L’ipoteca della Lega sul sottosegretariato al Viminale
di Ruggiero Capone
L’ordine di scuderia che, secondo indiscrezioni, serpeggerebbe in Alleanza Nazionale è “non bisogna più occuparsi di sicurezza, basta col giustizialismo, lasciamo che sia la Lega Nord a fare crociate contro la criminalità comune ed organizzata”. Ad impartire questa linea a tutto il partito sarebbe stato lo stesso Gianfranco Fini che, incontrato il triunvirato (Alemanno, La Russa e Matteoli) che regge il partito, subito dopo l’episodio di Lecco (l’omicidio a scopo di rapina del benzinaio simpatizzante della Lega) avrebbe sottolineato ai tre coordinatori d’evitare ogni commento sulla cosa: soprattutto avrebbe esortato il triunvirato a “bacchettare ogni iniziativa violenta contro la criminalità”.
Ne consegue che non un solo esponete di An sta più permettendosi di parlar male di ladri e rapinatori, convinto dai vertici che sia argomento su cui necessiti tacere. Un silenzio dovuto anche al fatto che Gianfranco Fini non vuole che la benché minima ombra possa abbattersi sul suo attuale ruolo istituzionale, quello di ministro degli Esteri buono e pacifico. Il leader di An vuole assurgere mondialmente a volto buono dell’Italia. Immagine che intende costruire anche per il suo partito. Così i colonnelli legati al triunvirato hanno subito stigmatizzato la Lega, che poneva un taglia sull’autore dell’omicidio di Lecco.
Ma non per questo si può affermare che Fini si sia posto sulla stessa lunghezza d’onda di Ds, Margherita ed Udc, gridando “basta con le facili soluzioni del leghisti al problema criminalità”. Per certo Forza Italia è rimasta sola soletta a comprendere la politica leghista. Berlusconi non ha più dubbi e, dopo aver visto quanta gente è riuscita a radunare in piazza la Lega (sia in Lombardia che in Piemonte) per la vicenda del benzinaio assassinato, pare che non esiterà ad affidare al Carroccio il sottosegretariato. Tutti contro la Lega? A quanto pare no, Fini con questa virata non avrebbe inteso contrastare il Carroccio, ma passare a Bossi la staffetta della storica battaglia sulla sicurezza che An ha ereditato da Msi. Del resto l’accordo tra Berlusconi ed An prevede che, per la durata di Fini alla Farnesina, non debbano più esserci intromissioni da destra nelle assegnazioni di poltrone.
Intanto la competizione leghista al Viminale vede ora in corsa Alessandro Cè (presidente dei deputati leghisti) ed Edouard Ballaman (deputato del Carroccio e questore della Camera): entrambi hanno difeso le dichiarazioni del ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, dopo il barbaro omicidio di Giuseppe Maver (il militante leghista di Lecco ucciso durante una rapina). “Le polemiche strumentali di questi giorni hanno evidentemente due obiettivi: il primo è colpire la Lega Nord - dichiara Ballaman - il secondo coprire il problema delle delinquenza, agitando i fantasmi di un imprecisato far-west. Mi chiedo se il vero far-west, dove impazzano i delinquenti, sia la Campania, Napoli, oppure quelle aree dello stato italiano lasciate completamente in mano alla malavita?
Criticare chi mette a disposizione, di tasca propria, una taglia per fermare degli assassini - sottolinea Ballaman - che lo stato non riesce più a controllare, è un delirio statalista: compiuto da tutti coloro che, non solo vogliono uno stato che depredi il cittadino con tasse e gabelle, ma pretendono anche una delega statale pure sulla propria incolumità personale”. Il sottosegretariato che erediterebbe la Lega avrebbe una speciale delega proprio sulla criminalità comune, la cosa non piace soprattutto al centro ed al centro-sinistra. “Temo possano prevalere metodiche spicce per liquidare la criminalità, dimenticando che si tratta sempre d’esseri umani”, avrebbero commentato persone vicine al sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino.
“E’ curioso - ha commentato però Ballaman - che queste persone, che ora criticano la taglia voluta dalla Lega, non abbiano nulla a che dire quando è lo stato a pagare mafiosi e terroristi affinché denuncino i loro compari”. E già alcuni mesi fa, proprio Ballaman aveva offerto una taglia di 10 milioni di lire a chi avesse collaborato alla cattura di Una bomber, che da anni semina ordigni tra Veneto e Friuli. Anche in quell’occasione la Lega incontrava il plauso delle masse del Nord Italia, ma veniva seppellita trasversalmente dalle polemiche del mondo politico.




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