Il thriller di Dan Brown, che tanto successo sta riscuotendo, deve portarci a riflettere sulla vera ideologia ispiratrice del romanzo: colpire la struttura ecclesiastica in crisi da tempo e diffondere una religione globale
Il grande successo del Codice da Vinci in ogni parte del mondo, thriller di Dan Brown che si fonda su una inedita ricerca del Sacro Graal che fa emergere clamorose novità sulla stessa vita di Cristo, deve indurci a coltivare domande nient’affatto illecite come le seguenti: cosa c’è dietro tutto questo? Quale ideologia ispira il romanzo? E perché infine questo boom all’inizio del Terzo millennio per una questione spirituale che potrebbe inferire il colpo finale alla struttura ecclesiastica, già in crisi da diverso tempo?
In realtà va detto subito che nel bestseller americano convergono due linee interpretative e filosofiche della più recente editoria: la prima, che fa capo al libro Il Santo Graal (di Baigent, Leigh e Lincoln, ed. Mondadori), uscito negli anni Ottanta e più volte ristampato, porta avanti da tempo una teoria che rappresenta sicuramente un fattore “eretico” rispetto alla dottrina della Chiesa: Gesù non fu solo figlio di Dio ma autentico Re (tra tanti re) che sposò Maria Maddalena e inaugurò una discendenza aristocratica che attraverso l’epopea merovingia (l’ex prostituta sarebbe sbarcata in Provenza e avrebbe così dato il proprio sangue reale all’intera stirpe franca) arriva fino all’epoca moderna, coperta o in parte incarnata negli ultimi secoli dal Priorato di Sion, una setta segreta destinata a custodire alcune conoscenze che tra l’altro permisero a un oscuro prete dell’Occitania di diventare ricco. La seconda è partita negli anni Novanta e riguarda un approfondimento della figura e del ruolo di Leonardo da Vinci che arriva a rileggere le sue opere artistiche, letterarie e scientifiche, nonché le sue invenzioni, macchine e presunte produzioni d’abbigliamento come delle testimonianze a favore di alcune convinzioni esoteriche che a loro volta riportano a una divinità femminile come Madre reale del mondo e della cristianità, in polemica con l’imperante maschilismo che fin dal tardo Medioevo caratterizzava la vita della Chiesa.
Dan Brown, bisogna ammetterlo, è bravissimo nell’imbastire un giallo su una serie di teorie che appartengono in realtà al meglio dello sforzo che la neomassoneria internazionale sta producendo attorno all’arte e alla storia umana per portare al definitivo collasso la comunità cristiana. Ma su cosa fa leva per affascinare i lettori? Lo scrittore non fa altro che sfruttare l’effetto di un sostanzioso mutamento del rapporto che il mondo occidentale intrattiene con la religiosità a base cristiana. Già nel secondo Ottocento le dottrine portate in Europa da una certa madame Blavatsky, reduce da “illuminanti” viaggi in India dove aveva imparato il meglio dell’Induismo e del Buddismo, avevano creato una prima “falda” nella roccia granitica della teologia. Nei suoi libri, certamente di successo nel mondo radical-chic di allora, aveva espresso una prima proposta “forte” di ecumenismo spirituale, chiamato “teosofia”, disciplina tesa a costruire una “nuova religione globale” che riuscisse a mettere insieme il meglio dell’insegnamento di tutti i culti e le fedi del mondo. La sua allieva Alice Bailey era poi passata alla teorizzazione di una New Age (sincronizzata su un cambiamento della struttura astrologica che portava alla ribalta il segno futurista dell’acquario) in cui non sarebbero esistite più delle religioni chiuse in se stesse ma, attraverso un sostanzioso apporto da parte della filosofia orientale, la stessa figura del Cristo avrebbe ricevuto una decisiva “rivisitazione”, in grado di apparentarlo definitivamente ai cosiddetti “avatar” (Maometto, Buddha, etcritenuti messaggeri mandati dalla “Luce Universale” per salvare l’umanità, volta per volta e a seconda delle esigenze di popolazioni in origine diverse, ma col tempo destinate ad amalgamarsi per formare un unica folla a vocazione superstiziosa, da alimentare attraverso ardite operazioni sincretistiche.
