La condanna di Fozio e dei foziani
L'VIII CONCILIO ECUMENICO
SULLA QUESTIONE DI FOZIO E DEI SUOI SEGUACI
Sinceramente non volevo parlare di Fozio: secoli dopo la sua morte rimane ancora una figura ambigua, enigmatica e variamente interpretata. E' stato proclamato santo dagli ortodossi. Dai cattolici è considerato (insieme a Michele Cerulario)l'artefice principale dello scisma mai più ricomposto tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa.
Però "scripta manent"...
Vediamo cosa dice e sancisce su di lui il Concilio Costantinololitano IV (869-870), VIII Ecumenico.
Esso si riunì a Costantinopoli dopo l'arrivo dei legati del papa Adriano II, successo nel frattempo a Nicola. Essi, cioè Donato, Stefano e Marino, presiedettero il Concilio.
I lavori furono aperti in Santa Sofia il 5 ottobre 869. La X e ultima sessione, nella quale furono approvati 27 canoni, ebbe luogo il 28 febbraio 870. Furono ammessi tutti coloro che prima sottoscrissero il <<Libellus satisfactionis>> inviato da Adriano II; la versione latina del bibliotecario Anastasio contiene l'elenco autentico di quanti sottoscrissero gli atti. L'imperatore Basilio I e i suoi figli Costantino e Leone sottoscrissero gli atti dopo i patriarchi e promulgarono le decisioni del Concilio nel medesimo anno con un apposito editto.
Un esemplare autentico degli atti del Concilio fu inviato, come di norma, a Roma; Anastasio il bibliotecario se lo fece trascrivere integralmente e per ordine di Adriano II ne fece una traduzione latina letterale. Lo stesso Anastasio informa che i Greci fecero di tutto perché gli atti fossero corrotti: <<ora togliendo, ora aggiungendo, ora cambiando>>, e aggiunge: <<tutto ciò che degli atti del Concilio VIII si trova nella versione latina è estraneo a qualsiasi sospetto di falsificazione; quanto invece di più ampio si trovi nel testo greco è completamente inquinato da falsità>>
A - TERMINUS sanctae ac universalis octavae Synodi:
A - DEFINIZIONE del santo e universale ottavo Concilio
"Il santo, grande e universale concilio ecumenico, che è stato convocato in questa imperiale città cara a Dio, nel famosissimo tempio della santa e celebre Sofia, per grazia e volontà di Dio e dei nostri imperatori amici di Cristo e confermati nella fede in Dio, Basilio e Costantino, definisce quando segue:
[...]
Perciò [papa Nicola] rinnova l'anatema contro tutti costoro e, accettando i sette santi concili ecumenici già enumerati, ha convocato per grazia dell'onnipotente Cristo, Dio nostro, e per la pietà e lo zelo del nostro imperatore, amante della pace e divinamente ispirato, questo ottavo concilio ecumenico per stroncare e disperdere le propaggini dell'ingiustizia che da essi si diramano, gli iniqui tentativi di sommossa e ristabilire invece la pace della chiesa e l'ordine del mondo. Poiché non solo la negazione delle verità di fede può mandare in perdizione chi ha idee false e causare tumulti, turbando la chiesa, ma anche le trasgressioni dei divini comandamenti possono causare la stessa perdizione a coloro che non vigilano, e quelli che sono ritenuti cristiani possono riempire il mondo di tensioni e disordini.
Ciò è avvenuto anche per la stoltezza, l'astuzia e il perverso operare in questi tempi del miserabile Fozio. Questi, entrato nell'ovile non per la porta ma per la finestra, come un ladro e un brigante e assassino delle anime, secondo la definizione della Scrittura, ha tentato continuamente con la violenza di rubare, uccidere, disperdere le spirituali pecore di cristo; ha operato infatti molte persecuzioni, arresti, confische di beni, lunglissimi esili; e inoltre non ha desistito dall'inventare accuse, falsità nei discorsi e negli scritti contro tutti quelli che erano pieni di zelo per la vera fede e combattevano per la verità, come quando tramò, novello Severo o Dioscoro, per scacciare il giustissimo, legittimo e canonico patriarca Ignazio, e a guisa di ladro usurpatore occupò la sua sede episcopale colpendolo con innumerevoli sentenze di deposizione e altrettante scomuniche, fino alla sazietà, provocando in molti modi continuo turbamento e agitazione in tutte le chiese di Cristo, nostro salvatore.
[...]
Basandosi dunque sulle definizioni e sui decreti del papa, il nostro piissimo imperatore, amico di Cristo, che il celeste imperatore e Signore di maestà ha suscitato per la salvezza del mondo, assegnò a Fozio il posto che meritava e richiamò alla propria sede il santo patriarca Ignazio. Inoltre per discernere e distinguere perfettamente ciò che è buono e utile, raccolse inieme i vicari di tutte le sedi patriarcali e tutto lo stuolo dei vescovi che sono sotto la sua potestà. Noi dunque qui convenuti abbiamo celebrato questo grande concilio ecumenico e abbiamo tagliato con la spada spirituale in modo ben preciso ed efficace, dopo accurato esame, dimostrazione e discussione, le radici degli scandali e della zizzania e i loro germogli, restituendo l'innocente e santissimo patriarca Ignazio alla propria sede e condannando Fozio, ladro usurpatore, con tutti i suoi seguaci, fautori di iniquità.
