Cosentino out, prove tecniche di liste pulite
In Antimafia il Pdl ripropone il patto bipartisan sui "filtri" preventivi per le candidature
Il sottosegretario all´Economia Nicola Cosentino su cui pende una richiesta di custodia cautelare
Luca Maurelli
Roma. Nel giorno in cui l'Ufficio di presidenza della Commissione Antimafia incardina la discussione e il voto sul protocollo relativo al filtro preventivo delle candidature (già approvato all'unanimità nella scorsa legislatura) arriva alla Camera la richiesta formale di custodia cautelare nei confronti del deputato del Pdl Nicola Cosentino. Sulla base di quel "patto bipartisan" di selezione tra i partiti di esclusione dalle liste di candidati con procedimenti penali in corso, il nome del sottosegretario sarebbe oggi considerato incompatibile con una competizione elettorale: un filtro basato sull'opportunità etica e politica, non certo su incompatibilità formali, che scattano solo in caso di sentenza definitiva. «Ma è in quella zona grigia che i partiti, a cominciare dal Pdl, devono intervenire per fare emergere solo candidature al di sopra di ogni sospetto», spiega Fabio Granata, vicepresidente dell'Antimafia, deputato considerato vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini.
La "scossa" giudiziaria su Cosentino, anticipata da articoli di giornali e indiscrezioni trapelate dalla Procura, ha provocato comunque un piccolo terremoto nel Pdl in questa delicata fase di definizione delle candidature per le Regionali di marzo. Di Nicola Cosentino in odore di provvedimenti giudiziari si parlava da mesi, ma fino a ieri il garantismo aveva prevalso anche nel centrodestra. Ora, però, l'indagine su presunti rapporti con le cosche camorristiche del Casertano e la richiesta di arresto a carico del sottosegretario all'Economia, di fatto segna il tramonto definitivo della sua candidatura per la guida della Campania, come ha sottolineato ieri lo stesso Fini, da tempo impegnato nella battaglia per l'individuazione di personalità "trasparenti". «La candidatura di Nicola Cosentino alla guida della regione Campania non credo sia più nel novero delle cose possibili», ha spiegato ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini, al termine del vertice con Silvio Berlusconi. «Ma voglio ribadire - ha aggiunto Fini - che nei confronti di Cosentino vale la presunzione di innocenza come avviene per qualunque altro cittadino. I magistrati si sono assunti la responsabilità di fare questo provvedimento e ora sarà la giunta per le Autorizzazioni a decidere. Rimane comunque indispensabile garantire alla magistratura il diritto-dovere di indagare e di garantire all'indagato di veder chiarita la verità nel corso del processo».
Ieri, nel Pdl, è stata la giornata delle scontate manifestazioni di solidarietà a Cosentino, dai vertici del partito, con Bondi, Capezzone e Cicchitto a sottolineare «la sincronia fra provvedimenti giudiziari e importanti decisioni politiche», fino ai singoli parlamentari, tutti convinti che il politico casertano riuscirà a dimostrare la propria innocenza. Ieri mattina, secondo indiscrezioni non confermate, il coordinatore campano del Pdl avrebbe avuto un colloquio telefonico con Silvio Berlusconi che lo avrebbe invitato a tenere duro e ad andare avanti. L'interessato si sarebbe detto tranquillo e a quanto pare non avrebbe intenzione di rinunciare all'investitura. L'opposizione, ovviamente, cavalca la spallata giudiziaria e chiede le dimissioni di Cosentino anche da sottosegretario, con l'Italia dei Valori in testa.
Nella maggioranza l'unico a entrare nel merito delle accuse sui presunti rapporti con i Casalesi è l'avvocato Niccolò Ghidini, secondo cui «si tratta di indagini e provvedimenti nei suoi confronti che hanno il solo evidente fine di screditarlo ed impedire una fisiologica ed ottima candidatura alla guida della regione Campania».
Resta aperta, però, nel centrodestra, la questione delle candidature "pulite" in vista delle Regionali: un tema che riguarda non solo la scelta dei possibili governatori ma anche di tutti gli altri rappresentanti nei Consigli regionali. In questo senso, nel Pdl, c'è chi sposa la linea dell'intransigenza e chi ha un approccio meno rigido. Tra i primi c'è sicuramente Beppe Pisanu, presidente dell'Antimafia: «Io non candiderei nessuno se sospettato anche infondatamente finché quel sospetto non fosse stato fugato». «In ragione del mio incarico di presidente dell'Antimafia - aggiunge - conosco documenti riservati, comunque bisogna attendere le motivazioni della richiesta avanzata dalla magistratura per capirci meglio. Purtroppo la penetrazione delle organizzazioni criminali nel mondo dell'economia e della politica è molto ampia e si manifesta proprio a partire dalle amministrazioni locali».
Sulla stessa linea anche Granata: «Legalità e contrasto alle mafie sono precondizioni della politica, per questo serve rigore nella selezione delle candidature per le prossime elezioni regionali ed amministrative e un rapporto con le Procure più esposte e impegnate caratterizzato da sostegno politico, ascolto e mancanza di pregiudizio». Granata sottolinea come anche nel caso di Cosentino il Pdl dovrebbe privilegiare «la priorità del progetto politico rispetto all'interesse dei singoli, anche perché i fatti simbolici, nella lotta alla mafia, hanno una valenza superiore anche rispetto ai fatti concreti». «Non vogliamo celebrare processi anticipati ma noi del Pdl dobbiamo dettare un metodo di selezione preventiva delle candidature da far condividere anche agli altri partiti, con un criterio che deve valere per la Campania, ma anche per Castellammare, Fondi e ogni zona nelle quale le contaminazioni della criminalità mettano a rischio la trasparenza delle istituzioni», conclude Granata.
11/11/2009