Nei discorsi di Caltanissetta e di Enna
Ipocrisie e doppiezza di Ciampi sulla questione meridionale
L'origine e la soluzione della questione meridionale sono individuate nel Rapporto dell'UP al 4° Congresso nazionale del PMLI
Dal nostro corrispondente della Sicilia
I due discorsi tenuti il 16 ed il 17 novembre rispettivamente a Caltanissetta ed Enna da Ciampi sono passati sulla stampa borghese, come un accorato appello a risolvere la Questione meridionale. Invece di abboccare acriticamente all'esca lanciata dal presidente, almeno i giornalisti e i partiti della Gad avrebbero dovuto mettere in evidenza che Ciampi è uno dei principali responsabili del riacutizzarsi della Questione meridionale, in quanto presidente della Repubblica e precedentemente presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'Economia e del Tesoro e governatore della Banca d'Italia. Infatti Ciampi è stato colui che, come denunciava il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, nel discorso tenuto a maggio del 2003 a Palermo, in occasione del dibattito astensionista per le elezioni provinciali, "come presidente del Consiglio o come superministro dell'economia, ha fatto compiere un tratto di strada alla seconda repubblica, il nome ufficiale dietro cui si nasconde il regime neofascista, soprattutto per quanto concerne il sistema elettorale maggioritario e uninominale e la 'costituzione economica' attraverso le privatizzazioni e il `patto sociale' del luglio 1993".
Nessuno, a parte il PMLI, ha messo in evidenza che i due discorsi di Ciampi in Sicilia, ben lungi dall'essere una difesa delle masse meridionali, erano una semplice riproposizione dei medesimi strumenti economici che, attuati dal 1992, dalla chiusura della Cassa per il Mezzogiorno, ad oggi hanno provocato quel disastro sociale nel Sud che è sotto gli occhi di tutti.
Due discorsi nei quali, dunque, Ciampi, non ha fatto alcuna autocritica sulle sue pesanti responsabilità nell'attuale divario Nord-Sud, non ha fatto un accenno critico alla politica antimeridionale del governo del neoduce Berlusconi ed ha dato fondo alla peggiore ideologia antimeridionale della seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista.
Le proposte di Ciampi e quelle del PMLI per il Mezzogiorno
Ciampi ha brillato solo per l'ipocrisia, la doppiezza politica e lo sforzo che ha messo nel nascondere l'origine e la sostanza dei problemi che affliggono le masse meridionali. Il 16 novembre nell'intervento tenuto a Caltanissetta, una provincia in cui la disoccupazione si attesta su oltre il 27%, il presidente della repubblica omette di citare uno dei nodi centrali dell'impoverimento delle masse siciliane, la deindustrializzazione a tappe forzate dell'isola. Non ne accennerà neanche nel discorso tenuto ad Enna. Intanto proprio nella provincia nissena si sta consumando, per diverse migliaia di famiglie operaie, il dramma della progressiva dismissione del petrolchimico di Gela, una delle maggiori strutture industriali del Mezzogiorno. Ciampi sorvola ed esordisce: "La mia mente è tornata ai temi trattati sia nelle mie precedenti visite ai capoluoghi di provincia della Sicilia, sia in quello che fu il mio ultimo viaggio di lavoro nella vostra isola quale ministro del Tesoro nel dicembre del 1998. Allora partecipai a Catania a un convegno intitolato: `Cento idee per lo sviluppo: un cantiere che si apre"'. Ciampi nell'autocitazione ricorda che iniziò il suo intervento catanese dicendo: "Oggi a Catania non stiamo inaugurando un convegno. Stiamo aprendo un cantiere. è il cantiere delle cento idee".
Ma, da quel convegno sono passati sei anni e il PMLI rileva che la situazione è peggiorata in Sicilia ed in tutto il Mezzogiorno. Nel Rapporto dell'UP al 4° Congresso nazionale del PMLI, presentato dal compagno Scuderi, si avvertiva che "Nel convegno di Catania, tenutosi all'inizio di questo mese, si è fatto molto fumo sulle `Cento idee' per lo sviluppo del Mezzogiorno, ma non vediamo ancora l'arrosto. Sono stati stanziati 100-120 mila miliardi tra fondi strutturali Ue e nazionali per gli anni 2000-2006. Ma come saranno spesi, per che cosa e a chi andranno a beneficio? Agli industriali privati, se il buon dì si vede dal mattino. Visto che l'Agensud, che in realtà si chiama `Sviluppo Italia' e già nella denominazione si dice che non si occuperà solo del Mezzogiorno, non è che una società per azioni e che i candidati a presiederla sono tutti quanti industriali".
