Nel 1995, il grande Israel Shahak accennò in un suo articolo ad una "ossessione" di Rabin (allora premier israeliano) attorno all'idea di spingere l'Occidente ‘in una crociata anti - islamica guidata da Israele’ (1). Non capimmo bene allora cosa intendesse. Ora è più chiaro: milioni di evangelici americani, "cristiani rinati" e "sionisti cristiani", sostengono Bush nella nuova crociata.
Che non si fermerà all'Irak. E' imminente l'attacco all'Iran, poi toccherà alla Siria, all'Arabia Saudita e forse all'Egitto. La strategia è quella additata nel 1982 da Kivunim ("Direttive"), la rivista del Congresso Sionista Mondiale. In un articolo intitolato "Strategie per Israele negli anni '80" Oded Yinon, giornalista con un passato nell'esercito, diceva: “Israele deve puntare allo smembramento degli stati islamici vicini secondo linee etniche e religiose”.
Specificava che l'Irak era il candidato ideale per questo frazionamento, perché la minoranza sunnita vi dominava una maggioranza sciita e, a Nord, una componente curda (2). Farne tre staterelli senza forza politica significava liberare Israele da un nemico potenziale.
Questa strategia abbisognava del sostegno indefettibile degli Usa e dei suoi "cristiani rinati".
L'avvicinamento della lobby alle frange più estreme del fondamentalismo protestante Usa, quello che pende dalla labbra di loschi e ricchissimi telepredicatori come Jerry Falwell e Pat Robertson, data dagli anni '70. In questi "cristiani", nutriti di profezie millenaristiche e della convinzione sul "privilegiato destino" escatologico americano, covava l'idea che il ritorno in massa degli ebrei in Terrasanta avrebbe accelerato il Secondo Avvento, ossia il ritorno di Gesù sulla terra. Per questo 60 milioni di evangelici Usa finanziano da anni gli insediamenti ebraici nelle zone palestinesi, versano fondi alle scuole rabbiniche che si preparano a ricostruire il Tempio, e sostengono Sharon negli aspetti più brutali della sua politica.
La rielezione di Bush è il coronamento di questa strategia dell'attenzione ebraica verso frange per lungo tempo disprezzate della cosiddetta America profonda: brava gente che legge la Bibbia e nient'altro e vuole affermare "valori morali" nella vita civile, contro il laicismo libertino che ha imposto l'aborto legalizzato, l'insegnamento dell'evoluzionismo nelle scuole e i matrimoni gay.
Fatto non troppo singolare, il permissivismo morale in Usa è stato promosso per anni dagli ebrei - allora liberal. Che negli ultimi anni, convertitisi in neocons. ammiratori di Sharon, hanno captato e fatto proprie le istanze dei "cristiani rinati", hanno dato loro voce, li hanno legittimati come forza politica. In questo gioco, c'è chi ha fatto le due parti in commedia.
In Italia, in piccolo, è in corso una simile operazione. Diretta verso i buoni cattolici tradizionalisti. Gruppi da decenni disprezzati dalla Chiesa e senza voce in capitolo, relegati in una sorta di ghetto culturale senza accesso ai media, di colpo si trovano al centro dell'attenzione. Ferrara, a "destra", invita alla "7" Giovanni Cantoni, il capo del disprezzato gruppo Alleanza Cattolica; Gad Lerner, a "sinistra", invita nella sua trasmissione Rino Cammilleri, saggista cattolico spesso all'indice fra i cattolici. Frange “reazionarie” come il gruppo Lepanto sono già arruolate nella crociata israeliana contro l'Islam grazie al loro mentore, Roberto de Mattei; Massimo Introvigne (Alleanza Cattolica) viene rispettosamente intervistato da tutte le tv come "esperto" di terrorismo islamico; per non dimenticare la sezione italiana della TFP brasiliana (Tradizione,Famiglia, Proprietà).
Tutta brava gente, inascoltata per decenni e dunque in crisi di astinenza di visibilità; nutrita dalla mitologia cattolica delle Crociate, di Lepanto e dell'assedio turco di Vienna.
Dunque facile preda della campagna di arruolamento nella crociata ebraica. Grati, tutti costoro inneggiano a Bush che, almeno, "è contro l'aborto" e, pieni di gratitudine, corrono ad arruolarsi sotto le bandiere dell'"ateo devoto" Ferrara, già comunista e ora neocon, anzi theocon.
Sono, in fondo, quattro gatti. Ma dietro di loro ci sono i 4 milioni di ascoltatori di Radio Maria. Alimentati quotidianamente da profezie millenaristiche, dall'attesa spasmodica degli “Ultimi Giorni”.
E "istruiti" da un ex-extraparlamentare di sinistra diventato sharoniano, tale Sorbi, sul luminoso compito sacro di Israele nella sua guerra santa contro i satanici musulmani, tutti terroristi, identificati senza mezzi termini con l'Anticristo. E' brava gente che per marginalità culturale e sociale somiglia fin troppo ai "cristiani rinati" dell'America profonda: dunque facili prede della suggestione organizzata dagli arruolatori della “Crociata” giudaica.
Hanno meno giustificazione di loro i ciellini, che si stanno pure arruolando in massa: Ferrara è il difensore del loro Buttiglione.
Ma si poteva sperare da loro un poco più di astuzia nel comprendere la manipolazione in corso.
Tuttavia, la responsabilità ultima ricade sulla Chiesa clericale. I gruppi bersaglio dell'offensiva Ferrara - Lerner sono i più abbandonati e i meno ascoltati dalla Chiesa, messi ai margini della vita di fede, gregge senza pastori. La Chiesa conciliare ha preferito "ascoltare" tutti i progressisti e i residuati dc, ritenuti la "maggioranza" del "mondo cattolico".
E' facile prevedere cosa accadrà: ora che gli ebrei sdoganano i cattolico reazionari, la Chiesa ne avrà paura e forse diventerà più di "destra". Magari Ferrara ci farà ottenere la Messa in latino.
Ma sì, basta che diventiamo crociati della crociata di Sharon. E che i nostri preti benedicano le armi israeliane, i massacri e le atrocità dei Marines in Irak (e in Iran, Siria, Arabia).
L'ultima triste riflessione: dopo una vita passata a denunciare la subalternità culturale dei cattolici progressisti all'egemonia comunista, ci tocca vedere i catto - conservatori diventare subalterni dell'ebraismo sharoniano. Sempre in ogni caso subalterni, bisognosi di legittimazione da fuori, mai capaci di fare in proprio le proprie battaglie.
di Maurizio Blondet
Note
1) Israel Shahak, "Downturn in Rabin's popularity", Washington Reporto, narzo 1995.
2) Kivunim, febbraio 1982. L'articolo era in ebraico; Israel Shahak lo tradusse in inglese.




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