La Turchia nei Balcani: tra amicizia e Impero ottomano
di Biljana Vukicevic
Rinascita Balcanica
Il Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, giunge a Sarajevo contemporaneamente all'arrivo del Presidente Adbullah Gül a Belgrado. Due visite che però hanno avuto toni completamente diverse. Gul rinnova l'amicizia dei popoli serbo e turco, mentre Davutoglu si presenta parlando della "nuova ascesa dell'impero ottomano nei Balcani", riportando tutti al medievale XVI secolo.
Nella sua ultima visita a Belgrado, il Presidente turco Abdullah Gül dichiarato soddisfatto che i rapporti tra Turchia e Serbia sono al massimo livello nella storia delle relazioni diplomatiche dei due Paesi. "Anche se non condividiamo dei confini, viviamo in rapporti di buon vicinato", afferma Gül. Belle parole di cui non si risparmia neanche il Presidente Boris Tadic, dicendo che Belgrado ed Ankara si stanno facendo forza a vicenda nel processo delle integrazioni europee. Allo stesso modo, il fatto che la Turchia abbia riconosciuto l'indipendenza del Kosovo - un po' come se la Serbia avesse riconosciuto l` indipendenza dell'Anatolia - sembra non abbia ostacolato i buoni rapporti tra i due Paesi, che hanno deciso di chiarire ogni disaccordo alla luce dei rapporti di “buon vicinato”. Di fatti, ogni diversa veduta sul Kosovo viene dimenticata con dei bei rapporti commerciali tra aziende turche e serbe. Eppure, i colloqui del Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu a Sarajevo hanno avuto tutt'altro tenore, facendo sorgere gravi contraddizioni nella politica estera che mettono la Turchia al confronto tra il suo passato remoto e il futuro. Davutoglu, infatti, a Sarajevo dichiarato che lo scopo della politica turca è la nuova ascesa dell'impero ottomano nei Balcani, proprio come nel XVI secolo. "Costruiremo i Balcani, il Caucaso, il Medioriente insieme con la Turchia, come centro della politica mondiale del futuro. Questo è lo scopo della politica estera della Turchia e noi raggiungeremo questo", conferma il Ministro degli Esteri. Su tale dichiarazione ci sarebbe molto da dire, sia da parte dei popoli balcanici colonizzati per 500 anni dall'Impero ottomano ma anche da parte di tutti gli europei, che si sono salvati da anni di dominazione grazie agli stessi popoli balcanici, soprattutto serbi, fermando l'avanzata degli eserciti. “Noi vogliamo una nuova regione balcanica basata sui valori politici, economici e una collaborazione culturale piena di armonia. Questi sono i Balcani dell'Impero ottomano. Noi ricostruiremo i Balcani. I secoli ottomani sono la storia dei Balcani, e ora la dobbiamo rifare” , continua nel suo intervento alla conferenza di Sarajevo dal titolo “La tradizione dell'impero ottomano della Comunità musulmana nei Balcani oggi”.
