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DS. Polemica nella Quercia tra Folena e Chiti sulla Federazione
Fassino cerca di montare a tutti i costi sul triciclo
Doveva essere la giornata dei risultati dei congressi di base in casa Ds. E’ stata invece quella delle polemiche, di un botta e risposta maggioranza-correntone di quelli che non si vedevano da tempo.
Tutto è iniziato quando Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds, uscito dalla riunione ha annunciato che «il cammino della Federazione va avanti». Come? «L’esecutivo (formato dai segretari dei quattro partiti, più Prodi, D’Alema, Parisi e Amato, ndr) si vedrà ogni settimana». Addirittura. E poi? «A febbraio ci sarà una grande manifestazione della Federazione».
Interviene subito Pietro Folena: «Tutto ciò è molto grave – dice l’esponente del correntone – la Fed. va avanti sulla testa degli iscritti». Per il deputato diessino «riunirsi ogni settimana come se si fosse la segreteria di un partito prefigura un ‘partito unico di fatto’». La minoranza Ds avanza due richieste «ufficiali»: nei congressi di sezione venga discusso lo statuto della federazione; si fermi il processo costituente in attesa degli esiti del congresso Ds. In mancanza di questo, spiega Folena, «dovremo reagire di conseguenza».
Richieste a cui la maggioranza sembra non voler rispondere. Per Chiti si tratta di un «inutile ultimatum che non ci spaventa». Dello statuto della Federazione, che verrà varato lunedì prossimo, «si discuterà al congresso di febbraio». Spiegazione che a Folena non basta: «Chiti o non capisce o fa finta di non capire – attacca – il problema è che nei cogressi di base si discuta lo statuto della federazione che nessuno ha letto». La minoranza è forte del risultato dei congressi: «Rappresentiamo oltre 10mila iscritti, pretendiamo una risposta politica. Non si può disprezzare così la democrazia interna».
Già, la democrazia interna, ovvero i risultati dei congressi. Fassino, com’era previsto, avanza. Ma non sfonda il muro dell’80%, che si prefiggeva (anzi, le previsioni in casa fassiniana erano tra l’82 e l’85%). Le minoranze contrarie al partito unico riformista si attestano quindi oltre il 20%. Un quinto del partito con cui occorre fare i conti. Dentro questo 20% c’è il 15 di Mussi, il 3,5 di Salvi e il 2 di Bandoli.
Il nervosismo diessino va oltre la polemica Chiti-Folena. In realtà la maggioranza fassiniana è in difficoltà: teme che non vi sia «investimento nell’Ulivo» da parte dei partner. Vale a dire: niente liste unitarie. E questo indebolisce la posizione di Fassino che sulla federazione riformista ha puntato tutto nel congresso della Quercia. Se si aggiunge che oltre un iscritto su cinque non lo segue verso lo scioglimento dei Ds, si capisce come i bastoni tra le ruote del triciclo siano oramai piuttosto numerosi.
[G.I.]




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