) sostituire la volontà politica degli Stati sovrani e, allo stesso tempo, quanto possa effettivamente “corto-circuitare” le potenti sfere d’influenza vincolanti i governi nazionali e i clienti domestici. A quest’ultimo proposito, si pensi al fatto che centinaia di migliaia di lavoratori sono a rischio e che nessun governo ha intenzione di ignorare questa restrizione. Inoltre, L’EDA oltre al dover combattere una documentata tendenza europea nel delegare la soluzione dei problemi agli apparati burocratici dovrà guardarsi bene dal portare avanti un qualsivoglia programma concreto, senza il riconoscimento di una considerevole autonomia politica nel delineare strategie d’azione. All’EDA, infatti, sarà affidato altresì il ruolo fondamentale di negoziatore fra le radicate differenze filosofiche e culturali degli Stati membri, in merito alla gestione degli armamenti.

    Con una dichiarazione congiunta le tre più grandi industrie europee per la produzione di armamenti - BAE Systems, Thales e EADS - hanno ben accolto l’EDA, la cui creazione è stata fortemente favorita dalle tre industrie stesse. Tuttavia, hanno avvertito i governi dell’UE del fatto che “ora che la meta è stata raggiunta bisogna delineare il significato di questo obiettivo”. Esse hanno anche definito che cosa ciò implicherebbe secondo la loro prospettiva:

    1) Potenziale militare. Essi citano i parziali successi dell’ “European Capabilities Action Plan” (ECAP) del 2002 auspicando allo stesso tempo che il processo venga rianimato.

    2) Investimenti in ricerca. L’EDA dovrebbe concentrarsi sullo sforzo per eliminare il fenomeno del “research duplication”, ovvero per eliminare ricerche contemporanee sullo stesso tema da parte di più Stati delineando allo stesso tempo una “strategic research agenda”;

    3) Mercato degli equipaggiamenti per la difesa. L’agenzia dovrebbe giocare un ruolo condottiero nello sradicare barriere di mercato stimolando più trasparenza e pratiche concorrenziali all’interno dei mercati di rifornimento del materiale militare;

    4) Strategia tecnologica. L’EDA deve adoperarsi per assicurare che tutto ciò che concerne la strategia tecnologia europea per gli armamenti non si riduca ad uno status di “sub-appalto” sotto l’egida delle aziende americane.

    Perplessità e sfide istituzionali

    Nick Witney, in una serie di discorsi di alto profilo, ha minimizzato le eccessive aspettative nell’Agenzia, insistendo che sarà più un “sistema integratore” che un vero agente esecutivo.

    Secondo Nick Witney, la sua attività principale, sarà quella di:

    1) individuare legami fra le varie agende della difesa europea;
    2) agire come un catalizzatore e un generatore di nuove idee
    3) fornire input al processo di trasformazione degli armamenti;
    4) sottolineare i tre principi di: sostenibilità, flessibilità, capacità di schiermento;
    5) raggruppare attività e ricerche militari e civili e soprattutto favorire la condivisione delle informazioni all’interno dell’intero settore della difesa.

    Nell’estate 2004, un team combinato di esponenti del Consiglio e della Commissione europea ha cercato di risolvere tutta una serie di difficoltà inerenti il progetto dell’EDA:

    - nell’esprimere le relazioni fra l’ EDA ed il Consiglio, divenne chiaro che, laddove solo qualche anno fa i ministri della difesa europei non si incontravano in alcun modo, ora inizieranno ad incontrarsi nel nuovo consiglio degli Affari Generali. Questo fa sorgere delle questioni basilari come quella concernente il ruolo del Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER) come punto d’acceso privilegiato al Consiglio dei ministri;

    - il mancato raggiungimento di un accordo a proposito dei precisi poteri dello
    “steering board”, in particolare per quello che riguarda i programmi di lavoro e il budget. Alcuni stati membri hanno paura che il Consiglio perderà la guida politica dell’EDA. Argomenti quali le tipologie di votazione (maggioranza qualificata o unanimità) restano irrisolte;

    - successivamente, nelle sue relazioni con la Commissione europea, l’EDA dovrà manifestare grandi abilità diplomatiche. Due recenti iniziative della Commissione si sovrappongono al lavoro dell’EDA in aree molto sensibili;

    - il lancio dell’” European Security Research Programme”, dal 2006, è rivolto a rimarginare le differenze fra la ricerca sulla difesa civile e militare, un argomento che sarà anche al centro delle attività dell’EDA;

    - se la Commissione riuscirà ad assicurarsi l’eliminazione graduale dell’ Article 296 – limitando l’applicazione delle politiche di competizione nel settore della difesa, essa otterrà un ruolo importante nel mercato della difesa.

    Un ulteriore argomento di dibattito è offerto dal fatto che la maggior parte degli organismi che promuovono la cooperazione militare, come l’Organizzazione Congiunta della Cooperazione in Materia di Armementi (OCCAR) sono gruppi che operano al di fuori del contesto comunitario europeo. Nella sua fase iniziale, l’EDA “incorporerà o assimilerà i principi e le pratiche” di rilevanti elementi o delle disposizioni, organizzazioni e gruppi esistenti.
    In effetti, il successo dell’EDA dipenderà in larga parte dalla sua abilità di lavorare con questi organismi esistenti e dare maggior coerenza ai loro sforzi.


    Conclusioni

    L’agenzia, almeno durante i suoi primi anni di attività, non sarà coinvolta in ristrutturazioni generali di settori chiave come l’aviazione da combattimento. Piuttosto, dovrà rivestire un ruolo alquanto pragmatico nel creare e successivamente concentrare sinergie fra gli Stati. Sebbene il processo sarà lento ed altre questioni più urgenti avranno la precedenza, le dinamiche dell’ ESDP - European security and Defence Policy - denotano che i governi situeranno progressivamente i loro progetti nazionali in materia di difesa, all’interno di un framework Europeo.
    Chiamo alla Jihad da Rihad a Dubai/
    Sai, gli restituiremo le torture di Abu Ghraib/
    ogni posto in occidente è il World Trade Center/
    E qui intorno ogni giorno è l'undici
    settembre/

  2. #2
    Genti Pessa Krù CT
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    un passo in avanti per tutti quelli che vogliono un esercito europeo, un passo indietro per tutti quelli che remano contro (leggi UK, Italia, Polonia)
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