SI CELEBRA OGGI LA GIORNATA DEI DIRITTI UMANI
Intervista con Antonio Marchesi
L’educazione ai diritti umani è molto più di una lezione o di un tema a scuola: è un processo in grado di fornire alle persone gli strumenti che occorrono per vivere in sicurezza e dignità.
E’ questo uno dei passaggi del messaggio del segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, in occasione dell’odierna Giornata internazionale dei diritti umani. In questo 2004, annuncia Annan, l’Assemblea generale celebra la fine del decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani prendendo in esame la raccomandazione di proclamare un programma mondiale per l’educazione ai diritti umani. Sono passati 56 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Fu proclamata nel 1948 dall’Assemblea generale dell’ONU. Venne scritto e approvato dagli stati firmatari che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per il solo fatto di essere venuto al mondo. Ma sono ancora troppi i punti disattesi. Servizio di Francesca Sabatinelli:
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La Dichiarazione universale dei diritti umani fu un atto rivoluzionario: per la prima volta i diritti umani venivano riconosciuti a livello internazionale. Gli Stati si impegnavano a rispettarli: da quel momento non erano più liberi di trattare come meglio ritenevano i propri cittadini o chiunque si trovasse sul loro territorio. Era stato creato un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni.
Ad oggi, l’elenco dei diritti si è allungato. A quelli vecchi, non certo obsoleti, se ne sono aggiunti altri legati al progresso dell’umanità. Ma un elemento non è variato nel tempo: quegli stessi Stati che riconoscono questi diritti, sono gli stessi a violarli.
Antonio Marchesi è docente di Organizzazioni internazionali e protezione internazionale dei diritti umani all’Università di Teramo. Dal 1990 al 1994 è stato presidente di Amnesty International Italia:
“Possiamo dire che i diritti umani, purtroppo, sono violati. Spesso i diritti sono anche aggirati, quindi al di là delle violazioni riconosciute come tali, che gli Stati però cercano di nascondere agli occhi del mondo, c’è anche un atteggiamento degli Stati che tende a svuotare di contenuto i diritti. Soprattutto in questi ultimi anni, forme di interrogatorio, forme di trattamento di detenuti che dovrebbero rientrare a tutti gli effetti nella nozione di “tortura”, sono considerate dagli Stati qualcosa di diverso dalla tortura e quindi qualcosa di “non vietato”, giustificato in qualche modo in nome di valori diversi che possono essere la sicurezza o la lotta contro il terrorismo”.
Nessuno dei Paesi firmatari di quella Dichiarazione può dire di averla onorata. I recenti conflitti, come quelli in Afghanistan, in Iraq, in Medio Oriente registrano un maggior numero di vittime innocenti e una totale “distrazione” nei confronti dei diritti delle popolazioni civili e dei prigionieri di guerra. Accanto a nuovi diritti, si evidenziano nuove violazioni. Ancora Marchesi:
“Ci sono anche i volti nuovi della repressione, alcune violazioni particolarmente gravi dei diritti umani che oggi conosciamo bene, a cominciare dalle sparizioni forzate e involontarie – non erano conosciute in quanto tali, all’epoca dell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani; direi che purtroppo, anche sul piano delle violazioni dei diritti più classici si utilizzano i progressi della medicina e della psicologia per violare in maniera sempre più efficace la dignità degli esseri umani. La tortura di oggi tende a colpire non tanto l’integrità fisica della persona, ma la sua integrità morale, la sua personalità. Si vuole distruggere una persona, in casi estremi addirittura senza toccare il suo corpo, senza “farle male”. Si colpisce la sua capacità di resistere, la sua capacità di formarsi dei convincimenti autonomi ... tutto questo è tortura moderna, sofisticata. Evidentemente, anche l’azione di contrasto e anche i divieti previsti nelle leggi devono essere adeguati alla realtà del fenomeno. Se si dà della tortura una nozione riduttiva, arcaica, che non corrisponde alla realtà dei fatti, evidentemente la lotta contro le violazioni dei diritti umani non avrà successo!
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fonte: radiovaticana.org




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