Queste dichiarazioni portano la memoria dei popoli indietro secoli, quando l'impero turco abbracciava gran parte dei Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo. Un atteggiamento nettamente contraddittorio, visto che invece il Presidente Gül va a cercare in Serbia aziende e cooperazioni per ampliare lo sviluppo economico della Turchia, già centro turistico più evoluto del Mediterraneo e del Mar Egeo, e potenza energetica sul cui territorio passa l'intera rete di oleodotti e gasdotti verso l'estremo oriente e l'Europa Occidentale. Parole che oscurano anche la naturale gentilezza di un popolo democratico e moderno, e così anche gli sforzi ad entrare in Europa allo stesso modo di tutti gli altri popoli. "Per tutte le diverse nazioni dei Balcani, del Medioriente, del Caucaso, la Turchia è il vero nido, la loro patria. Voi siete i benvenuti. L' Anatolia è vostra - continua Davutoglu - e noi siamo sicuri che Sarajevo è nostra, e noi vogliamo che vi sentiate sicuri anche qui come padroni di Sarajevo in Bih. Quello che succede in Bosnia è una nostra responsabilità”, ha dichiarato. Continuando Davutoglu sottolinea che la sicurezza di Sarajevo è importante così come la prosperità di Istanbul, mentre il destino della Turchia e della BiH è lo stesso dell'integrità territoriale turca. “Questo non è solo un interesse dei politici in Turchia, ma di tutto il popolo turco”, aggiunge. Secondo lui la storia dell' impero ottomano coincide con la storia dei Balcani, negando tutte le storie che i popoli balcanici, ma anche le diversità culturali che portano ricchezza in quella regione da secoli. Il Ministro turco ha anche sottolineato che in Turchia vivono più bosniaci che nella Bosnia stessa, più albanesi che in Albania, più ceceni e abkhazi che nella stessa Cecenia, "proprio come nel tradizionale impero ottomano". Ma Davotoglu ha detto anche altre parole, offendendo così il popolo serbo profondamente. “La nostra storia è la stessa e Mehmed Pasa Sokolovic (ndr. personaggio storico serbo convertito all'Islam) , poteva essere solo un contadino se i turchi non lo avessero portato via dalla sua famiglia", spiega Davatoglu, giustificando così l'antica violenza di strappare i bambini dalle loro famiglie per portarli in Turchia e convertirli ad una nuova cultura, senza così sapere più nulla delle proprie origini e dei loro genitori.
Dobbiamo però ricordare al Ministro degli Esteri turco che ad Istanbul abitano 3 milioni di cittadini di origine serba, ed è uno dei pi grandi comuni della diaspora serba nel mondo. Questa cifra supera i 2,5 milioni di serbi a Belgrado. Si tratta dell'emigrazione che da secoli veniva controllata per l'islamizzazione della regione dei Balcani. L'Associazione serbo –turca ad Istanbul "Inat" (ossia Nonostante) rappresenta 9 milioni di serbi che vivono in Turchia ma sono di religione islamica. Di fatti, parte della popolazione della Turchia europea ha forti parentele con la Serbia. D'altronde, visitando la costa turca e presentandovi come cittadini serbi o della Republika Srpska, sareste accolti come dei veri “cugini”. Infatti risponderanno che siete di Srbistan e mentre sono di Aski Srbistan, che tradotto significa "Vecchia Serbia", mentre un quartiere famoso di Istanbul si chiama la “Foresta di Belgrado”. Ben sapendo questo, il Presidente Gül è arrivato a Belgrado con la buona volontà di rafforzare i rapporti con la Serbia, cosa che non ha fatto il Ministro. I vecchi cugini rappresentano infatti un'interessante lobby pronta ad investire in un Paese con cui condividono tradizioni e storia. Il 95% dei cittadini di Istanbul sono mercanti benestanti e gente potente. Per tale motivo non capiamo perché il Ministro Davutoglu non abbia fatto lo stesso, provocando così anche forti polemiche ed indignazioni tra i politici serbi della Bosnia. Il Vice Ministro degli Esteri in BIH, Ana Trisic Babic, tramite l'ambasciata della BIH ad Ankara, intende inviare una lettera di protesta alla Turchia, in quanto tali dichiarazioni "entrano nel merito delle questioni interne di uno Stato e si nega la sua strada europea". “ Il futuro della Srpska e della Bih è europeo e su di questo decideranno i cittadini di questo paese ma non la politica turca”, afferma Babic. Nella Bosnia degli ottomani ovviamente non ci sarà posto per i serbi, ma neanche per gli europei che fanno parte del mondo cristiano. Una volta salvata l'Europa dai serbi, la prossima volta sarà diverso e sarà fonte di conflitti e di contrasti.
Rinascita Balcanica
carlomartello





Rispondi Citando