Evidentemente già allora l'UP del PMLI aveva visto con chiarezza l'entità devastante dell'"intervento" di stampo privatistico e deregolamentato sul Mezzogiorno verso il quale si avviavano le istituzioni della seconda repubblica. Oggi grazie a queste linee di intervento ci troviamo a che fare in Sicilia, ad esempio, con la vergognosa vicenda dell'espropriazione dell'immenso patrimonio pubblico dell'Eas, passato alla multinazionale francese Vivendi, che usufruisce anche dell'ampio sostegno di denaro pubblico; oggi ci troviamo a fare i conti con l'incontrollato proliferare di appalti di "opere pubbliche" in project-financing, cioè costruite in collaborazione tra pubblico e privato, ma i cui profitti di gestione andranno al privato, che imporrà ticket e tariffe ai cittadini per usufruire del servizio. E poi c'è la svendita del territorio e la progressiva privatizzazione dei parchi e delle aree protette. Oggi una buona parte della Questione meridionale sta proprio in questo selvaggio sfruttamento e depauperamento delle risorse economiche e naturali delle regioni del Sud, nella privatizzazione di settori di vitale importanza, come quello della gestione dell'acqua.
In merito al convegno di Catania "Cento idee per lo sviluppo: un cantiere che si apre" ed agli indirizzi di intervento privatistico nel Mezzogiorno, nel Rapporto di Scuderi è detto chiaramente "Quando D'Alema, concludendo il suddetto convegno, arriva ad esortare gli industriali con la seguente parola d'ordine `Crescete, arricchitevi, investite', si capisce chiaramente come stanno le cose e dove si andrà a parare".
E infatti s'è visto. Però Ciampi nei suoi discorsi a Caltanissetta ed Enna continua ad insistere sulla strada dell'ipersfruttamento del Sud, favorito e pilotato dalle leggi e dagli stanziamenti del governo, sostenendo, ancora una volta, la necessità di "una forte collaborazione fra pubblico e privato" anche a livello locale, ma ormai, dati alla mano, possiamo solo leggere le sue parole come una esortazione ad "una forte assistenza del pubblico al privato".
Il PMLI è d'accordo con la necessità di maggiori stanziamenti pubblici per il Mezzogiorno, ma come evitare che questo flusso di stanziamenti finisca unicamente nelle tasche degli imprenditori privati, o ancor peggio della mafia, è uno dei problemi con i quali confrontarsi.
In ogni caso non possiamo nascondere che questa Finanziaria non prevede affatto grandi stanziamenti per il Sud, e che, anzi, pretende di limitarli per stornare i relativi fondi sul taglio delle tasse ai ricchi e ai capitalisti.
Il viceministro dell'economia con la delega del Mezzogiorno, Micciché, ha recentemente aperto su questo punto un dibattito in seno alla maggioranza, ma non è affatto un dibattito pro Mezzogiorno, come vorrebbe apparire. Sulla stessa linea di Ciampi, Micciché non difende gli interessi delle masse popolari e lavoratrici del Mezzogiorno, quanto il presunto diritto degli imprenditori privati che investono nel Sud a poter continuare ad incassare gli investimenti pubblici. Del resto la linea degli "oppositori" interni alla maggioranza nel governo Berlusconi è chiaramente definita dalla parola d'ordine di Micciché "più soldi per le imprese nel Sud". Ma la prova più lampante di quali interessi possano nascondersi dietro la richiesta di questi fondi per il Sud la dà l'ultraprivatista, reazionario ed antipopolare presidente della Regione Sicilia Cuffaro quando, intervenendo a Caltanissetta il 16 novembre, ed ergendosi anche lui a paladino del Mezzogiorno, chiede una sorta di "nuovo piano Marshall" e rallegrato per la omologa posizione espressa dal presidente della Repubblica dichiara "Io e Ciampi sul tema del Mezzogiorno, a quanto pare, diciamo la stessa cosa e ne sono contento... A questo punto anche il governo nella sua Finanziaria non potrà non tenerne conto". Ed un altro esempio di quali siano i reali interessi dietro la polemica lo chiarisce il fatto che essa si sta assopendo da quando in parlamento è passato l'articolo 27-bis della Finanziaria che istituisce agevolazioni alle imprese che investono nel Sud. "Sviluppo Italia" potrà concedere contributi in conto interessi per mutui non inferiori a 5 anni e non superiori a 10, destinati a coprire fino al 50% degli investimenti. Questa agevolazione potrà essere accompagnata anche da un contributo in conto capitale fino al 20% degli investimenti o da una partecipazione temporanea al capitale sociale, in misura non superiore al 15% del capitale sociale delle imprese. Una vera manna per le aziende private che investono nel Sud.
