(AGI) - Palermo, 29 nov. - "Spero di essere restituito alla politica. Vi prego, restituitemi alla politica, a quello che volevo fare, che mi piaceva fare e non ho potuto fare dal 1994 in poi in seguito alle polemiche e a questo processo. Restituitemi alla mia famiglia, ai miei amici. So che questo processo probabilmente durera' ancora, ma sarebbe importante che questo processo pronunciasse una parola chiara, di giustizia. Quella che, sono certo, voi farete". Marcello Dell'Utri ha chiuso cosi', dopo circa una ora ed un quarto di intervento a braccio, le dichiarazioni spontanee sulla sua vita, professionale e non solo. Per la prima volta oggi erano presenti i suoi due figli, erano sedute dietro di lui. "Berlusconi lo conobbi all'universita': io arrivavo a Milano e lui si stava laureando. Diventammo amici da subito, ci legava anche la comune passione per il calcio. Mangano lo portai io ad Arcore perche' c'era bisogno di un fattore, un uomo di fiducia che badasse alla tenuta e Berlusconi non era soddisfatto delle altre persone che fino ad allora si erano candidate. E Mangano quel ruolo lo svolse in maniera ineccepibile, inappuntabile. Berlusconi si fidava a tal punto che gli faceva accompagnare i suoi figli a scuola. Mangano ad Arcore era di ccasa, ma non partecipo' mai a nessun pranzo. Lui aveva il suo appartamento". Dell'Utri ha poi raccontato di quando ando' a lavorare con Filippo Alberto Rapisarda e del perche' Berlusconi decise di "scendere in campo". "Mi disse, nel 1994, che ineluttabilmente - dopo le disavventure di Craxi - la sinistra prendera' il potere e noi pagheremo la nostra amicizia con Craxi. Per questo voleva fondare un partito e mi diede l'incarico di sondare le volonta' e di procedere organizzativamente. Presi 27 dei migliori dirigenti di Pubblitalia e con loro diedi vita a quello che oggi e' Forza Italia. Io non mi candidai nel 1994 perche' volevo restare fuori, super partes. Sbagliai e fui un fesso. Non capii niente perche' dovevo scendere politica e candidarmi anch'io per rappresentare qualcosa. E invece non lo feci. Nel 1996 anche per difendermi decisi di candidarmi con forza Italia. Ma oggi chi chiedo di restituirmi a cio' che questo processo mi ha tolto: la politica, gli affetti, la famiglia".


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(Tricoli)
