Tensione con i giovani della comunità ebraica, fumogeni da quelli dei centri sociali
di FRANCESCA FILIPPI
Inni al Duce, croci celtiche, ”boia chi molla” e saluti romani e molti momenti di tensione con un gruppo di giovani della comunità ebraica quando hanno raggiunto il corteo di ”Forza Nuova” che ha sfilato da piazza della Radio lungo viale Marconi fino a piazza Righi per «rivendicare il diritto alla casa e al lavoro per tutti gli italiani». E’ il bilancio del corteo, un centinaio di persone guidate da Roberto Fiore e da Guido Saletnich, che ieri pomeriggio ha provocato al suo passaggio paura tra i passanti e i commercianti: 32 negozi hanno abbassato le saracinesche su viale Marconi e sulle vie limitrofe. Alle 19, da via Enriquez sono spuntati circa 50 giovani della comunità ebraica che hanno risposto agli inni di destra cantando «Israel, Israel, ovunque e sempre l’ebreo è presente». Qualunque contatto fisico è stato evitato da un imponente schieramento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Dopo alcuni minuti il corteo di Forza Nuova ha proseguito per piazza Righi dove Fiore ha improvvisato un comizio. Ma a questo punto dall’altra parte di ponte Marconi sono apparsi alcuni gruppi dei centri sociali ”La strada” e ”Acrobax” che hanno lanciato fumogeni e gridato slogan antifascisti. Intanto, il traffico era impazzito intorno a viale Marconi, tra via Grimaldi e piazzale della Radio. Alla fine del comizio, il corteo ha ripercorso viale Marconi. E da via Lucchese sono tornati i giovani della comunità ebraica. Ma la Digos ha impedito qualunque possibilità di avvicinamento.
Alla fine del pomeriggio, i commercianti hanno fatto un bilancio polemico sostenendo in alcuni casi di aver chiesto al questore di spostare il corteo a un altro giorno: Marco Cucciolla, presidente dell’associazione dei commercianti di viale Marconi, era stato fin dall’inizio contrario alla manifestazione definendola incompatibile con il quartiere e la via commerciale e sostiene che «non doveva essere autorizzata». Ma aveva anche invitato tutti i negozianti a rimanere aperti «come risposta civile e democratica».




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