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  1. #1
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    Predefinito La relazione governativa sulla rivoluzione fiscale: congrui vantaggi per ben il 40%

    Corriere della Sera 30.11.04

    I tecnici nella relazione al Senato: «Per il 59,3% non cambia nulla»
    Taglio delle tasse, solo per 4 contribuenti su 10
    La riduzione media annua per chi sarà coinvolto ammonta a circa 30 euro al mese. In 13 mila pagheranno di più



    ROMA - Meno tasse, ma non per tutti: il calo dell'Ire (già Irpef) interesserà solo 4 contribuenti su dieci, mentre per il 59,3% dei cittadini «non si manifestano modifiche di prelievo». Le persone coinvolte dalla riduzione avranno in media un risparmio annuo di 369 euro, ovvero 30,75 euro al mese. È quanto emerge dalla Relazione Tecnica all'emendamento fiscale del governo depositata al Senato. Ci saranno anche 13 mila contribuenti «sfavoriti» con un «aggravio medio di imposta pro-capite pari a circa 50 euro».

    NUMERI - «I contribuenti favoriti dalla variazione di imposta - si legge nella relazione tecnica - sono circa 15,6 milioni (40,7%), con un risparmio medio di imposta pro-capite pari a circa 369 euro. I contribuenti sfavoriti sono circa 13 mila (0,03%), con un agravio medio di imposta pro-capite pari circa 50 euro. Per circa 22,7 milioni di contribuenti (59,3%) non si manifestano modifiche di prelievo»





    L'ANNUNCIO DEL TG1MODERAZIONE: manca la seguente parte dell'articolo, che così come citato risulta monco

    Ma molti di essi, circa il 60%, già non pagano nulla. I contribuenti non toccati saranno quindi circa il 35%, contro il 40% dei favoriti.
    Le persone coinvolte dalla riduzione avranno in media un risparmio annuo di 369 euro, ovvero 30,75 euro al mese. È quanto emerge dalla Relazione Tecnica all'emendamento fiscale del governo depositata al Senato. Ci saranno anche 13 mila contribuenti «sfavoriti» con un «aggravio medio di imposta pro-capite pari a circa 50 euro».

    NUMERI - «I contribuenti favoriti dalla variazione di imposta - si legge nella relazione tecnica - sono circa 15,6 milioni (40,7%), con un risparmio medio di imposta pro-capite pari a circa 369 euro. I contribuenti sfavoriti sono circa 13 mila (0,03%), con un agravio medio di imposta pro-capite pari circa 50 euro.
    Per circa 22,7 milioni di contribuenti (59,3%) non si manifestano modifiche di prelievo». In realtà più della metà di essi già ora non pagano tasse, e non ne pagheranno di nuove. Il tesoro precisa però che il 60% di coloro che non beneficerà di maggiori sconti con l'arrivo delle nuove aliquote Irpef, circa 13,2 milioni di persone, «sono soggetti già del tutto esente da imposta»; inoltre la riforma «fa aumentare di 280.000 unità il numero dei soggetti totalmente esenti da imposta per l' aumento della 'no tax area'».

    COSTI PER LO STATO - La relazione indica anche che il minor gettito Irpef per il 2005 sarà pari a 5.749 milioni di euro, ai quali si aggiungono 80 milioni dovuti alla deduzione per le badanti: i minori incassi saranno quindi pari a 5.829 milioni di euro. Le tabelle sugli effetti macro economici indicano comunque che il «costo» per lo Stato dei maggiori sconti (comprese quindi le riduzioni per l' Irap) sarà pari a 4.978 milioni euro sia sul fronte del fabbisogno (cioè di cassa), sia per l' indebitamento netto (quindi per la competenza).


    GRAZIE PER IL GENTILE CONTRIBUTO
    lINK

  2. #2
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: La relazione governativa sulla rivoluzione fiscale: congrui vantaggi per ben il 40%

    A parte il fatto che l'altra meta'di italiani paga meno irpef dal 2003,possiamo discutere sul termine "svolta epocale",ma quello intrapreso da Berlusconi resta innegabilemnte un passo importantissimo,necessario ma non definitivo,magari piccolo,te lo concedo,che va ad abbattere un vero e proprio muro alzato dall'ideologia...ecco quello che scrive Mingardi


    La scommessa del Cavaliere

    di Alberto Mingardi


    Vincendo la battaglia sul taglio delle aliquote, Silvio Berlusconi ha dato senz’altro una svolta alla sua azione di governo, tagliando i ponti con la logica del tirare a campare sulla quale sembrava essersi appiattito. “Stare all’attacco si può”, ha scritto il Foglio di Giuliano Ferrara. Tanto di cappello al premier, che è riuscito a varare una riforma importante nelle condizioni più difficili. Il taglio di per sé è minimo, più che prudente, coi piedi molto “per terra” (come ha detto il ministro Siniscalco). Però è caduto un muro, sul versante dell’ideologia.