Ma è assurdo credere che questi interventi di sostegno alle imprese private possano essere un aiuto reale alla risoluzione del disavanzo del Meridione rispetto al Nord. Nel Rapporto il compagno Scuderi ha sottolineato: "Sul piano economico, il problema di fondo del Mezzogiorno è che gli manca una struttura economica simile a quella che possiede il Centro-Nord. Questa struttura gliela può dare solo il governo attraverso le aziende pubbliche, ingenti finanziamenti pubblici e mettendo al primo posto l'industrializzazione delle regioni meridionali. Per questo occorre nazionalizzare le grandi aziende, a cominciare dalla Fiat, e le banche private e rinazionalizzare tutto ciò che era già dello Stato e che è stato privatizzato".
Dunque, la soluzione del problema va proprio nel senso opposto a quello chiesto da Ciampi, attuato dal "centro-destra" e appoggiato dal "centro-sinistra". Più investimenti pubblici sì, ma anche più aziende pubbliche, rinazionalizzazione di ciò che in questi ultimi anni è stato regalato ai privati. Peraltro se, accanto a questo sostegno alle imprese private voluto da Ciampi, Micciché, Cuffaro, non vi è un progetto contro la deindustrializzazione ed un intervento per il rilancio del lavoro stabile, a salario intero, tempo pieno e sindacalmente tutelato ed un piano di lotta al lavoro nero, gli stanziamenti manterranno solo quel carattere di regalie incondizionate ai privati che li ha finora caratterizzati.
Ciampi però, se da un lato è storicamente uno dei principali ispiratori di questo intervento pro-privati nel Mezzogiorno, dall'altro, nei suoi discorsi del 16 e del 17 novembre, attacca i diritti delle masse lavoratrici del Mezzogiorno sostenendo la necessità di "creare, e far funzionare bene, in modo continuativo, dando agli imprenditori le indispensabili certezze, strumenti operativi come i Patti Territoriali e i Contratti d'Area", con il fine di snellire le procedure e facilitare la concertazione.
Già nel Rapporto, che è del 1998, denunciava il compagno Scuderi: "Di sicuro è che i nuovi governanti, compresi quelli che si definiscono abusivamente comunisti, vogliono fare del Mezzogiorno una grande area di supersfruttamento dei lavoratori e di arricchimento per i capitalisti italiani e stranieri. Un'area in cui ci siano salari e diritti sindacali ridotti rispetto alle altre zone del Paese e i padroni abbiano completamente mano libera e godano di forti incentivi, sgravi contributivi e agevolazioni da parte del governo". E ancora: "non crediamo proprio che il Mezzogiorno possa uscire dal sottosviluppo, dalla miseria, dalla disoccupazione, dall'arretratezza e dal degrado attraverso il modello Manfredonia e Crotone costituito dai `contratti d'area' e dai `patti territoriali' oppure attraverso il modello Bassolino costituito dalla privatizzazione di Capodichino, il primo aeroporto privatizzato in Italia, e della terziarizzazione di Napoli e neppure attraverso il modello Gioia Tauro che consente una notevole flessibilità nelle retribuzioni e nelle mansioni".
Ma da questo orecchio i governanti della seconda repubblica non ci sentono.
