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    Predefinito “Manifesto del Liberalsocialismo" (1941)

    Il liberalsocialismo è in primo luogo un movimento, che mira al ristabilimento della libertà politica, per sé come per ogni altro movimento o partito rispettoso della libertà.
    In secondo luogo, è un partito, che oggi diffonde le sue idee e raccoglie le sue forze, per l’opera che più ampiamente svolgerà domani, quando potrà godere esso stesso di quella libertà.

    Nel primo senso, il liberalsocialismo lavora per il comune , e invita a parteciparvi tutti coloro che consentono in quei principi fondamentali della convivenza politica che il liberalsocialismo ritiene debbano essere pregiudizievolmente accettati da ogni partito degno del suo diritto di libertà. Essi sono i seguenti: ogni norma di legge, ogni autorità di governo, trae il suo diritto solo dal consenso della maggioranza. Tutte le volte, invece, che tale possibilità della libera formazione e manifestazione del consenso non sussiste, non si può attendere il voto della maggioranza per prendere i provvedimenti che debbono appunto renderlo possibile. Qui, e solo qui, ha luogo il diritto della forza. Questo uso della forza ha con ciò il suo limite ben segnato dal suo stesso scopo. Quando realtà politiche ed economiche costituiscono ostacolo insormontabile alla libera formazione ed espressione della volontà legiferante, sussiste il diritto e il dovere di eliminarle con la forza. In tutti gli altri casi, qualsiasi nuova coercizione, norma, riforma deve presupporre consenso della maggioranza.

    Così (a titolo di esempio) non può essere considerata compatibile con le normali condizioni di esercizio della libertà una situazione di dominio finanziario della stampa, che dia a una data potenza economica una posizione di pericoloso privilegio alla contesa per la conquista della pubblica opinione. La difesa della libertà della libertà di stampa dev’essere integrale: deve comprendere anche la tutela del diritto di contendere a da armi pari.
    Sul piano della convivenza dei partiti, lo stesso dovere di rispettare lealmente la regola del gioco implica, per ogni partito, l’obbligo di porre a base del suo programma i canoni fondamentali della democrazia e della libertà.

    In quanto partito, il liberalsocialismo integra tale concezione generale della convivenza politica, per la quale esso chiede il consenso e la collaborazione di ogni altro partito con un più specifico programma, i cui principi essenziali sono sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati, ma specificazioni parallele di un unico principio etico, che è il canone universale di ogni storia e di ogni civiltà. Questo è il principio per cui si assegna a ciascuna di esse un diritto proprio. Così è lo stesso dovere etico che impone ad ognuno di riconoscere agli altri un pari diritto di opinare di parlare di votare, e un pari diritto di valersi della ricchezza del mondo. Tanto l’uno quanto l’altro è un diritto di disposizione, un diritto di libertà; un ambito dell’individuale possibilità di azione, che dev’essere lasciato libero. E la giustizia non è che l’equa ripartizione di tali sfere di libertà.
    Nella civiltà del mondo lo sviluppo etico e giuridico della abitudine e delle istituzioni dirette ad attuare la libertà del liberalismo è stato finora assai più vasto di quello delle abitudini e delle istituzioni dirette ad attuare la giustizia del socialismo. Molti, che non tollererebbero più di disporre di due voti elettorali quando ogni altro cittadino disponesse di un voto solo, tollerano ancora di disporre di beni economici in misura decupla di quella di cui dispone la media del loro prossimo.

    Di conseguenza, dovunque sia lecito, con formula sommaria, dire che sussiste meno giustizia che libertà, lo sforzo etico-politico dev’essere prevalentemente diretto all’educazione socialista dell’uomo, il quale, sulla via ascendente della giustizia, non deve restare più in basso che sulla via della libertà.

    Sarebbe tuttavia un errore ristabilire il livello facendo retrocedere l’uomo sulla via della libertà. Solo la libertà ci farà più liberi. Essa infatti è la stessa libertà di creare il socialismo: assicurare la libertà del funzionamento effettivo, costruire il socialismo attraverso questa libertà. Esso vuole anche riforme sociali che non piovono dall’alto, ma siano figlie della democrazia e della libertà. Una delle prime mete di riforme dev’essere il raggiungimento della massima proporzionalità possibile tra il lavoro che si compie e il bene economico di cui si dispone. Di qui la fondamentale istanza anticapitalistica, che il liberalsocialismo fa propria.

    I mezzi tecnici e giuridici a realizzare progressivamente questo intento dovranno essere commisurati, caso per caso, alla possibilità della situazione. Quanto più i contadini, gli operai, i tecnici, i dirigenti saranno capaci di agire come imprenditori e amministratori, tanto meno dovrà esistere la figura del proprietario puro. Quanto più si svilupperà lo spirito della solidarietà e dell’uguaglianza, tanto più sarà possibile ravvicinare le distanze fra i conpensi delle varie forme di lavoro. Di qui la fondamentale importanza dell’educazione delle masse.

    Sul piano internazionale, il liberalsocialismo difende gli stessi principi di libertà e di giustizia per tutti. Niente nazionalismo, niente razzismo, niente imperialismo:
    niente distinzione di principio fra politica e etica.
    Le assise fondamentali della civiltà debbono essere le stesse tra gli uomini e le nazioni.

    In queste sue accezioni, il liberalsocialismo è convinto di avere fatto tesoro del meglio dell’esperienza politica dei grandi partiti tradizionali. Ai liberali esso quindi dice:
    "Il liberalsocialismo segna oggi il punto preciso che divide la libertà dall’autorità, chiarendo come la libertà sia solo per chi lavoro per la libertà, e come per i suoi nemici ci sia la forza e la coercizione. Così affranca la vostra miglior verità dal suo superstite eclettismo".

    Ai marxisti, del socialismo e comunismo, esso dice d’altronde: "La nostra aspirazione è la vostra aspirazione, la nostra verità è la vostra verità, quando essa sia liberata dai miti del materialismo storico e del socialismo scientifico. E soprattutto non dimenticate che che Marx scrisse li Manifesto e il Capitale a Londra, all’ombra della libertà inglese. Cercate che lo stato di domani non tolga a un nuovo Marx la possibilità di sorgere".

    Infine, ai cattolici, ai cristiani, a tutti gli uomini di vera religione esso dice:"L’ideale del liberalsocialismo non è che l’eterno ideale del Vangelo. Esso non è che una forma di cristianesimo pratico, di servizio di Dio calato nella realtà. Chi ama il suo prossimo come se stesso, non può lavorare che per la giustizia e per la libertà.”

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: “Manifesto del Liberalsocialismo" (1941)

    Originally posted by willy
    Ai marxisti, del socialismo e comunismo, esso dice d’altronde: "La nostra aspirazione è la vostra aspirazione, la nostra verità è la vostra verità, quando essa sia liberata dai miti del materialismo storico e del socialismo scientifico. E soprattutto non dimenticate che che Marx scrisse li Manifesto e il Capitale a Londra, all’ombra della libertà inglese. Cercate che lo stato di domani non tolga a un nuovo Marx la possibilità di sorgere".
    Liberata dai miti del materialismo storico e del socialismo scientifico??!
    All’ombra della libertà inglese??!
    Un nuovo Marx??!
    Veramente esilarante!

 

 

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