E così ti sventro la Sicilia (con gli interessi)
Un megaprogetto alberghiero che farà la fortuna di Micciché; una strada devastante e inutile targata Schifani
Alessio Gervasi
PALERMO La Sicilia è il laboratorio dove gli alchimisti della politica si sbizzarriscono con alambicchi e pozioni (e ambizioni) del potere. È qui che bisogna guardare per cogliere a tempo l'aria che tira nel Belpaese. Si è sempre detto così almeno. E oggi l'assalto alla diligenza (con la complicità del postiglione...) che sta subendo la Trinacria - ancora frastornata dal micidiale cappotto elettorale di tre anni addietro che consegnò armi e bagagli al Polo - svela molte cose. E saltano fuori progetti faraonici cari a uomini di Governo.
Primo progetto. Centotredici milioni di euro per un complesso alberghiero a 5 stelle con 40 suites e 500 posti letto, più due campi da golf, un centro benessere, un centro congressi e campi da tennis. Un investimento che cambierà volto a più di 200 ettari di terra dalle parti di Sciacca, nell'agrigentino, e che nelle ultime settimane ha ricevuto la brusca accelerazione del presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro. A portare a termine il progetto sarà il gruppo Sir Rocco Forte con un investimento di 48 milioni di euro. Gli altri soldi verranno dalla Regione Siciliana e da Sviluppo Italia, l'agenzia del ministero dell'Economia. E pazienza se la valutazione d'impatto ambientale passa in secondo piano, così come il parere consultivo della Commissione Ambiente del Parlamento siciliano. Pazienza. La torta è bella grossa e la fetta più consistente dell'intero programma per lo sviluppo turistico del Mezzogiorno - ammonta a 770 milioni di euro destinati alla realizzazione di 5 poli turistici in Sicilia, Puglia e Calabria, presentato un anno addietro a Palazzo Chigi dall'amministratore delegato di Sviluppo Italia al fianco del vice Ministro Gianfranco Miccichè - tocca alla Sicilia con un investimento complessivo di 236 milioni di euro e guarda caso la metà di questi soldi finiranno proprio a Sciacca, con i terreni di contrada Verdura dove alcuni dei proprietari che con questa operazione potrebbero incassare buoni quattrini (4 milioni e 400 mila euro per la vendita al gruppo Forte) si chiamano Merra. Come Elena Merra, che è la moglie del vice Ministro Gianfranco Miccichè... Ma alcuni terreni sono intestati anche al suocero di Miccichè, l'ex consigliere di amministrazione della vini Corvo Roberto Merra, a suo fratello Giuseppe e all'altra figlia Alessandra. Insomma una roba di famiglia per il vice Ministro del dicastero da cui dipende Sviluppo Italia e da cui vengono 12,5 milioni di euro di finanziamento per il progetto in questione. Altri 15 milioni di euro invece li metterà la sempre benevola Regione Siciliana, come approvato dalla Giunta Cuffaro un mesetto fa, quando il magnifico Totò vasa vasa scriveva all'Assemblea per sollecitare il progetto: «Si allegano gli atti e si rappresenta l'urgenza».
Il capogruppo di Rifondazione Comunista Francesco Forgione nel corso di una conferenza stampa tenutasi ad Agrigento sulla questione morale si è espresso così: «Sul sistema degli alberghi in Sicilia emerge una spartizione fra gruppi di potere - come per la sanità del resto - e in entrambi i casi svolge un ruolo la società del ministero Sviluppo Italia (sta dietro le più grandi operazioni finanziarie con capitale pubblico degli ultimi anni in Sicilia), che partecipa anche all'investimento per l'hotel palermitano della famiglia del Presidente Cuffaro... Qui siamo oltre il conflitto d'interessi, siamo di fronte a un vero e proprio sistema di interessi che coinvolge direttamente i vertici siciliani di Udc e Forza Italia».
Secondo progetto. Spendere venticinque miliardi di lire per risparmiare un minuto. Ecco l'idea dell'Anas che ha scodellato un progetto - sponsorizzato dal senatore forzista Renato Schifani - per costruire una strada lunga 22 chilometri attraverso la riserva naturale della Ficuzza, fra Corleone e Marineo: 12 cavalcavia, 11 viadotti, 2 ponti, 2 gallerie più una serie di svincoli. Il tutto in zone d'interesse comunitario, su aree e siti di grande valore storico e paesaggistico, oltre che importanti insediamenti archeologici che verrebbero devastati dai lavori. Costo dell'opera: 200 miliardi di lire. Per migliorare la viabilità sulla SS 118, diminuendo i tempi di percorrenza fra Corleone e Palermo di addirittura otto minuti... 8 minuti che però valgono200 miliardi di lire. Per un'opera che ha ricevuto un deciso colpo di acceleratore da parte del Governo e il via libera del Ministro Lunardi.
Un'opera che l'Anas ha diviso in cinque lotti, non visti di buon occhio dalla Sovrintendenza di Palermo che ha più volte espresso parere negativo sull'intero progetto, ma dai e dai alla fine ha dato il via libera sul lotto numero tre, quello centrale. Come se per costruire un palazzo di 10 piani si cominciasse dal quinto... Ma proprio questo lotto ha ottenuto il decreto di autorizzazione ai lavori pubblicato sulla Gazzetta della Regione Siciliana il 29 ottobre scorso.
Minuti preziosi. «Ma che senso ha - si chiede il presidente regionale del Wwf, Franco Russo - iniziare i lavori su un solo lotto, sensa che l'intero progetto sia stato approvato? È l'ennesima incompiuta annunciata oppure si spera in un futuro 'ammorbidimento' di Sovrintendenza e Forestale?» Attualmente per coprire i quasi 60 chilometri che separano il capoluogo siciliano da Corleone ci vogliono 58 minuti (il calcolo dei tempi è stato effettuato da un professore universitario palermitano, incaricato di redigere una perizia giurata per conto di un comitato di agricoltori e operatori turistici di Ficuzza che non vogliono che questo progetto vada in porto) e con la nuova strada diventerebbero 50. Otto minuti in meno ma sempre una decina di minuti in più rispetto a un'altra strada che collega Corleone con Palermo - come ben sanno i pendolari che la preferiscono e la percorrono ogni giorno - lunga circa 55 chilometri e attualmente percorribile in poco più di 40 minuti. Dunque... Il Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Lipu e Sicilia Antica, assieme al comitato agricoltori e operatori turistici di Ficuzza si sono riuniti sotto l'egida del forum «Salviamo Ficuzza» per dare battaglia. E le solite malelingue dicono che la nuova strada si fermerebbe giusto a poche decine di metri dal confine del collegio elettorale che ha portato tre anni addietro Schifani in Senato.
(da: L'Unità di oggi)




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