Ciampi e la condizione socio-economica delle masse siciliane
Nonostante le sue pesanti responsabilità nell'aggravamento della Questione meridionale, il 16 novembre a Caltanissetta il presidente della Repubblica "candidamente" sostiene: "Le grandi cifre riguardanti i livelli di reddito e di occupazione continuano a porre in evidenza un distacco inaccettabile tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. Intollerabile lo spreco di risorse umane e naturali, e di potenzialità... Intollerabile che un tasso di disoccupazione a livello nazionale in continua diminuzione a partire dal 1998, e oramai inferiore all'8% sia il risultato della media di un tasso di disoccupazione pari alla metà di quella cifra nel Centro-Nord e al doppio nel Mezzogiorno". A parte che, secondo recenti dati, il tasso di disoccupazione nella maggior parte delle regioni meridionali va ben oltre quel 16% ottimisticamente valutato da Ciampi (in Sicilia si attesta sul 20,1 %, in Calabria al 23,4 %), ma le lacrime di coccodrillo che Ciampi versa sul Mezzogiorno possono impressionare solo gli sprovveduti. Lo dice da anni il PMLI che le condizioni delle masse lavoratrici e popolari del Sud si sono aggravate notevolmente, specie sotto il governo Berlusconi.
Nel discorso di Palermo il compagno Scuderi denunciava: "In questi due anni di dominio incontrastato, questo governo ha fatto più male della grandine, e non è riuscito a risolvere un solo problema che riguarda i lavoratori, le masse e i disoccupati. Né il sottosviluppo del Sud, nonostante che il siciliano Micciché, viceministro dell'economia, abbia la delega del Mezzogiorno. Anzi è aumentato il divario tra Nord e Sud. L'anno prossimo il centro-nord crescerà del 2,6% contro il 2% del Sud, secondo il rapporto sul Mezzogiorno della fondazione Curella e Diste. In Sicilia vi è la più alta disoccupazione giovanile dell'Europa".
è importante notare che proprio su uno dei più pesanti elementi della Questione meridionale, la piaga della disoccupazione giovanile, che fa il paio con lo sfruttamento in nero del lavoro minorile ed infantile, Ciampi tace. In Sicilia il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 53,5 %, in Calabria al 56,7%, in Campania si arriva al dato del 58,4%, ma non va meglio neanche nelle altre regioni del Sud che non scendono sotto il 38%. "è doloroso dover constatare - afferma Ciampi il 16 novembre a Caltanissetta - che la mancanza di sbocchi di lavoro adeguati induca ancora oggi non pochi dei vostri giovani, spesso i migliori, ad emigrare in altre regioni d'Italia e d'Europa". Il giorno dopo, però, davanti a centinaia di studentesse e studenti del polo universitario della cittadina di Enna si contraddice sostenendo: "Cent'anni fa e anche nell'immediato dopoguerra era il miraggio di Paesi lontani, che attirava a sé moltitudini di diseredati da tutti i Paesi europei. Oggi per poter vivere in condizioni di benessere non dobbiamo più diventare emigranti". Come può Ciampi trattare così superficialmente la questione? E poi proprio a Enna, la provincia che, secondo recenti dati della Cgil, ha il 30,2% di disoccupazione, il 63,6% di disoccupazione giovanile e l'astronomica cifra dell'80% di disoccupazione giovanile femminile. Ciampi fa finta di dimenticare che è proprio questa mancanza di lavoro, di servizi, di prospettive che fa della popolazione giovanile della provincia di Enna quella a più alto rischio in Italia di alcolismo e tossicodipendenza e quella più sfruttata dal lavoro in nero. Non può Ciampi sostenere che è il miraggio di Paesi lontani che fa dire all' 84,6% dei giovani della provincia di Enna di essere disposti ad emigrare per trovare condizioni di vivibilità che nella loro provincia non trovano. è stato uno schiaffo in faccia alle masse lavoratrici siciliane questa superficialità del presidente della Repubblica, proprio quando il problema dell'emigrazione è diventato, nel corso dell'ultimo quinquennio, una piaga di vastissime proporzioni: dalla Sicilia nel solo 2003 sono emigrati 52.000 giovani verso le regioni del nord o all'estero in cerca di lavoro.