[...]
Il misero Fozio, al sommo della sua arroganza vomitò il veleno della sua malizia contro il beatissimo papa Nicola dell'antica Roma. Radunati i falsi vicari di tre sedicenti sedi orientali, costituito un concilio sinodale, così almeno si credeva, mettendo insieme noni di accusatori e di testimoni, organizzando ruoli e parole adatte a ciascuno di quelli presenti al giudizio sinodale, scrivendo e componedo libri falsi, come se fossero opera di questi, ebbe la presunzione di scomunicare il beatissimo papa Nicola e tutti quelli che erano sicuramente in comunione con lui. Con tale scomunica pretendeva colpire anche tutti i vescovi e i sacerdoti esistenti, cioè le altre sedi patriarcali e tutto il sacro stuolo degli ecclesiastici a loro soggetto. Infatti tutti quanti erano sicuramente in comunione col predetto pontefice. Ma proprio per lui e per quelli che sono con lui vale la parola del profeta che lo rimprovera e lo denunzia dicendo: Moltiplicarono i loro peccati, scelsero di operare in modo ingiusto e lo riconobbero.
[...]
Perciò colui che ha agito così e con tali e tanti temerari tentativi ha turbato e sconvolto tutta la santa chiesa cattolica e apostolica, poiché non ha voluto in alcun modo convertirsi e fare penitenza e non ha accettato di sottomettersi al decreto e al giudizio delle santi sedi patriarcali, come molto tempo fa fu scomunicato dal beatissimo papa Nicola e poi dal suo successore, il santissimo papa Adriano, così ora questo santo concilio ecumenico lo condanna e, ancor più, lo colpisce con l'ANATEMA dicendogli, a nome di tutti quelli che appartengono a Dio, per bocca del profeta Isaia: Come il mantello macchiato di sangue non può essere mondo, così neppure tu sarai mondo. Tu infatti hai contaminato la chiesa di Cristo e hai scandalizzato e trascinato alla perdizione in molte parti e in molti modi il popolo del Signore. Quelli poi che non si trovano proprio nella sua identica posizione, ma sono a lui favorevoli, se vescovi o chierici comandiamo che siano deposti per sempre, se monaci o laici li colpiamo con l'anatema, finché non si siano convertiti dal loro inganno e dalla loro malizia".
CANONE XXI
del medesimo Concilio Ecumenico:
Nessuno deve mancare di rispetto al papa di Roma o a un altro patriarca
"La parola di Dio che Cristo ha rivolto ai santi apostoli e ai suoi discepoli: Chi accoglie voi acoglie me, e chi disprezza voi disprezza me, noi crediamo sia stata rivolta anche a tutti coloro che, dopo di loro e a loro somiglianza, sono divenuti sommi pontefici e principi dei pastori nella chiesa cattolica. Pertanto ordiniamo che nessuno dei potenti di questo mondo oltraggi o tenti di rimuovere dalla propria sede coloro che occupano la carica di patriarca, ma al contrario accordino loro onore e rispetto: in primo luogo al santissimo papa dell'antica Roma, poi al patriarca di Costantinopoli, e infine a quelli di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. E nessuno altro rediga scritti o discorsi contro il santissimo papa dell'antica Roma, sotto il pretesto di crimini da lui commessi, come ha fatto recentemente Fozio e molto prima di lui Dioscoro. Chiunque si comporterà con tanta insolenza e audacia da recare ingiuria per scritto o a voce, seguendo l'esempio di Fozio e Dioscoro, contro la sede di Pietro, il principe degli apostoli, riceverà una condanna uguale e identica alla loro.
Se poi qualche autorità civile o qualche potente tentasse di cacciare il papa dalla sede apostolica o qualunque degli altri patriarchi, sia colpito da anatema. Inoltre se sarà convocato un concilio ecumenico e vi sarà qualche sispetto o controversia nei riguardi della santa chiesa di Roma, converrà, con il dovuto rispetto e deferenza, informarsi sul punto controverso e accogliere una soluzione che giovi a sé o agli altri, ma mai avere l'audacia di pronunciare una sentenza contro i sommi pontefici dell'antica Roma".
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I testi del Concilio sono tratti dall'opera monumentale:
Conciliorum Oecumenicorum Decreta, a cura di Giuseppe Alberigo, Giuseppe L. Dossetti, Perikles-P. Joannou, Claudio Leonardi e Paolo Prodi, consulenza di Hubert Jedin, edizione bilingue, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1991, pagg.157-186.
