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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito L'omo-inquisizione di Fisichella

    Da "Il Foglio" del 11.11.04 di Daniele Scalise
    Il fantasma gay e Fisichella
    L’affaire Mattiello
    L’ex capo segreteria di Fisichella racconta il licenziamento “causa foto al gay village” - Cronaca incredula di un licenziamento, Mattiello racconta il caso Mattiello.

    Roma. Diciamo che non deve essere stato facile per Dario Mattiello, 37 anni, brillante capo della segreteria del vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, rialzarsi in piedi dopo essere stato investito da un tram targato Fisichella. Diciamo che dopo otto anni di lavoro con una persona che stimi e che immagini ti stimi, dopo otto anni di rapporti intensi e quotidiani, di fiducia, simpatia e fedeltà, vedersi liquidati con freddezza, umiliati senza possibilità di replica, accusati di un delitto inespresso e fantasioso, beh, non è facile tirare un lungo e profondo respiro, rialzare lo sguardo, uscire dal torpore che ti provoca la mortificazione e reagire senza sguaiataggini. Mattiello è tornato da poco da un blitz spagnolo, uno dei tanti dopo un’estate da inferno durante la quale ha perso il lavoro e ha rischiato di perdere anche una buona parte di se stesso. In un pub della periferia romana, fuori dal raccordo anulare, accompagnato da una birra e sperando che nessun altro fotografo lo colga in chissà quale posizione sconveniente, parla e ricorda quel che è successo. A dire la verità più che un’intervista sembra una puntata di “Ai confini della realtà”. E’ che Dario Mattiello aveva commesso l’imprudenza di passare una serata con gli amici al Gay Village, un ampio spazio all’aperto della Roma vacanziera, luogo dove la sera vanno perfino i bambini rompicoglioni con tanto di mamme rompicoglioni e di papà ancor più rompicoglioni. Dove vanno coppiette eterissime, giovincelli pronti al rimorchio con la persuasione – non del tutto ingiustificata – che le pischelle che frequentano i luoghi gay sono prede più facili, più rilassate, più desiderose di uno sguardo e di un complimento che non arriva quasi mai. Poi ci sono brillanti lesbiche paffute e altre smilze ed elegantissime, maschietti incerti e mariti con il prurito del settimo anno, studenti insonni e finocchie in disarmo, attori stracchi e cantanti sgolati. Di tutto. Di più.

    Quel tutto che nella notte estiva romana si assomma, si mischia, si confonde e solo all’alba sembra placarsi. Su una pista si balla.

    Dei bei ragazzoni sudano, luccicano di sudore, si tirano via le t-shirt e un paio (ma non siete obbligati a guardare) si sbaciucchiano.

    Un altro (Dario Mattiello, nel nostro caso) tutto vestito e solitario passa in cerca del gruppo di amici e amiche perduti da qualche parte. Dall’alto di un muretto un fotografo immortala la scena e il giorno dopo vende il servizio a un settimanale. Nella foto il vicepresidente- integerrimo-che-dio-l’abbia-in-gloria ravvisa un volto conosciuto e sobbalza: Ohibò, ma quello non è il dottor Mattiello che è anche il mio capo della segreteria? Ah, reo! Licenziar lo dobbiamo. E così fu. Anno di grazia - ma più che altro di disgrazie - 2004.

    Dottor Mattiello, quando è nato tutto questo?
    “Il martedì seguente all’uscita di Panorama, il 6 luglio, quando ho incontrato il presidente Fisichella”.

    Che è successo quella mattina?
    “Verso le undici, undici e mezza siamo rimasti soli in ufficio e lui ha tirato fuori dalla borsa il numero di Panorama (che io avevo solamente sfogliato senza accorgermi della foto) e mi ha detto: ‘Ma lei ha visto questa foto?’. E’ scandalizzato, stupefatto, sbigottito. Mi dice: ‘Lei non può andare in questi posti, lei è un personaggio pubblico, non può farsi fotografare in ambienti del genere’. Tento di spiegare: ‘Ma io non sapevo niente… Non sapevo che mi stessero fotografando… Ero lì casualmente, con un gruppo di amici ed amiche che stavo cercando perché li avevo persi di vista… Era l’inaugurazione’. Lui è stato estremamente… insomma… grandi rimbrotti, non mi vengono nemmeno le parole… una ramanzina molto forte, un invito a starmene a casa per tre giorni per far decantare la vicenda e l’invito a presentargli una relazione scritta in cui dar conto con chi ero e con chi non ero, cosa ci facevo lì, insomma il racconto della serata per iscritto”. Cosa provò quella mattina? “Ero sconvolto. Mi sembrava di vivere in un sogno. Non riuscivo a darmi conto dell’importanza che questa cosa poteva avere per lui. Comunque ho cominciato a preparare questa relazione anche se la cosa mi pesava un poco perché significava raccontare la mia vita privata, il mio tempo libero… Comunque, cercavo di salvare il salvabile”.