Ciampi questi dati li omette e sostiene, per contro, delle falsità, come quella che l'enorme divario economico e sociale tra Nord e Sud esiste nonostante "si siano raggiunte una sostanziale parità fra tutte le regioni e province per quello che è il livello di formazione scolastica dei giovani". Ma quale parità! Non c'è mai stata nessuna uguaglianza tra Nord e Sud neanche nel settore dell'istruzione. Ciampi sa bene che uno dei motivi per il quale centinaia di migliaia di studenti, professori, personale Ata sono scesi in piazza il 15 novembre è proprio l'accentuazione della discriminazione sostanziale, neofascista ed antimeridionale, tra regioni del Sud e del Nord introdotta dalle controriforme scolastiche ed universitarie targate Moratti e Berlusconi.
Non sono miraggi quelli che spingono i giovani siciliani ad emigrare. Le cause sono la deindustrializzazione galoppante, la crisi del comparto agricolo, la conseguente impossibilità di trovare lavoro ed il parallelo aumento spropositato del costo della vita, conseguenza dell'introduzione dell'euro, voluto da Ciampi e Prodi. Le cause stanno nell'aumento della povertà a causa del taglio di quel poco che vi era di "Stato sociale" nel Sud. Ciampi conoscerà la recentissima ricerca pubblicata dalla Università di Tor Vergata, dove si denuncia l'impoverimento, nel 2004, di una vastissima fascia della popolazione siciliana, ben 180.000 famiglie, a causa della approvazione delle controriforme sanitarie nazionali e regionali, che obbligano i nuclei familiari a pagarsi di tasca propria le spese per la salute, sempre più salate. Lo stesso problema riguarda altre regioni del Sud, denuncia la ricerca, dietro la Sicilia, la regione più colpita dall'impoverimento da spese sanitarie, grazie allo scempio della sanità pubblica operato dal governatore Cuffaro, si posizionano la Calabria e la Campania.
E di fronte a questa condizione di sottosviluppo economico e sociale e di impoverimento in cui si trovano a vivere le masse popolari del Mezzogiorno, Ciampi non si è fatto scrupolo di riversare addosso ai siciliani tutti i luoghi comuni ed insulti neofascisti del peggiore antimeridionalismo: "bisogna - ha sottolineato ai giovani di Enna - sapersi liberare di certi antichi pregiudizi, e complessi. Non si deve pensare che i siciliani, per loro natura, certe cose non le sappiano fare, o che un progetto di sviluppo per la Sicilia debba puntare soltanto su bellezze naturali, agricoltura, turismo". Ma viene da chiedersi quali sono le cose che non si deve pensare che i siciliani non sanno fare. Per esclusione visto, che Ciampi cita tutte le attività produttive tranne una, deve per forza riferirsi all'industria. Ma come! Gli operai siciliani sono continuamente in piazza per difendere le fabbriche. Dall'Enichem di Priolo, al polo chimico di Gela, alla Fiat di Termini, al polo tessile di Caltanissetta ed Enna. Finge di dimenticare, il capo dello Stato, che, proprio nella provincia di Enna, ci sono alcune centinaia di operai, la maggior parte donne, in lotta per impedire la chiusura delle fabbriche tessili di Valguarnera e che si è arrivati anche all'occupazione per settimane del Comune? I siciliani lo sanno bene di essere capaci di lavorare nell'industria, ci tengono alle loro fabbriche e le stanno difendendo. è un'operazione disonesta e criminale quella di coprire la deindustrializzazione pilotata dall'alto, appoggiata dal governo del neoduce Berlusconi, con discorsi razzisti e neofascisti, camuffati da "esortazioni" ai siciliani ad impegnarsi e a non avere complessi(!). Ciampi intervenga piuttosto per fermare la deindustrializzazione invece di aprire la bocca e dargli aria per offendere le masse lavoratrici siciliane!
Ma non si è trattato dell'unico scivolone neofascista, razzista ed antisiciliano di Ciampi. Questa di seguito è una perla da citare: "L'attitudine a scoprire i segreti della Natura, ad aprire vie nuove alla scienza, ad adottare nuove invenzioni, nuove tecnologie, c'era già in Sicilia, terra di scienziati, di filosofi e di poeti, ai tempi di Archimede: perché non oggi?". è intollerabile che il presidente della Repubblica si esprima in questi termini offendendo l'intelligenza, l'operosità, la creatività, l'inventiva dell'attuale popolazione siciliana.
