Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    emiro omofobo meridionale
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    Predefinito Paolo Dorigo peggio di Giuseppe Brusca?

    http://www.anarcotico.net/modules.ph...ticle&sid=1766


    Il collaboratore di giustizia Giuseppe Brusca, pluriomicida, colui che sciolse nell'acido la vita di un bambino di 12 anni,
    ha chiesto ed ottenuto dal magistrato di sorveglianza un permesso premio di 45 giorni, permesso concessogli, come si evince dal testo del provvedimento, non per il suo particolare status giuridico ma perchè egli ha preservato una buona condotta.
    Questo il trattamento riservato dalla magistratura a chi ha compiuto uno dei crimini più atroci che si siano mai stati consumati.
    Il prigioniero comunista Paolo Dorigo, viceversa, non ha ucciso e nemmeno ferito nessuno, al più avrebbe buttato una bottiglia inciendiaria contro un muro di cinta della base Usaf di Aviano, senza, peraltro, provocare danni a persone o a cose, e per questo motivo è in galera, sottoposto ad un regime detentivo durisimo, ininterrottamente da oltre 11 anni.
    Ma, come parimente noto, egli nemmeno ha commesso questo reato se, come vero, la Corte Europea ha sentenziato che nei suoi confronti non vi fù un giusto processo, se da 6 anni a questa parte ogni 6 mesi il Comitato del Ministri presso il Consiglio d'Europa intima all'Italia di procedere alla revisione del suo processo, se, addirittura, lo Stato italiano si è fatto portatore di una proposta di grazia presidenziale in favore di Drigo "al fine di riparare almeno in parte al torto da questi subito", se, da ultimo, dopo numerose interrogazioni parlamentari in Italia da parte di parlamentari del P.r.c., dei Verdi, dei Ds e della Margherita, anche un eurodeputato socialista ha rivolto un'interrogazione a risposta orale al Presidente del Comitato dei Ministri per sollecitare la definizione del "caso Dorigo" e pure la risposta è stata di biasimo e di condanna nei confronti dell'Italia.
    Questi difensori, quindi, forti di tutta questa documentazione che pure produrranno, chiederanno al magistrato di sorveglianza di Spoleto di concedere a Paolo Dorigo la sospensione dell'esecuzione della pena. Chiederanno pure, in subordine, di volergli concedere almeno un permesso acchè possa curarsi in struttura ospedaliera extra-carceraria.
    Dopo oltre 11 anni di carcerazione senza titolo, ed alla stregua di una sentenza della Corte Europea, di numerose risoluzioni interinali del Comitato dei Ministri, nonchè di interrogazioni parlamentari sinanche in sede europea, vedremo se anche questa volta l'istanza sarà rigettata.
    Dorigo peggio di Brusca? Decida il magistrato di sorveglianza di Spoleto.
    Paolo Dorigo, innocente, stremato, giunto al 28.mo giorno di sciopero della fame, deve essere scarcerato nell'immediatezza e solo il magistrato di sorveglianza di Spoleto può disporre in tal senso.
    Questa volta non ci sono alibi!
    Contiamo sulla mobilitazione e sulla solidariretà di tutti.

    Il difensore
    Avvocato Vittorio Trupiano

  2. #2
    emiro omofobo meridionale
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    Predefinito



    Il 29 ottobre 2004, al tribunale penale di Livorno (Palazzo di "Giustizia", via de Lardarel 88) alle ore 10.00...
    si terrà il processo che vede accusato Paolo Dorigo per danneggiamento della cella, in seguito all'azione di protesta dell'11-6-2002 (incendio del materasso) contro il pestaggio operato su di lui da una squadraccia di 4-5 massacratori in divisa.

