CORRIERE DELLA SERA Magazine 18-11-2004
Storia del debito da Craxi a Berlusconi
Gianantonio Stella
«Paghiamo una situazione che non dipende da noi perché viene dal passato, con la moltiplicazione per otto del debito pubblico dall'80 a oggi anche a causa di certe passate gestioni avventuristiche», dice Berlusconi per spiegare la retromarcia sulla promessa «meno tasse per tutti». Può darsi. Ma certo non si può dire che il Cavaliere, su quel passato, sia coerente.
A parte il fatto che, fatta la tara alla svalutazione, il buco nelle casse pubbliche è salito dal 1980 non di otto ma di 12 volte e mezzo (da 118 a 1.474,2 miliardi di euro, con 60,4 miliardi in più dall'agosto 2003 all'agosto 2004), le «gestioni avventuristiche» di cui parla meritano d'esser ricordate con nomi e cognomi.
Dicono le statistiche che la spaventosa corsa del debito partì infatti con i governi di pentapartito che lo stesso Berlusconi, in mille occasioni, ha detto d'aver votato e ai quali ha fatto atto di devozione per aver salvato il Paese da «un futuro illiberale».
Che una forte accelerata fu impressa dagli esecutivi di Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, il quale onestamente ha ammesso: «Il fatto è che pensavamo sul serio che i soldi non sarebbero finiti mai». Che l'impennata (+20% in un anno) avvenne col padre putativo di Casini e Follini, cioè Arnaldo Forlani, il quale spiegò: «Questa storia del debito pubblico viene enfatizzata oggi da persone che sembra che siano atterrate dalla luna».
Che il raddoppio del buco (da 456 a 890 mila miliardi di lire) avvenne sotto quello che il Cavaliere ha indicato come «un carissimo amico» e «un grande statista», che lui stesso finanziò: Bettino Craxi. Il leader di quel Psi da cui ha ereditato tutta la squadra economica: da Tremonti a Siniscalco, da Brunetta a Sacconi. Un grande leader che però, sul tema, lasciò due battute devastanti. Contro i repubblicani: «Dicono di essere i cani da guardia del rigore? E a questi cani noi diciamo: a cuccia!». Contro i liberali: «Hanno fondato un'associazione per il taglio della spesa che ha per stemma le forbici. Dimenticano che sono il simbolo degli eunuchi».
Forse ha ragione Ferrara: sarebbe ora che «Berlusconi facesse un discorso di verità, per una volta parlasse dei limiti del suo governo e della sua coalizione senza fare scaricabarile».




Rispondi Citando