Fozio di Costantinopoli (ca. 810- 897)
Fozio nacque nel 810 ca. da una famiglia in vista di Costantinopoli: lo zio, (San) Tarasio, ne era il Patriarca. F. ebbe un'ottima educazione e fu apprezzato come un uomo di vasta cultura, filologo, esegeta ed esperto della Patristica e fu avviato ad una carriera laica come docente di filosofia e teologia e come uomo di stato.
In questa sua seconda funzione, grazie alla parentela con la famiglia reale (suo fratello aveva sposato la zia dell'imperatore), F. occupò ben presto posizioni di altissimo prestigio, come quello di Segretario Capo di Stato e Capitano delle guardie del corpo.
Il tutto fino al fatidico 857, quando l'imperatore Michele III, detto l'Ubriaco (842-867), succeduto al padre Teofilo nel 842 e vissuto sotto la reggenza della madre, l'imperatrice Teodora, fino al 856, esiliò il Patriarca Ignazio, con il pretesto di aver rifiutato la Comunione a Bardas, zio dell'imperatore stesso.
Michele, allora, decise di nominare F., a quell'epoca ancora un semplice laico, patriarca di Costantinopoli e per fare ciò, lo si dovette elevare alla dignità di vescovo in soli cinque giorni: fu infatti nominato patriarca il giorno di Natale dello stesso 857.
Tuttavia la situazione fu complicata dal fatto che il predecessore Ignazio non aveva la minima intenzione di abdicare: intervenne quindi Papa San Nicolò I Magno (858-867), il quale, in un sinodo tenuto nel 863 in Laterano, dichiarò:
L'illegittimità della deposizione di Ignazio,
La scomunica dei legati pontifici, da lui inviati da Costantinopoli nel 861 per decidere sulla questione e che, invece, si erano fatti corrompere.
La scomunica di F., se questi avesse insistito nella sua usurpazione del seggio patriarcale.
Tuttavia, non solo F. non si adeguò alle disposizioni papali, ma, forte dell'appoggio dell'imperatore, scomunicò a sua volta, nel 867, il papa. Inoltre egli inviò un'enciclica a tutti i vescovi orientali, spiegando alcuni punti di divergenza con la Chiesa di Roma, la quale imponeva:
L'aggiunta del filioque al Credo: secondo F. invece “lo Spirito Santo procedeva unicamente dal Padre”
Il celibato per i preti
La proibizione per i preti di celebrare la Cresima
Il digiuno di Sabato
L'inizio della quaresima dal Mercoledì delle ceneri
Nello stesso anno, però, un evento inaspettato cambiò le carte in tavola: Michele fu assassinato e divenne imperatore Basilio I il Macedone (867-886).
Basilio fece un'epurazione di tutti i sostenitori del precedente imperatore, compreso F. e reinstallò al suo posto Ignazio, decisione ratificata anche dal Concilio di Costantinopoli del 869, voluto da Papa Adriano II (867-872).
F. fu esiliato in un monastero sul Bosforo, da dove rientrò a corte, dopo diversi anni, come insegnante di Costantino, uno dei figli dell'imperatore.
Alla morte di Ignazio del 877, la popolarità di F. fu così elevato che egli fu rinominato patriarca di Costantinopoli finalmente con l'approvazione ufficiale di Papa Giovanni VIII (872-882).
Il culmine del trionfo di F. si ebbe con il Concilio di Costantinopoli del 879-880, dove F. revocò le decisioni del precedente Concilio del 869, reiterò i punti di controversia con Roma e inoltre dichiarò che la Bulgaria, dove il Cristianesimo era stata dichiarata pochi anni prima (nel 865) religione di stato dal principe regnante Boris, dovesse far parte della sfera di influenza del Patriarcato di Costantinopoli.
Una pronta scomunica da parte di Papa Giovanni VIII non sortì alcun effetto se non quello di creare l'ennesimo scisma con le Chiese d'Oriente; tutto ciò fino al 886, quando il nuovo imperatore Leone VI, detto il Filosofo (886-912), sulla base di accuse pretestuose, depose F. per favorire la nomina di suo fratello, Stefano, procedura irregolarissima che Papa Stefano V (885-891) stigmatizzò con una ulteriore scomunica.
F. morì, segregato in un monastero, in Armenia, nel 897. E' stato proclamato santo dalla Chiesa Ortodossa.
Nonostante lo scisma rientrasse con il Patriarca Antonio II, oramai era chiaro che il forte movimento scismatico, voluto da Fozio, aveva messo le sue radici nelle Chiese d'Oriente e attendeva il momento propizio per staccarsi da Roma: questo momento arrivò nel 1054 durante il Patriarcato di Michele Cerulario (1043-1058).
Fonte: Dizionario di eresie, eretici, dissidenti religiosi, confessioni cristiane non cattoliche, nuovi movimenti religiosi di ispirazione cristiana