    Paolo, dopo 11 anni di detenzione inumana e degradante (che definire iniqua è a dir poco eufemistico), durante la quale è stato oggetto di isolamento, allontanamento dagli altri rivoluzionari prigionieri, desolidarizzazione, deprivazione sensoriale e affettiva, torture fisiche e psicologiche, pestaggi ripetuti, elettroshock, somministrazione coatta di psicofarmaci, tentato omicidio per massacro attuato con pugni mirati su punti letali e con strangolamento e schiacciamento della carotide, ... usato come cavia da laboratorio per chissà quali mandanti e quali fini...

    ....dovrà rispondere di un po' di fumo nero sulle pareti della cella e di un materasso in gommapiuma bruciacchiato, sul quale, tra l'altro, era costretto a dormire imbottito di psicofarmaci e privo di lenzuola per 15 giorni.

    In realtà il reato GRAVISSIMO di cui Paolo deve rispondere è, appunto, l'aver risposto e il continuare a reagire; ovviamente lo fa' con i mezzi che la condizione detentiva gli lascia (di certo non si può dire: "gli offre"!).

    Condannato senza prove a 13 anni e 6 mesi di carcere duro per una molotov alla rete di recinzione della base USAF di Aviano, nonostante le umiliazioni e le vessazioni subite, Paolo è ancora un orgoglioso, leale e solidale militante comunista e paga per questo.

    Ha rifiutato la grazia ed altri sconti di pena, senza piegarsi alle pratiche di annientamento della personalità e dell'identità politica attuate nelle carceri imperialiste; ha denunciato per primo la tortura bianca nelle carceri italiane, che profila come una nuova tappa della guerra sporca dell'imperialismo; ha richiesto più volte di essere sottoposto, in struttura sanitaria non penitenziaria, ad esami clinici mirati, atti a chiarire o quantomeno ad escludere l'eziologia "organica" dei disturbi che l'affliggono, rischiando con ciò di essere smentito da riscontri oggettivi e di passare per pazzo. Ma questi riscontri oggettivi, garantiti a parole ma non nei fatti, non vengono perseguiti, quasi a temere che venga a galla un'atroce verità. Per tutta risposta, anzi, si tenta un blitz notturno per trasferirlo a Pisa ed internarlo in un ospedale psichiatrico giudiziario ad insaputa sua, della difesa e, sembra, della stessa direzione del carcere di Spoleto. Per tutta risposta si tiene all'oscuro di tutto il consulente medico legale della parte lesa e gli si impedisce di incontrare Paolo per effettuare il prelievo sanguigno mirato, che pure era stato formalmente assicurato dal perito d'ufficio il 22 luglio 2004. Paolo allora sospese lo sciopero della fame (durato 52 giorni), ma annunciò (cfr. comunicato n° 50) che lo avrebbe ripreso dal 22-9-2004, qualora per quella data non si fosse proceduto all'espletamento di tali esami mirati fuori della struttura penitenziaria.

    Ora Paolo è in sciopero della fame FINO ALLA MORTE.

    L'unica cosa che potrebbe farlo desistere dal continuare ad oltranza questa forma di resistenza estrema è il pronunciamento favorevole delle autorità giudiziarie al differimento della pena (istanza già presentata dalla difesa) o agli arresti domiciliari in una clinica.

    Ciò che come compagni gli dobbiamo è lottare per la sua liberazione incondizionata e manifestare la nostra solidarietà anche e soprattutto in quei rari momenti di incontro visivo con lui.

    Il 29-10-2004 Paolo sarà presente in aula a Livorno e il processo sarà a porte aperte.

    Facciamo che quell'aula non sia vuota quel giorno

    che si riempia di tanta rossa solidarietà proletaria

    a colorare i suoi ricordi di luce e gioia rivoluzionaria nel buio tetro della prigione

    che i pugni chiusi si scaglino contro gli aguzzini, i magistrati e il palazzo di giustizia

    che Paolo senta tutto il nostro calore, il nostro affetto, la nostra determinazione

    emozioniamolo ancora con la nostra partecipazione

    perché Paolo vive ora solo di solidarietà

    dei nostri sorrisi a pugno chiuso e della nostra lotta.