Il silenzio di Ciampi sulla criminalità organizzata
Che la posizione di Ciampi sul Mezzogiorno espressa nei discorsi del 16 e 17 novembre sia assolutamente scorretta e volutamente superficiale lo dimostra il fatto, gravissimo, che, di fronte alla presenza in sala, a Caltanissetta ed Enna, del governatore della Regione Sicilia, l'UDC Salvatore Cuffaro, rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato a "Cosa nostra", il presidente non ha mai nei sui discorsi accennato al devastante legame tra settori delle istituzioni borghesi e criminalità organizzata, consentendo a Cuffaro di ergersi addirittura a paladino della lotta contro la mafia in Sicilia! Il governatore siciliano dal palco ha potuto dire, alludendo a se stesso e al suo governo, che "all'affermazione della legalità abbiamo dato e continuiamo a dare grande importanza e notevole impulso". (!)
Ciampi, nel discorso di Caltanissetta, sempre riferendosi alle presunte soluzioni della Questione meridionale individuate nel convegno di Catania del 1998 dice: "Apparivano necessari progressi per estirpare i focolai di criminalità e per assicurare condizioni di rispetto della legalità, presupposto dell'afflusso di investimenti e dello sviluppo delle iniziative produttive". Lo scivolone è evidente. Non vogliamo pensare che Ciampi non si riferisca alla criminalità organizzata quando parla di "focolai di criminalità". Sarebbe troppo grave. Tuttavia, se si riferisce alla criminalità organizzata la definizione "focolai di criminalità" è inappropriata e del tutto in contraddizione con la realtà della diffusione e della forza del fenomeno in tutte le regioni meridionali. Peraltro parlare di "focolai di criminalità" significa nascondere lo strutturale legame che esiste tra la criminalità organizzata, l'economia capitalista, le istituzioni borghesi e i politicanti borghesi. E per farsi un'idea di quanto vasta sia la compenetrazione di interessi tra mafia e istituzioni borghesi basti citare il processo in cui è imputato per favoreggiamento aggravato a "Cosa nostra", il governatore Cuffaro, l'arresto per mafia dell'ex assessore del Comune di Palermo, Miceli, l'indagine avviata qualche giorno fa dalla Procura di Catanzaro su una rete occulta di politicanti, boss, giornalisti, esponenti dei servizi segreti, finalizzata alla delegittimazione dell'operato dei giudici antimafia e al loro isolamento, e l'attuale indagine avviata dalla Procura di Potenza su diversi politicanti borghesi di "centro-destra" e "centro-sinistra", inquisiti e in alcuni casi arrestati per legami con la criminalità organizzata.
Peraltro, quando Ciampi omette di citare la asfissiante presenza della criminalità organizzata sul territorio del Mezzogiorno, lascia passare l'idea che non esiste alcun allarme circa la possibilità che i milioni di euro di investimenti pubblici in infrastrutture finiscano nelle mani di "Cosa nostra", 'ndrangheta, camorra, "sacra corona unita". Dimentica forse Ciampi la denuncia degli ambientalisti siciliani e calabresi sulle già presenti infiltrazioni mafiose negli appalti per la costruzione del Ponte di Messina? A parte questa mostruosa quanto inutile opera alla quale, già da tempo, il PMLI si oppone, siamo consci della necessità del completamento delle infrastrutture in Sicilia e del Mezzogiorno, ma il nostro Partito non ha mai rinunciato a sottolineare che l'arricchimento ed il rafforzamento della criminalità organizzata non è e non deve essere il prezzo che le masse popolari del Sud devono pagare per avere strade, acquedotti, reti ferroviarie. Nel Rapporto il compagno Scuderi ricordava che "I fiumi di miliardi elargiti dallo Stato per lo sviluppo del Mezzogiorno sono andati a finire per lo più nelle tasche della mafia, della 'ndrangheta, della camorra e della `sacra corona unita', che controllano ancora adesso interi territori e gli appalti, e in quelle di tutti o quasi i partiti del regime e dei pescecani capitalisti locali e del Nord che hanno fatto e fanno lauti guadagni al Sud". Le infiltrazioni mafiose negli appalti vanno contrastate, il legame tra criminalità ed istituzioni va spezzato e questo implica che le posizioni filomafiose espresse da certi politicanti borghesi, come quella del ministro Lunardi che sostenne "Con la mafia bisogna convivere", o l'omertà mostrata da Ciampi a Caltanissetta ed Enna vanno denunciate e combattute.
