CRISTIANI AFFRONTINO LE GRANDI QUESTIONI SOCIALI
CON LA PASSIONE PER LA CAUSA DELL’UOMO NELLA LUCE DEL VANGELO, EVITANDO SIA LO SPIRITUALISMO INTIMISTA CHE IL PURO ATTIVISMO SOCIALE.
COSI’ IL PAPA ALLA FONDAZIONE CENTESIMUS ANNUS-PRO PONTIFICE
I cristiani affrontino le grandi questioni sociali alla luce e con la forza del Vangelo di Gesù, rifuggendo sia lo spiritualismo intimista che il puro attivismo sociale. E’ quanto ha detto il Papa oggi ricevendo la Fondazione Centesimus Annus-Pro Pontifice, che sta celebrando il suo convegno annuale a poco più di 10 anni dalla sua istituzione. Giovanni Paolo II esorta i cristiani a conoscere e attuare la dottrina sociale della Chiesa nella sua interezza, evitando di privilegiarne in modo strumentale singoli aspetti. Il servizio di Sergio Centofanti:
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Giovanni Paolo II invita la Fondazione Centesimus Annus-Pro Pontifice a proseguire nell’impegno intrapreso dieci anni fa: quello di coniugare il sostegno concreto alle attività del Papa e della Santa Sede con la diffusione dell’insegnamento della Chiesa circa “le grandi questioni sociali che i cristiani sono chiamati ad affrontare nella luce e con la forza del Vangelo di Gesù, il grande rivelatore della verità di Dio sull'uomo”.
Il convegno della Fondazione è dedicato quest’anno al Compendio della dottrina sociale della Chiesa, recentemente pubblicato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. “Il testo – ha detto il Papa - costituisce uno strumento aggiornato per la conoscenza della dottrina sociale cattolica che ha conosciuto nel tempo approfondimenti significativi in risposta ai problemi complessi di una società mondiale in rapido e travagliato sviluppo”. Ma “molto resta da fare – ha aggiunto - perché l'apporto così ricco dell'insegnamento ecclesiale diventi coerente criterio di giudizio e convinta forza ispiratrice dell'azione sociale dei cristiani. Talvolta – infatti, ha sottolineato Giovanni Paolo II - si ha l'impressione che la dottrina sociale della Chiesa sia più evocata che conosciuta, sia considerata un semplice orizzonte di valori - forse troppo grandi e nobili perché possano mai farsi concreti in questo mondo - piuttosto che un esigente criterio di giudizio e di azione”:
“E’ dunque assai importante – ha detto il Pontefice - mirare a far conoscere la dottrina sociale della Chiesa in modo puntuale, motivato, completo, anche per evitare che ne venga privilegiato l'uno o l'altro aspetto, secondo sensibilità e orientamenti precostituiti, finendo per perderne la considerazione unitaria e per usarne in modo strumentale”.
Il Papa invita i laici a rifuggire “sia lo spiritualismo intimista che l’attivismo sociale” secondo l’esempio di tante testimonianze offerte “da cristiani umili e grandi che hanno vissuto la passione per la causa dell’uomo nella luce del Vangelo”. E poi ribadisce la necessità di affrontare “le grandi questioni che travagliano e provocano l'umanità a livello mondiale…sul comune fondamento della legge naturale”. Come infatti ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, “i precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore”:
“La dottrina sociale della Chiesa – ha concluso Giovanni Paolo II - illumina con la luce della Rivelazione i valori fondanti di una convivenza umana ordinata e solidale, riscattandoli da oscuramenti e ambiguità. I cristiani laici, aperti all'azione della grazia di Dio, sono lo strumento vivo perché quei valori possano giungere a permeare efficacemente la storia”.
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fonte: radiovaticana.org




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