    Siamo noi, i compagni rivoluzionari la sua speranza,

    non l'improbabile benevolenza d' un magistrato di sorveglianza.

    La lotta per la liberazione dei rivoluzionari prigionieri è una lotta politica prima che giuridica

    e si conduce come si può: noi, da liberi, possiamo moltissimo.

    Paolo, da prigioniero, può pochissimo ma fa moltissimo: riprendendo lo sciopero della fame fino alla morte, ci ha invitato ad una nuova, più forte e decisiva mobilitazione.

    Anche perché non è del tutto vero che quando si muore si muore soli. La morte di un compagno è una mutilazione, più dolorosa se non c'è stata prima una partecipazione, un lottare insieme: "solidarietà non vuol dire solo subire insieme".

    Ma Paolo è vivo, resiste e lotta tenacemente con tutta la sua integrità di comunista rivoluzionario, rivendicando il diritto a condizioni carcerarie rispettose dei diritti umani e solidarizzando con le lotte di altri prigionieri rivoluzionari e con le lotte di liberazione nel mondo.


    Paolo ringrazia e saluta tutti i compagni e le compagne che gli hanno espresso solidarietà e che gli sono vicini nella lotta e i compagni e le compagne che erano presenti a Livorno e a Perugia.


    A tutti i compagni che Paolo sarà felicissimo di rivedere e salutare personalmente il 29 chiediamo, se possibile, di essere presenti.

    Ci invita ad essere presenti a Livorno il 29-10-2004, concludendo così il suo 50° comunicato:

  3. #3
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    Predefinito

    In origine postato da Spartaco


    Il 29 ottobre 2004, al tribunale penale di Livorno (Palazzo di "Giustizia", via de Lardarel 88) alle ore 10.00...
    si terrà il processo che vede accusato Paolo Dorigo per danneggiamento della cella, in seguito all'azione di protesta dell'11-6-2002 (incendio del materasso) contro il pestaggio operato su di lui da una squadraccia di 4-5 massacratori in divisa.

    Paolo, dopo 11 anni di detenzione inumana e degradante (che definire iniqua è a dir poco eufemistico), durante la quale è stato oggetto di isolamento, allontanamento dagli altri rivoluzionari prigionieri, desolidarizzazione, deprivazione sensoriale e affettiva, torture fisiche e psicologiche, pestaggi ripetuti, elettroshock, somministrazione coatta di psicofarmaci, tentato omicidio per massacro attuato con pugni mirati su punti letali e con strangolamento e schiacciamento della carotide, ... usato come cavia da laboratorio per chissà quali mandanti e quali fini...

    ....dovrà rispondere di un po' di fumo nero sulle pareti della cella e di un materasso in gommapiuma bruciacchiato, sul quale, tra l'altro, era costretto a dormire imbottito di psicofarmaci e privo di lenzuola per 15 giorni.

    In realtà il reato GRAVISSIMO di cui Paolo deve rispondere è, appunto, l'aver risposto e il continuare a reagire; ovviamente lo fa' con i mezzi che la condizione detentiva gli lascia (di certo non si può dire: "gli offre"!).

    Condannato senza prove a 13 anni e 6 mesi di carcere duro per una molotov alla rete di recinzione della base USAF di Aviano, nonostante le umiliazioni e le vessazioni subite, Paolo è ancora un orgoglioso, leale e solidale militante comunista e paga per questo.