    Doveva fare anche i nomi delle persone che l’avevano accompagnata. Roba da Stasi tedesco-orientale o da Securitate di Ceausescu.
    “Certo, ho dovuto chiedere alle persone che erano con me il permesso di inserirle in questa lista, in questo resoconto.
    Erano quattro, cinque persone…”.

    Come hanno reagito i suoi amici?
    “Erano tutti esterrefatti. Hanno detto quasi tutti di sì, anche se poi la cosa non è stata più necessaria perché la situazione è precipitata”.

    In che maniera?
    “Con il presidente non abbiamo avuto nessun contatto fino alla domenica. Quel giorno ho chiamato un altro collaboratore di segreteria. Gli ho parlato brevemente e poi, mentre stavo come di consuetudine chiamando Fisichella alle otto di sera – da anni ci sentivamo verso quell’ora della domenica per pianificare gli impegni della settimana successiva – lo stesso collaboratore con cui avevo parlato prima mi chiamò per avvisarmi che venerdì 9 luglio era partita una lettera che, successivamente al mio rientro dalla Spagna, ho visto essere una lettera di licenziamento.

    Sinceramente, fino ad allora ho pensato che il ‘mio Presidente’, dopo lo sconcerto iniziale, avrebbe chiuso la vicenda, semplicemente invitandomi a una maggiore prudenza. In quel momento mi sono cadute le braccia. Come un pugile suonato, ho eseguito automaticamente quanto mi veniva richiesto. Mi è stato detto di riconsegnare il tesserino del Senato e il permesso del parcheggio, cosa che ho fatto il martedì successivo incontrandomi con un’altra collaboratrice d’ufficio. Poi sono scappato. L’unica cosa che mi è venuta in mente in quel momento è stato cercare di dimenticare, allontanarmi da quest’esperienza traumatica”.

    Lei mi diceva che ha avuto la percezione, il dubbio di aver fatto qualcosa di sbagliato.
    “Non avrei mai pensato che una mia foto sarebbe potuta finire sui giornali per questo motivo. Non era né voluta né desiderata. Era una semplice casualità e quindi, a quel punto, visto che ti succedono tutte queste cose, visto che un tuo superiore che stimi la considera una cosa talmente inaccettabile, ti chiedi se non hai fatto davvero qualcosa di male. Poi con il tempo rifletti e ti rendi conto che non hai fatto assolutamente nulla, che quello era un locale pubblico, che era una festa pubblica, frequentata da gente conosciuta, giovani, meno giovani, coppie etero, coppie omo… ma questo lo realizzi solo con il tempo. Lì per lì sei travolto. Non sai cosa fare”.

    Un lavoro full time, 50 ore alla settimana. Che rapporto aveva con Fisichella?
    “Credo in questi anni di essere stato al suo fianco molto degnamente. Nei giorni in cui non veniva al Senato ci sentivamo tre o quatto volte e spesso ci vedevamo anche a casa sua dove andavo a portargli del lavoro, la posta… Nei giorni di Senato eravamo lì dalle 9 alle 20, prima che arrivasse lui e fin dopo che lui se ne era andato. Era un lavoro full time, cinque giorni su cinque, alcune volte – se c’era seduta – anche il sabato. Roba da più di cinquanta ore alla settimana. Del resto il mio lavoro di caposegreteria era molto delicato”.

    Che tipo di contratto aveva?
    “Un contratto di collaborazione coordinata e continuativa iniziato nel 1996 e rinnovato, con la nuova legislatura, nel 2001. In realtà, si trattava di un rapporto di lavoro subordinato, con tutti i crismi di quella tipologia contrattuale, dal ferreo controllo orario alle esigenti direttive di lavoro sino al controllo sulle singole operazioni affidatemi”.

    Come ha conosciuto Fisichella?
    “Alla Luiss dove sono stato suo studente in due corsi. Nel ‘96 ho collaborato intensamente alla campagna elettorale e avendo lui bisogno di un capo segreteria, pensò a me. Mi ha poi riconfermato nel 2001”.

