di Mariagrazia Gerina E sì che Alemanno aveva suonato la grancassa. «Venite, per la prima volta celebreremo il Natale di Roma in modo solenne illuminando i Fori Imperiali», aveva fatto rimbalzare l’invito persino all’assemblea di scioglimento di An. «È l’antica eredità di Roma che vive nel nostro Natale», ha ripetuto poi ai romani, ringraziando addirittura il sovrintendente Broccoli per «il nuovo modo di fare cultura» da lui lanciato. Sfilate di centurioni e vestali romane, al mattino. Cerimonia solenne lungo i Fori imperiali illuminati, a sera.
È il Natale di Roma secondo Alemanno, costato 1 milione alle casse capitoline. «E nulla ha potuto la copiosa pioggia», rivendicava ancora domenica sera, il suo vice Cutrufo. Quello che non potè la pioggia, però, potè il faccione di Mussolini. Spuntato improvvisamente, domenica sera, tra le rovine dei mercati traianei. Una proiezione ad effetto. Una breve sequenza in un filmato di mezz’ora proiettato lungo i Fori Imperiali per ripercorrere tutta la storia di Roma: dall’Impero al Papato, da Vacanze romane a Totti. E in mezzo: il Duce che dal balcone di palazzo Venezia annuncia «l’ora delle decisioni irrevocabili è giunta». Seguito da Anna Magnani che insegue la camionetta nazista.
«Nessuna esaltazione, solo una provocazione: il messaggio mi sembrava chiaro, "Roma città aperta" è l’epilogo della dichiarazione di guerra di Mussolini», si schermisce il regista, Paolo Micciché, che rassicura sulle sue buone intenzioni - «sono una persona di sinistra, rispetto le critiche, ma il pubblico sono certo che come me stava con Anna Magnani» - e si rispecchia piuttosto nella lettura di Alessandra Mussolini, risentita perché il nonno viene accostato a Nerone che incendia Roma.
E il committente? Alemanno tace. Non sapeva nulla del contenuto del filmato, assicura il suo assessore alla Cultura Croppi cje corre a precisare il senso della citazione e ad assumersi eventuali responsabilità.
VUOTI DI MEMORIA
«Ma la memoria è una cosa delicata, va maneggiata con cura», avverte l’ex braccio destro di Veltroni, Walter Verini, anche quando l’assessore alla Cultura Croppi si affretta a precisare il «senso di condanna» contenuto nella sequenza. «Loro rivendicano la bontà del messaggio, ma in certi casi il messaggio lo fa il contesto: questa amministrazione con certi temi dovrebbe avere più cautela», spiega l’ex assessore alla cultura Silvio Di Francia, che nota «l’imbarazzo» provocato dalla «prima iniziativa» culturale organizzata dalla giunta Alemanno.
E l’imbarazzo in effetti è tanto che il sindaco continua a tacere per tutta la giornata. «Possibile che non abbia trovato il modo di dire una parola per prendere le distanze da questa iniziativa?», lo attacca il segretario regionale del Pd Morassut. «Il problema sono le ambiguità del sindaco», spiega il consigliere comunale Masini, che rimprovera una lunga sequenza di gesti inopportuni, a cominciare dal patrocinio a Casapound. E sfida il sindaco a sottoscrivere la sua mozione per «il ritiro della proposta di legge che equipara partigiani e repubblichini».
Ma non è solo il faccione di Mussolini a stonare: c’è anche il folclore delle sfilate in costume, che An già difendeva dai banchi dell’opposizione, da quest’anno inserite nel calendario ufficiale. Una prefigurazione di quello che potrebbe essere il parco sulla Roma Antica a cui Alemano tiene tanto? «Roma merita di più», osserva Ivana Della Portella.
21 aprile 2009




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