    Ha rifiutato la grazia ed altri sconti di pena, senza piegarsi alle pratiche di annientamento della personalità e dell'identità politica attuate nelle carceri imperialiste; ha denunciato per primo la tortura bianca nelle carceri italiane, che profila come una nuova tappa della guerra sporca dell'imperialismo; ha richiesto più volte di essere sottoposto, in struttura sanitaria non penitenziaria, ad esami clinici mirati, atti a chiarire o quantomeno ad escludere l'eziologia "organica" dei disturbi che l'affliggono, rischiando con ciò di essere smentito da riscontri oggettivi e di passare per pazzo. Ma questi riscontri oggettivi, garantiti a parole ma non nei fatti, non vengono perseguiti, quasi a temere che venga a galla un'atroce verità. Per tutta risposta, anzi, si tenta un blitz notturno per trasferirlo a Pisa ed internarlo in un ospedale psichiatrico giudiziario ad insaputa sua, della difesa e, sembra, della stessa direzione del carcere di Spoleto. Per tutta risposta si tiene all'oscuro di tutto il consulente medico legale della parte lesa e gli si impedisce di incontrare Paolo per effettuare il prelievo sanguigno mirato, che pure era stato formalmente assicurato dal perito d'ufficio il 22 luglio 2004. Paolo allora sospese lo sciopero della fame (durato 52 giorni), ma annunciò (cfr. comunicato n° 50) che lo avrebbe ripreso dal 22-9-2004, qualora per quella data non si fosse proceduto all'espletamento di tali esami mirati fuori della struttura penitenziaria.

    Ora Paolo è in sciopero della fame FINO ALLA MORTE.

    L'unica cosa che potrebbe farlo desistere dal continuare ad oltranza questa forma di resistenza estrema è il pronunciamento favorevole delle autorità giudiziarie al differimento della pena (istanza già presentata dalla difesa) o agli arresti domiciliari in una clinica.

    Ciò che come compagni gli dobbiamo è lottare per la sua liberazione incondizionata e manifestare la nostra solidarietà anche e soprattutto in quei rari momenti di incontro visivo con lui.

    Il 29-10-2004 Paolo sarà presente in aula a Livorno e il processo sarà a porte aperte.

    Facciamo che quell'aula non sia vuota quel giorno

    che si riempia di tanta rossa solidarietà proletaria

    a colorare i suoi ricordi di luce e gioia rivoluzionaria nel buio tetro della prigione

    che i pugni chiusi si scaglino contro gli aguzzini, i magistrati e il palazzo di giustizia

    che Paolo senta tutto il nostro calore, il nostro affetto, la nostra determinazione

    emozioniamolo ancora con la nostra partecipazione

    perché Paolo vive ora solo di solidarietà

    dei nostri sorrisi a pugno chiuso e della nostra lotta.

    Siamo noi, i compagni rivoluzionari la sua speranza,

    non l'improbabile benevolenza d' un magistrato di sorveglianza.

    La lotta per la liberazione dei rivoluzionari prigionieri è una lotta politica prima che giuridica

    e si conduce come si può: noi, da liberi, possiamo moltissimo.

    Paolo, da prigioniero, può pochissimo ma fa moltissimo: riprendendo lo sciopero della fame fino alla morte, ci ha invitato ad una nuova, più forte e decisiva mobilitazione.

    Anche perché non è del tutto vero che quando si muore si muore soli. La morte di un compagno è una mutilazione, più dolorosa se non c'è stata prima una partecipazione, un lottare insieme: "solidarietà non vuol dire solo subire insieme".

    Ma Paolo è vivo, resiste e lotta tenacemente con tutta la sua integrità di comunista rivoluzionario, rivendicando il diritto a condizioni carcerarie rispettose dei diritti umani e solidarizzando con le lotte di altri prigionieri rivoluzionari e con le lotte di liberazione nel mondo.


    Paolo ringrazia e saluta tutti i compagni e le compagne che gli hanno espresso solidarietà e che gli sono vicini nella lotta e i compagni e le compagne che erano presenti a Livorno e a Perugia.


    A tutti i compagni che Paolo sarà felicissimo di rivedere e salutare personalmente il 29 chiediamo, se possibile, di essere presenti.

    Ci invita ad essere presenti a Livorno il 29-10-2004, concludendo così il suo 50° comunicato:
    Cristo Santo!
    Esperimenti "medici", psicofarmaci, pestaggi, isolamento, deprivazione sensoriale, sociale ed affettiva....11 anni di galera ...per una "molotov" su un recinto reticolato????