    In questi anni non c’è mai stata occasione in cui lui abbia espresso giudizi sgradevoli, fatto un riferimento pesante che segnalasse una sua propensione omofoba?
    “Mai. Non abbiamo mai parlato in questi termini. Il nostro è stato sempre un rapporto professionale, intenso ma mai privato.
    Essendo un maestro della cultura liberale non avrei mai immaginato che fosse questo l’atteggiamento nei confronti dell’universo e poi non avrei mai potuto immaginare che questo fatto specifico avrebbe potuto provocare quella reazione”.

    Torniamo al fatto. Un collaboratore della segreteria le annuncia l’arrivo di questa lettera. Lei che fa?
    “Io, semplicemente, parto. Vado in Spagna e a metà settembre, al mio ritorno da una ‘vacanza forzata’, trovo il mio licenziamento”.

    Come si sente?
    “Malissimo. Sono stravolto.
    Metto in discussione me stesso, tutto quello che ho fatto. Viene fuori un sentimento di ingratitudine nei confronti di una persona che per otto anni avevo servito diligentemente e che mi ripaga con questa moneta senza per altro neanche parlarmi”.

    Non l’ha più sentito?
    “No. Non mi ha mai più chiamato”.

    Quand’è che realizza di essere vittima di una violenza inaccettabile, qual è il passaggio successivo? Quando si capisce di essere colpevolizzati di una colpa che non si ha? Insomma, quando è avvenuto lo scatto che l’ha fatta ribellare??
    “Lo scatto è avvenuto in settembre. Dopo un primo periodo in cui ho riflettuto con maggiore distacco sui fatti e sugli eventi e anche su sollecitazione di alcuni familiari e di alcuni amici che mi dicevano che questa cosa non poteva passare senza che nessuno ne sapesse nulla e senza andare a vedere chi avesse ragione, allora mi sono convinto.
    Se a luglio avevo il dubbio di aver fatto ‘qualcosa di male’, ora non era più così.
    Tra l’altro questo è ulteriormente confermato dalle attestazioni di solidarietà che sto ricevendo anche all’interno del Senato.
    Non so come spiegarglielo: inizialmente è qualcosa più grande di te, non sai come gestirla. Poi hai del tempo, rifletti e dici: ma perché io devo far passare una cosa del genere? Ma tutto questo ha un costo per me. Mi costa una fatica enorme. Uno stress enorme”.

    Anche perché non l’ha scelto ma è stato costretto.
    “Non ho scelto niente. E’ tutto capitato contro la mia volontà”.

    Familiari e amici Come hanno reagito i suoi familiari, i suoi amici? Ha trovato qualche muro?
    “No, sono stati tutti solidali. A mia madre in una prima fase non l’ho detto. C’era un motivo. Un motivo serio”.

    Può parlarmene?
    “Sì. Quando è successo ‘il fattaccio’ mio padre era morto da appena tre mesi.
    Tra l’altro Fisichella era venuto al funerale di mio padre. Insomma, mia madre non meritava un ulteriore colpo”. Come ha reagito sua madre? “Meglio di quanto mi aspettassi. Ha capito che era stata commessa un’ingiustizia. All’inizio pensavo che anche in lei avrebbe prevalso un atteggiamento borghese, visto che da lì noi proveniamo. Un atteggiamento di paura, di colpa, di cosa dirà la gente…”. Invece? “Invece no. Anche se c’è uno stress familiare forte. Mia madre è una donna di sessantacinque anni che ha subito da poco un lutto terribile”.

    Gli amici come si sono comportati?

    “Gli amici sono stati tutti molto solidali. Le conversazioni con gli amici mi hanno spinto a uscire. Sono stati loro a dirmi che non potevo far passare questa cosa come se non fosse successa, perché altrimenti non me ne sarei mai liberato. Non è rimuovendola, mettendola da parte che sarei potuto andare avanti”.

    Com’era la vita di tutti i giorni? Ci pensava a quel che era successo?

    “Non smettevo di pensarci. Tutto il giorno. Tutte le notti. Perché di notte non dormivo. Non ci riuscivo proprio. Finché ho dovuto ricorrere ai sonniferi per aiutarmi. Il silenzio della notte e il pensiero di questa cosa non mi facevano proprio dormire”.

    Ora come va?
    “Ora sto lentamente ritrovando un equilibrio”.

  2. #2
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    Che strano scivolone per uno come Fisichella...

  3. #3
    laico progressista
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    Mah, mi sembra un comportamento in linea col personaggio: grigio, reazionario, severo, monarco-fascista.