Ciampi ha dimostrato ad Enna e Caltanissetta che le istituzioni borghesi non sono in grado di combattere la mafia e non vogliono farlo e che soltanto le masse popolari del Meridione possono garantire il mantenimento di un alto livello dell'attenzione contro la criminalità organizzata. Non a caso il compagno Scuderi nel Rapporto chiede "che tutti i finanziamenti per lo sviluppo e l'occupazione del Mezzogiorno siano messi sotto il controllo delle masse meridionali, è l'unica garanzia per essere sicuri che essi siano spesi secondo le opere cui sono destinati e che niente vada a finire nelle tasche della mafia, comunque denominata, e dei ladroni di Stato. In ogni caso le masse meridionali devono avere l'ultima parola sui progetti di sviluppo delle proprie città e regioni attraverso dei referendum deliberativi".
La risoluzione della Questione meridionale
In conclusione, gli interventi di Ciampi passati come un appello alla risoluzione dei problemi del Mezzogiorno, sono soltanto la riproposizione dei medesimi modelli interpretativi capitalistici, neofascisti e razzisti e dei medesimi strumenti economici antipopolari che da un decennio a questa parte hanno contribuito ad aggravare la Questione meridionale. La deindustrializzazione, la chiusura delle grandi fabbriche nazionali pubbliche e private nel Sud, la crisi del settore agricolo, l'aumento del lavoro nero, della disoccupazione giovanile e femminile, la conseguente povertà dilagante, la privatizzazione della sanità, dei trasporti, delle risorse idriche, del territorio, l'abrogazione del diritto allo studio, la controriforma pensionistica, la svendita dei beni pubblici, la controriforma costituzionale dello Stato che ha spezzettato l'Italia in venti piccoli staterelli, sono tutti elementi della Questione meridionale costruiti ad uno ad uno dalle leggi del governo del neoduce Berlusconi, e del parlamento della seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista, sottoscritte da Ciampi e senza trovare una seria opposizione da parte del "centro-sinistra". Per questo i primi passi necessari per la risoluzione della Questione meridionale sono l'abrogazione di tutte le controriforme istituzionali, economiche e sociali approvate in questi ultimi anni, l'affossamento della finanziaria di lacrime e sangue del neoduce Berlusconi e l'abbattimento del suo governo.
Ma la Questione meridionale non è risolvibile nel sistema capitalista, lo dimostra il permanente sottosviluppo del Mezzogiorno dopo 144 anni dall'unità d'Italia. Il capitalismo ha dimostrato di essere incapace di colmare il divario Nord-Sud, per il semplice fatto che esso è un suo prodotto e nel contempo gli è funzionale. Solo con un'economia e uno Stato socialisti, quando cioè il principio guida della produzione e dell'economia non saranno più il massimo profitto e le leggi del mercato, bensì i bisogni e le esigenze delle masse popolari, la Questione meridionale potrà essere risolta. Solo, dunque, con la conquista dell'Italia unita, rossa e socialista, il cui presupposto è l'esistenza di un PMLI grande, forte e radicato su tutto il territorio nazionale, in particolare nel Mezzogiorno.
Come sottolinea il compagno Scuderi nel Rapporto al 4° Congresso nazionale del PMLI "Noi ancora non abbiamo la conoscenza, l'esperienza, la presenza territoriale e la forza adeguate per trattare a fondo la questione meridionale e per influenzare, attrarre, organizzare, mobilitare e guidare le masse del Sud alla ribellione e alla riscossa. Siamo tuttavia fermamente determinati a superare le nostre insufficienze e a creare tutte le condizioni soggettive per poter assolvere appieno i nostri compiti rivoluzionari nel Mezzogiorno, coscienti che dalla ribellione di esso passa in gran parte lo sviluppo della lotta di classe in tutto il Paese e il successo della rivoluzione socialista in Italia".
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