  4. #4
    Con l'Iraq che si ribella
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    In origine postato da Capitano Nemo
    Cristo Santo!
    Esperimenti "medici", psicofarmaci, pestaggi, isolamento, deprivazione sensoriale, sociale ed affettiva..1 anni di galera ...per una "molotov" su un recinto reticolato????
    In effetti sembra allucinante, ma questo solo perchè avviene da noi...in altri Paesi chiunque avesse osato non "fare", ma anche solo "dire" qualcosa contro gli yankee finiva torturato ed ammazzato, anche se di fatto non compiva il "crimine orribile" di essere comunista...

    La molotov contro un recinto reticolato è solamente una "scusa"...è evidente che il vero delitto è di essere comunista e di aver fatto un gesto simbolico contro la presenza delle forze yankee a casa nostra...dato che hanno avuto la "scusa" per fare una cosa simile hanno proceduto a perseguitarlo per i due crimini di cui sopra, per i quali, ufficialmente, in una democrazia, non si dovrebbe perseguitare nessuno...

    ...in realtà in una "democrazia liberale" si fa questo ed altro...ma con il primo pretesto che si trova.
    Skarm
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  5. #5
    emiro omofobo meridionale
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    http://www.anarcotico.net/modules.ph...ticle&sid=2143



    GIUSTIZIA: CASO DORIGO- ZANELLA (VERDI), SERVONO CURE IMMEDIATE E RIVOLGE APPELLO A PRESIDENTE TRIBUNALE SORVEGLIANZA

    Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - ''Le condizioni di salute di Paolo Dorigo impongono cure immediate: se venisse trasportato in ospedale, sono certa che smetterebbe lo sciopero della fame''. Lo dice Luana Zanella, deputata Verde, che, insieme ai parlamentari Giovanni Russo Spena, Giuseppe Giulietti e Michele Vianello, rivolge un appello al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, Mario Esposito, affinché Dorigo non venga fatto morire in carcere. Zanella, che ha espresso solidarietà e vicinanza alla protesta degli avvocati di Dorigo, Vittorio Trupiano e Sergio Simpatico, che oggi si sono incatenati davanti al carcere di Spoleto, sostiene che ''questo caso ha risvolti politici e umani incredibili, di fronte ai quali non è comprensibile il silenzio del ministro della Giustizia, al quale abbiamo chiesto un incontro senza ricevere alcun segnale di un suo interessamento. Ricordo che Dorigo, secondo la giustizia europea, ha subito un processo 'ingiusto' che lo ha condannato a tredici anni di detenzione per un attentato dimostrativo alla base militare Nato di Aviano che non ha causato danni né a persone né a cose. Non solo questo aspetto giuridico ma anche le attuali condizioni di salute di Dorigo, che sta sostenendo da oltre sessanta giorni uno sciopero della fame, dovrebbero indurre la magistratura ad assumere una iniziativa nei suoi confronti. Per questo ci auguriamo che il nostro appello al dottor Esposito non cada nel vuoto''. (Red-Dac/Pn/Adnkronos)


    |
    di Venerdì, 26 Novembre 2004 02: 52 AM

  6. #6
    Genti Pessa Krù CT
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    tanto di novità ce ne saranno un paio/ le votiamo per sbaglio e ci bloccano coll'aglio/ svaniranno per un comando del lupinaio/ sciuscià, il fatto, satiricon e raiot... / ...non si solleverà nessun vespaio!/
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    che schifo! Per capire il processo fosse stato ingiusto non ci voleva l'europa: 13 anni per una molotov su una recenzione... ma siamo pazzi?
    Chiamo alla Jihad da Rihad a Dubai/
    Sai, gli restituiremo le torture di Abu Ghraib/
    ogni posto in occidente è il World Trade Center/
    E qui intorno ogni giorno è l'undici
    settembre/

  7. #7
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    Stato di diritto? Mah....è follia pura....

 

 

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