  4. #4
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    chi va con lo zoppo, impara a zoppicare

  5. #5
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    Era stato licenziato dopo diffusione di una sua foto in un locale gay
    Il ministro Prestigiacomo assume Mattiello
    Fisichella aveva contestato all'ex segretario di utilizzare il pc per collegarsi a siti non riconducibili all'attività istituzionale
    ROMA - Dario Mattiello ha trovato un nuovo lavoro: è stato assunto dal ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo. Lo ha reso noto lo stesso ministro durante la registrazione di una puntata di «Porta a porta» dedicata alle coppie di fatto che andrà in onda su Rai 1 giovedì sera. Mattiello, ex segretario del vice presidente del Senato Domenico Fisichella, nei giorni scorsi aveva denunciato di essere stato licenziato per i suoi orientamenti sessuali dopo che era stata diffusa dalla stampa una foto che lo ritraeva in un locale gay. «Il caso di Mattiello, come è stato presentato dai giornali, è stato disgustoso», ha detto Prestigiacomo. «Ho quindi preso subito contatto con lui, ci siamo incontrati, ha un curriculum eccellente. Da oggi Mattiello collabora con il mio ministero». Il ministro ha precisato che «la sua causa contro il licenziamento procederà» e che non intende entrare nel merito ma la decisione di assumerlo «può essere un segnale perché nessuno va discriminato sul luogo di lavoro».

    SIT-IN AL SENATO - Si è svolta una manifestazione davanti al Senato in difesa dei diritti gay e contro le discriminazioni sul lavoro a causa degli orientamenti sessuali, con slogan e cartelli contro Fisichella. Al grido di «siamo tutti culattoni, Fisichella dimissioni», i partecipanti al sit-in organizzato dal coordinamento politico per i diritti degli omosessuali e dei transessuali, hanno chiesto il reintegro di Mattiello, la denuncia del caso al Parlamento europeo da parte dei deputati italiani e la revisione della legge 30/2003, con cui, secondo gli organizzatori, «il governo Berlusconi introduce principi labili e discrezionali che legittimano la discriminazione».

    COMPUTER DEI PARLAMENTARI - Fisichella aveva affermato che Mattiello non era stato licenziato per i suoi orientamenti sessuali, ma perché dal computer del Senato si collegava a siti internet che non avevano niente a che fare con la sua attività di segretario del vice presidente di Palazzo Madama.
    «I computer del Senato non possono essere spiati. La conferma è arrivata anche dal garante per la privacy, che ha risposto alla mia segnalazione sulla raccolta di informazioni effettuata da Fisichella sui siti ai quali si sarebbe collegato Mattiello». Lo ha reso noto il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, presidente dell'intergruppo parlamentare per l'innovazione tecnologica. «Il garante, sulla stessa linea del presidente del Senato», spiega Cortiana, «ha ribadito che una rilevazione del genere non è conforme a quanto disposto dal Codice per la protezione dei dati personali (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196)».
    da: corriere.it

  6. #6
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    E' qualcosa di allucinante.
    Capirei se fosse stato fotografato mentre partecipava, che so, ad un'orgia (omosessuale o eterosessuale non importa).
    Ma perdiana, in un caso del genere?
    Però Mattiello sbaglia su un punto: Fisichella potrà anche essere una degnissima persona, ma non è certo un liberale; è un conservatore.

  7. #7
    laico progressista
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    Peggio. E' un fascista.

  8. #8
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    Che Fisichella sia un fascista mi sembra decisamente troppo. Ha detto bene Jan: è un conservatore, un laudator temporis acti (si scrive così?); il che, peraltro, si lega ad una grande capacità di studioso.

  9. #9
    laico progressista
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    Un conservatore democratico si sarebbe limitato a borbottare il proprio risentimento.
    Un fascista reazionario invece passa alle vie di fatto: zac! e giustizia (giustizia?) è fatta.

  10. #10
    laico progressista
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    Ho sentito a Ballarò un Fisichella che declamava i princìpi di uno Stato liberale. Onore alla cultura, all'intelligenza e all'autonomia intellettuale del senatore.
    Peccato che alla domanda sull'omo-epurazione abbia glissato con un sorrisetto beffardo.
    Un sedicente liberale si giudica dai fatti concreti. E uno che giudica il valore di una persona dalle proprie tendenze sessuali, oltretutto presunte e del tutto indiziarie, e poi non sente nemmeno il dovere di rispondere delle proprie azioni, non è un liberale: è un fascista.

 

 

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