| Giovedì 25 Novembre 2004 - 18:10 | Siro Asinelli |
L’Ucraina in piazza ballando il rap e sorseggiando Coca Cola guarda ad un futuro georgiano, colorato di arancione.
Il “mito Shevchenko” riecheggia negli slogan dell’opposizione riunita nella piazza principale di Kiev, piazza dell’Indipendenza. Il sogno americano è ad un passo dall’avverarsi. L’Occidente è un miraggio che evoca opulenza ed annebbia la visione reale di prostitute ucraine sbattute sulle strade di mezza Europa ad ingrassare gli ingranaggi del consumismo liberticida.
Polacchi lavano vetri ai semafori del regime atlantico mentre il loro messo sacrificale Walesa acclama la soubrette di turno sul palco della sconfitta, in piazza “della Dipendenza”.
Decine, centinaia di migliaia di mani levate al cielo in segno di accorata protesta; in attesa dell’evento mediatico che li scaraventerà sui mass media addomesticati dell’Occidente dopo silenziosi anni passati cercando di criptare il segnale di Tele Dinasty. Cosa attende l’Ucraina Arancione girato l’angolo del liberismo, se non un altra veste colorata d’arancio, quella degli schiavi di Guantanamo; dei servi pasciuti ad hamburger e patatine fritte. B-52 attendono il segnale di decollo per bombardare Kiev, Sebastopoli, Odessa. Il loro è un carico di ketchup, simbolo di fortuna e prosperità imperiale, in questi tempi di Nuovo ordine mondiale.
Mosca, violentata da un decennio di pattume oligarchico filo Usa, stretta nei suoi confini imposti dall’arroganza Nato, si trasforma oggi con Putin nel peggiore incubo per gli atlantici ed i suoi lacchè ucraini ed europei.
Mosca disturba i sogni madidi di sudore che agitano le notti del Signore del Fondo monetario internazionale in Ucraina, Viktor Yushenko.
Mosca non ha nulla da perdere, a differenza della scodinzolante Europa dei Prodi, dei Solana, dei Barroso, dei BerlusFini e dei Blair. Gli spetznatz russi non interverranno in Ucraina, perché l’Ucraina è in grado di scegliere da sola il proprio destino. Ed è un destino che va verso Est.
La “Rivoluzione arancione” va spegnendosi di fronte all’impossibilità di intervento diretto di Washington. La vera Rivoluzione ucraina comincia con Yanukovich.




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