Il brano è tratto dalle pagine 140-142 dell'interessantissimo "Missione Cina - Viaggio nell'Impero tra mercato e repressione", scritto da Bernardo Cervellera, missionario e giornalista, attualmente responsabile dell'agenzia Asia News:
Il programma di controllo della popolazione è in atto da 21 anni. Esso prevede la nascita di un solo figlio per famiglia, al massimo due per membri di minoranze etniche o per contadini che hanno già una figlia. Chi viola queste regole rischia multe salatissime, aborto forzato, infanticidio, distruzione della casa o requisizione dei beni.
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Nell'estate del 2000, ad esempio, ha fatto molto scalpore la notizia, riportata dal «Times» di Londra il 24 agosto, secondo cui a Caidian (Hubei) 5 funzionari del governo avrebbero affogato un neonato in una risaia, davanti agli occhi atterriti dei genitori. Alla donna ancora incinta, di nome Liu, gli impiegati dell'Ufficio per il Controllo della Popolazione avevano intimato di abortire. La donna aveva già violato altre volte la politica del figlio unico (era incinta per la quarta volta). I medici della clinica a cui la donna è stata costretta a ricorrere hanno iniettato una soluzione salina nel feto per distruggere il sistema nervoso del nascituro. Ma il bambino è nato sano. I funzionari governativi hanno ordinato al padre di ucciderlo, ma questi si è rifiutato. Essi hanno atteso il ritorno a casa della famiglia e, preso il piccolo, lo hanno affogato.
Nell'agosto 2002, il contadino Ke Senhai di Kesishangzai (Xianju, Zhejiang) ha denunciato - anche via internet - le violenze verso sua moglie Xu Lie, che hanno spinto la donna sull'orlo del suicidio. La notte fra il 12 e il 13 agosto, 8 impiegati del governo locale hanno circondato la sua casa e hanno prelevato a forza la donna, portandola all'ospedale per bloccare la sua seconda gravidanza. In due ospedali i dottori si sono rifiutati di fare l'operazione perché considerata a rischio. Il gruppo allora è andato all'ospedale di Xianju.
Un impiegato ha obbligato i dottori a fare un'iniezione alla donna, per uccidere il bambino in grembo e produrle le doglie per espellere il feto: il tutto contro la volontà della coppia e contro il parere dei dottori. Nonostante tutte queste violenze, il bambino non è nato. Incapace di sopportare i dolori fisici e lo stress, la signora Xu si è gettata dalla finestra del secondo piano dell'ospedale. I dottori l'hanno subito curata per le ferite riportate e le hanno fatto un taglio cesareo, trovando il bambino ormai morto. Ke Senhai ha definito «barbari» i metodi usati dai funzionari.
Il governo si difende da tutte le critiche mostrando che il successo economico della Cina dipende proprio dal basso tasso di crescita della popolazione. Per questo il 1° settembre 2002 è stata riaffermata e aggiornata la legge sul figlio unico: alle famiglie che non si piegano al controllo e che vorranno avere più figli verranno richiesti dei «risarcimenti sociali», a seconda del reddito delle famiglie colpevoli. Tale risarcimento ruota fra i 25 mila e i 100 mila euro: una cifra che i contadini - quelli che più facilmente infrangono il limite - non potrebbero pagare nemmeno lavorando per tutta la vita.
L'autore prosegue poi con notizie relative al fatto che, a causa di questa legge del bambino unico, il desiderio di avere un figlio maschio porta all'uccisione di moltissime figlie femmine, all'aborto selettivo, e anche a un "mercato" clandestino delle mogli, attuato tramite rapimenti. La carenza di donne diventerà infatti un problema serio: mentre la media mondiale è di 106 maschi su 100 femmine, e in Europa è di circa 95 maschi su 100 femmine, in Cina è di 119,35 bambini ogni 100 bambine, e in certe zone (come lo Guanxi) tocca i 140 maschi su 100 femmine.
Nel testo si dice che il governo cinese, grazie a nuove leggi del 2002, impone ora delle multe, ma non si creda che questo significhi una riduzione delle violenze. Si tratta invece del solito contentino per placare un po' le critiche straniere. Come potete leggere in questa pagina, gli aborti e le sterilizzazioni forzate continuano, a colpi di "campagne" stagionali, che funzionano in questo modo: i funzionari governativi piombano in un villaggio, raccolgono tutte le donne incinte, le fanno abortire e nel caso le sterilizzano, e pretendono la collaborazione di tutti nel denunciare donne che nascondano la propria gravidanza. Particolarmente interessante il passaggio in cui si dice che le donne sposate da poco devono attendere il permesso di potere avere il primo figlio. In questa pagina del Telegraph si parla di analoghe pratiche relativamente alla provincia del Guangdong.
Un racconto veramente terribile viene dal Turkistan cinese, in cui un abitante della città di Kashgar racconta di questi aborti forzati di massa, praticati anche su donne incinte di 9 mesi, ed eseguiti da dottori il più delle volte incapaci, che molto spesso finiscono per causare anche la morte delle donne.
Altre notizie del genere si possono trovare un po' ovunque su internet. Vedi in questa pagina della CNN, dove si parla di donne sposate con taiwanesi costrette ad abortire al loro rientro in Cina, e in particolare si cita una donna a cui è spettata la stessa sorte, nonostante si trattasse del primo figlio, perché non aveva ottenuto il permesso di averlo.
Tempo fa il Washington Times riferiva della decisione di Bush di togliere 34 milioni di dollari di finanziamento alle Nazioni Unite, perché implicate nella politica cinese del figlio unico per famiglia e delle sterilizzazioni forzate.
Per chi vuole un rapporto organico e autorevole, rimando alla pagina del Decimo Rapporto del Comitato per gli Affari Esteri della Camera dei Comuni del Regno Unito. Pubblicato nel novembre del 2000, elenca tutta una serie di violazioni dei diritti umani in Cina, che si conclude con queste ovvie, ma insindacabili parole: "By the international standards which China has itself accepted, we must conclude that China is guilty of persistent and major abuse of human rights."




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