A proposito della "spesa proletaria"
LE TEORIE SBALLATE DI CASARINI E CARUSO
La cosiddetta "spesa proletaria" all'impermercato Panorama e alla libreria Feltrinelli attuata dai "disobbedienti" a Roma il 6 novembre, nel corso della manifestazione nazionale dei lavoratori precari, non è un atto estemporaneo nato sul momento, non è un'azione isolata ma rappresenta una linea teorizzata dai suoi leader, in particolare da Luca Casarini e da Francesco Caruso, e già praticata, in qualche circostanza, a Napoli, Milano, Cuneo, Sesto S. Giovanni e altrove.
A loro dire la "spesa proletaria" (in inglese shopsurfing) consistente nel recarsi nei grandi magazzini, riempire i carrelli di spesa di generi alimentari e altri prodotti, non tutti di prima necessità, e nel pagare il conto con autoriduzione di almeno il 30%, oppure non pagare nulla come è accaduto nella capitale, rappresenta una nuova forma di lotta da riproporre anche in futuro per riappropriarsi "dal basso dei beni primari - dice Caruso - da parte di una nuova figura sociale".
Anche Casarini insiste su questi concetti: chiama questo atto "una nuova forma di sciopero" e definisce il precario il "nuovo soggetto sociale", il "perno di questa società". Caruso arriva persino a sostenere che si tratta di "una nuova classe sociale". Quindi, non più centralità della classe operaia che, sostengono, non esiste più, la stessa tesi dei revisionisti di destra e di "sinistra", usata in passato per affossare la lotta di classe e la rivoluzione socialista, ma centralità del precariato come soggetto, cui fare riferimento per sviluppare il conflitto e su cui poggiare per riformare questa società borghese. Le forme di lotta classiche e tradizionali secondo loro sono superate da queste azioni "che vengono dalla pancia, non solo dal cervello", dice Casarini. Non è un furto, "è la nuova forma di sciopero - insiste – di un nuovo soggetto sociale non più inserito nella fabbrica fordista ma nella città fabbrica".
La "spesa proletaria" che di proletario nel senso pieno del termine, diciamolo, non ha nulla, non l'hanno inventata i "disobbedienti" italiani. A livello internazionale esiste un collettivo che si chiama Yo mango che da un paio d'anni organizza "il furto di massa" come "strumento di lavoro politico e di disobbedienza sociale" del precariato. "Per rompere - sostiene un suo leader - in maniera radicale con le forme di protesta di resistenza classica della sinistra" con azioni luddiche.
Per quanto suggestive (come quella di Casarini, secondo cui non si tratta più di rivendicare il lavoro ma il reddito) queste teorizzazioni sono solo fantasie piccolo borghesi, movimentiste, anarchiche e libertarie, non hanno alcun fondamento scientifico. Nel senso che non corrispondono alla realtà che viviamo. Come si fa a sostenere che non ci sono più gli operai (solo i metalmeccani sono un milione e mezzo) e che è finita la funzione storica di cambiamento rivoluzionario della società da parte della classe operaia? Solo quando si fermano gli operai il Paese si blocca. Vedi la battaglia per la difesa dell'art.18. Come si fa a sostenere che lo sciopero, così come la manifestazione di piazza, sono superati dalla "spesa proletaria"?
Il precario non rappresenta un "nuovo soggetto sociale" perché, dall'avvento del capialismo il lavoro precario è sempre esistito, seppure non in queste forme e con questi caratteri. La "spesa proletaria" rappresenta, secondo gli autori, una nuova forma di lotta che richiama quelle azioni di tipo luddico, allorché il proletariato, ai suoi albori, quando ancora non aveva la coscienza di classe per sé, distruggeva le macchine per protestare contro lo sfruttamento padronale. Ma assomiglia piuttosto a forme di protesta di tipo sottoproletario e piccolo borghese o alle ribellioni spontaneistiche e suicide e al ribellismo spontaneista alla Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Inoltre oggi, salvo casi rari dovuti a situazioni eccezionali, essa non può che essere praticata da piccolissime minoranze, e da un punto di vista tattico, ancor prima che strategico, rapprenta un errore, un'azione fuorviante che non favorisce la solidarietà e l'appoggio di larghe masse ma provoca viceversa la loro presa di distanza e condanna all'isolamento. Peggio ancora, presta il fianco alla propaganda reazionaria che ha buon gioco a presentare l'opposizione politica e la protesta sociale di sinistra come atti criminali e apre varchi enormi alla repressione poliziesca e giudiziaria. Vedi l'intervento liberticida di Pisanu al Senato che criminalizza ogni forma di dissenso. Sappia comunque il ministro di polizia che la "spesa proletaria" non può e non deve essere ammanettata.
(Articolo de "Il Bolscevico", organo del PMLI, n. 43/2004)
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