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    Predefinito il Papa: si superi la contrapposizione tra fede e ragione

    Il papa: si superi la contrapposizione tra fede e ragione



    Riporto il discorso di Giovanni Paolo II aimembri del senato accademico dell¡¯Università "Nicol¨° Copernico" di Toru¨½ (Polonia) in occasione del conferimento di un dottorato "Honoris Causa".



    Signor Cardinale,
    Venerati Fratelli nel Episcopato,
    Illustri Membri del Senato e del Corpo Accademico,
    Onorevoli Autorità
    Carissimi Fratelli e Sorelle,

    1. Saluto tutti cordialmente. Sono lieto di poter accogliere una rappresentanza così illustre dell'Università Nicolò Copernico di Torun. Ringrazio il Rettore Magnifico per le cortesi parole e il Senato accademico per avermi conferito il titolo di dottore honoris causa. L¡ accetto con gratitudine, come segno di dialogo tra la scienza e la fede, in continuo sviluppo.

    2. Accogliendovi, illustri Signori, ricordo quel giorno del mese di giugno del 1999 nel quale mi era stato dato di varcare la soglia del vostro Ateneo. Ricordo anche di aver parlato allora proprio di questo dialogo, che è chiamato a superare la contrapposizione illuministica della veritàraggiunta dalla ragione e di quella conosciuta mediante la fede. Oggi comprendiamo sempre meglio che si tratta della stessa verità e che bisogna che gli uomini, giungendo ad essa sulle vie a loro proprie, non camminino da soli, ma cerchino la conferma delle proprie intuizioni anche nell'incontro con altri. Soltanto allora gli studiosi e gli uomini di cultura saranno realmente in grado di assumersi quella speciale responsabilità di cui parlai a Torun: la "responsabilità" per la ,verità il tendere ad essa, il difenderla e il vivere secondo essa" (Discorso ai rettori delle Istituzioni accademiche, 7.06.199).

    3. Mi rallegro perchè l'Università Nicolò Copernico si sta sviluppando in modo dinamico, offrendo la possibilità di conseguire la scienza a un numero sempre maggiore di giovani. E' bene che vi possa partecipare anche la Facoltà di Teologia. So che codesto sviluppo si sta realizzando con il sostegno delle Autorità locali di una città che con certezza può essere chiamata la "città universitaria". Che questa opera comune serva la citt¨¤ di Torun la regione e tutta la Polonia. Non vi è in una nazione una ricchezza maggiore di quella di essere formata da cittadini dotti.

    4. Illustri Signori, una volta ancora vi ringrazio per la vostra venuta. Vi prego di portare il mio saluto a tutti i Professori e agli Studenti della vostra Università, e anche a tutti gli abitanti della città di Torun. Che la benedizione di Dio vi accompagni costantemente!

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  2. #2
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    Predefinito dall'Enciclica Fides et Ratio

    La novità perenne del pensiero di san Tommaso d'Aquino



    43. Un posto tutto particolare in questo lungo cammino spetta a san Tommaso, non solo per il contenuto della sua dottrina, ma anche per il rapporto dialogico che egli seppe instaurare con il pensiero arabo ed ebreo del suo tempo. In un'epoca in cui i pensatori cristiani riscoprivano i tesori della filosofia antica, e più direttamente aristotelica, egli ebbe il grande merito di porre in primo piano l'armonia che intercorre tra la ragione e la fede. La luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio, egli argomentava; perciò non possono contraddirsi tra loro.44

    Più radicalmente, Tommaso riconosce che la natura, oggetto proprio della filosofia, può contribuire alla comprensione della rivelazione divina. La fede, dunque, non teme la ragione, ma la ricerca e in essa confida. Come la grazia suppone la natura e la porta a compimento,45 così la fede suppone e perfeziona la ragione. Quest'ultima, illuminata dalla fede, viene liberata dalle fragilità e dai limiti derivanti dalla disobbedienza del peccato e trova la forza necessaria per elevarsi alla conoscenza del mistero di Dio Uno e Trino. Pur sottolineando con forza il carattere soprannaturale della fede, il Dottore Angelico non ha dimenticato il valore della sua ragionevolezza; ha saputo, anzi, scendere in profondità e precisare il senso di tale ragionevolezza. La fede, infatti, è in qualche modo «esercizio del pensiero»; la ragione dell'uomo non si annulla né si avvilisce dando l'assenso ai contenuti di fede; questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole.46

    E per questo motivo che, giustamente, san Tommaso è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia. Mi piace ricordare, in questo contesto, quanto ha scritto il mio Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, in occasione del settimo centenario della morte del Dottore Angelico: «Senza dubbio, Tommaso possedette al massimo grado il coraggio della verità, la libertà di spirito nell'affrontare i nuovi problemi, l'onestà intellettuale di chi non ammette la contaminazione del cristianesimo con la filosofia profana, ma nemmeno il rifiuto aprioristico di questa. Perciò, egli passò alla storia del pensiero cristiano come un pioniere sul nuovo cammino della filosofia e della cultura universale. Il punto centrale e quasi il nocciolo della soluzione che egli diede al problema del nuovo confronto tra la ragione e la fede con la genialità del suo intuito profetico, è stato quello della conciliazione tra la secolarità del mondo e la radicalità del Vangelo, sfuggendo così alla innaturale tendenza negatrice del mondo e dei suoi valori, senza peraltro venire meno alle supreme e inflessibili esigenze dell'ordine soprannaturale».47



    44. Tra le grandi intuizioni di san Tommaso vi è anche quella relativa al ruolo che lo Spirito Santo svolge nel far maturare in sapienza la scienza umana. Fin dalle prime pagine della sua Summa Theologiae 48 l'Aquinate volle mostrare il primato di quella sapienza che è dono dello Spirito Santo ed introduce alla conoscenza delle realtà divine. La sua teologia permette di comprendere la peculiarità della sapienza nel suo stretto legame con la fede e la conoscenza divina. Essa conosce per connaturalità, presuppone la fede e arriva a formulare il suo retto giudizio a partire dalla verità della fede stessa: «La sapienza elencata tra i doni dello Spirito Santo è distinta da quella che è posta tra le virtù intellettuali. Infatti quest'ultima si acquista con lo studio: quella invece “viene dall'alto”, come si esprime san Giacomo. Così pure è distinta dalla fede. Poiché la fede accetta la verità divina così com'è, invece è proprio del dono di sapienza giudicare secondo la verità divina».49

    La priorità riconosciuta a questa sapienza, tuttavia, non fa dimenticare al Dottore Angelico la presenza di altre due complementari forme di sapienza: quella filosofica, che si fonda sulla capacità che l'intelletto ha, entro i limiti che gli sono connaturali, di indagare la realtà; e quella teologica, che si fonda sulla Rivelazione ed esamina i contenuti della fede, raggiungendo il mistero stesso di Dio.

    Intimamente convinto che «omne verum a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est»,50 san Tommaso amò in maniera disinteressata la verità. Egli la cercò dovunque essa si potesse manifestare, evidenziando al massimo la sua universalità. In lui, il Magistero della Chiesa ha visto ed apprezzato la passione per la verità; il suo pensiero, proprio perché si mantenne sempre nell'orizzonte della verità universale, oggettiva e trascendente, raggiunse «vette che l'intelligenza umana non avrebbe mai potuto pensare».51 Con ragione, quindi, egli può essere definito «apostolo della verità».52 Proprio perché alla verità mirava senza riserve, nel suo realismo egli seppe riconoscerne l'oggettività. La sua è veramente la filosofia dell'essere e non del semplice apparire.

 

 

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