Il fiume sotterraneo della “nuova spiritualità”, dopo un periodo di crisi apparente durante il boom delle grandi dittature di estrema destra e di estrema sinistra (che taluno considera peraltro manifestazioni strategiche della stessa centrale operativa - vedi Massoneria e Sette segrete di Epifanius, ed. Ichtys, tesa a sconfiggere con armi diverse l’odiata Tradizione) ha cominciato a riemergere con la progressiva avanzata della globalizzazione e la fiammata del Sessantotto, destinata ad assumere tonalità di carattere esoterico man mano che la struttura del potere mondialista andava ingoiandosi anche le mene utopistiche dei vari Sartre e Marcuse. Ecco allora, come ha illustrato da par suo lo stesso Umberto Eco ne Il Pendolo di Focoult (ma la critica dell’occultismo in lui è comunque funzionale a una materialistica Società degli Uguali), il progressivo sostituirsi dei tazebao con le sedute di regressione karmica e contattismo con l’altra dimensione, all’insegna di una “Novelle vogue” che a partire dagli anni Ottanta in forma massiccia va paradossalmente a colmare le lacune lasciate da una Chiesa sempre più orientata al sociale. Chi non si affida a Padre Pio troverà così rifugio nelle dottrine orientali e nella teoria della Grande Madre Terra, orientata alla fondazione metafisica del recupero delle energie femminili, incubato dagli slogan tipo “Tremate, tremate, le streghe son tornate”.
In questo clima anche una notizia come la presunta (poi smentita) datazione della Sacra Sindone come reperto medievale (1988) ha fatto, col tempo, scatenare la fantasia di chi aveva tutto l’interesse a dimostrare l’esistenza di un Grande Inganno della Chiesa, durato secoli e ora, sotto lo stimolo della nova ventata di libera spiritualità, destinato a crollare definitivamente. Partendo da studi dell’inizio degli anni Ottanta sull’esegesi esoterica del cenacolo vinciano (vedi a tal proposito anche alcuni articoli apparsi sul mensile Astra della Rizzoli), autori come Lynn Picknett e Clive Prince si sono messi a raccogliere prove, assurde ma argute e intriganti, sulla matrice leonardesca della Sindone stessa, col risultato, abbastanza clamoroso e scandaloso, dell’identificazione del vero volto del sacro lino che «Non era quello di Gesù ma quello dello stesso falsificatore Leonardo» (La rivelazione dei templari, ed. Sperling). I due autori arrivano all’affrettata conclusione che alcune pieghe sotto la testa del falso Cristo vorrebbero indicare i termini della visione teologica del “genio” toscano: al posto di Gesù , nume da “decollare”, cioè decapitare, deve stare la vera divinità, di ascendenza matriarcale o androgina. Una tesi che Brown ha ripreso sottolineando le conseguenze della ricerca del vero volto della Gioconda al Louvre e l’identità nascosta dell’Uomo vitruviano, altre opere leonardesche che conterrebbero un tale segreto teosofico da far scatenare un “gioco al massacro” che coinvolgendo spie, membri dell’Opus Dei e veri cercatori del Graal (coppa di Cristo che è soprattutto eredità del sangue regale di gestione femminile, come mostra il glifo del calice assomigliante ad una vulva) porta alla blasfema risoluzione delle formule contenute nel codice vinciano.
Andrea Rognoni




ritenuti messaggeri mandati dalla “Luce Universale” per salvare l’umanità, volta per volta e a seconda delle esigenze di popolazioni in origine diverse, ma col tempo destinate ad amalgamarsi per formare un unica folla a vocazione superstiziosa, da alimentare attraverso ardite operazioni sincretistiche.
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