    Il problema ora è capire che questo è solo un passo, necessario ma non definitivo, nella direzione giusta. Che è quella di una riduzione del peso della fiscalità e, congiuntamente, del peso dello Stato. Il fatto che alcune risorse per la sforbiciata alle imposte siano state reperite attraverso un riassetto (ancorché minimo) della spesa pubblica è indubbiamente un dato significativo. Se volete, la riforma fiscale serve proprio a questo: a mettere lo Stato in condizioni di far meno, lasciando campo libero alle energie vive della società civile e del mercato. Persino ed anzi soprattutto in settori indispensabili come scuola e sanità.



    Ma perché serve, perché è giusto abbassare le tasse?



    Gli argomenti sono diversi. Il primo e più importante è che il reddito nazionale non è prodotto dallo Stato. Abbassare le imposte non significa essere “generosi” con il contribuente (come in luglio ci fece sapere Follini): vuol dire lasciargli in tasca una percentuale maggiore di quanto lui – non il vice-presidente del consiglio, non il ministro dell’economia, non i parlamentari, che come tutto il ceto politico-burocratico si sfamano di tasse e nulla aggiungono al benessere di questo Paese – di quanto, ripeto, lui si è guadagnato.



    La scommessa dei tagli alla tasse, ch’è poi il motivo per cui generano crescita economica, si basa su un dato di fatto:
    limare le unghie al fisco significa ridurre il trasferimento forzoso di risorse dalla società allo Stato. In che mani sono più produttivi, quei quattrini? E’ meglio che siano gestiti da imprenditori che seguono il motivo del profitto (e che pertanto sono spinti ad investire, creando lavoro, opportunità e ricchezza), o dalle burocrazie pubbliche?
    Questo basta a spiegare perché non c’è nulla di scandaloso a privilegiare i “ricchi” rispetto ai “meno abbienti” nell’ambito dei tagli.
    Non solo perché i ricchi pagano di più. Anche: chi mai sosterrebbe che è più importante recuperare il bottino di un ladro di mele, rispetto alla refurtiva della rapina di un caveau? E nemmeno soltanto perché i ricchi sono maggiormente incentivati all’evasione, e dispongono dei quattrini per potersela permettere. Soprattutto perché per raccogliere ricchezza e lavoro bisogna seminare opportunamente. Bisogna incentivare chi è creativo ed imprenditoriale a non lasciare la sua creatività ed imprenditorialità nel cassetto, ma a metterla a frutto per beneficio di tutti.



    Una fiscalità predatoria e progressiva va, di fatto, in questa direzione. La riforma varata dal governo non è perfetta, ed è effettivamente un po’ patetico, come ha osservato Fassino, ridursi a ritoccare il prezzo delle sigarette. Le aliquote restano troppo alte, si passa dall’una all’altra in modo troppo arbitrario e brusco (davvero chi guadagna 33.500 euro l’anno è un “ricco”?), quella al 42% con la scusa della solidarietà punisce i più intraprendenti. E il progetto originario di Tremonti (due sole aliquote Irpef) sarebbe stato certo più incisivo.



    Ma data la situazione di un paio di settimane fa, già questo risultato ha dell’incredibile. La maggioranza di governo per una volta merita un applauso, e speriamo che le difficoltà incontrate in questi giorni insegnino a Berlusconi due cose. La prima, che dovrebbe aver imparato a caro prezzo dopo due sconfitte elettorale, è non dimenticare le priorità del suo elettorato. La seconda, che dovrebbe aver metabolizzato nel confronto assiduo con l’ “oscenità” dei conti dello Stato, è che non si arriverà mai a una riforma radicale se non si ripenserà il rapporto fra individuo, famiglie, spesa pubblica e “welfare”. E’ la grande battaglia di libertà dei nostri tempi. Cioè, se il cavaliere ci tiene a passare alla storia, la battaglia da combattere.

    (Da La Provincia di Como, sabato 27 novembre 2004)

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: La relazione governativa sulla rivoluzione fiscale: congrui vantaggi per ben il 40%

    [QUOTE]In origine postato da silvioleo
    [B]possiamo discutere sul termine "svolta epocale

    ecco, appunto...

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: La relazione governativa sulla rivoluzione fiscale: congrui vantaggi per ben il 40%

    [QUOTE]In origine postato da willy
    [B]
    In origine postato da silvioleo
    possiamo discutere sul termine "svolta epocale

    ecco, appunto...
    cosi'come potremmo discutere sui tanti termini a sproposito che usate voi...da paese in ginocchio a italiani in mutande...ma tanto si sa che x voi gli unici fessi son quelli che votano cdl...

  5. #5
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    Predefinito

    Visto che l'amico Brunik si dimentica così grossolanamente di riportare PER INTERO gli articoli di giornale, provvedo io a ristabilire un equilibrio DEGNO.

    L'articolo intero lo potete trovare QUI

    Io adesso provvedo a modificare il post di apertura in modo che l'informazioni risulti più completa

  6. #6
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    Predefinito

    Ora Brunik non si dovrebbe nascondere e non farsi più vedere?
    O non ha alcuna dignità?

  7. #7
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da Th4_inG
    Ora Brunik non si dovrebbe nascondere e non farsi più vedere?
    O non ha alcuna dignità?
    ha le tabelline sul pil non aggiornate,si scorda pezzi di articolo,ormai è un po'in la'con l'eta' dobbiamo capirlo dai....

 

 

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