Processo Sme, per Berlusconi assoluzione e prescrizione
Di Emilio Parodi
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MILANO (Reuters) - I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano hanno assolto oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dall'accusa di corruzione al termine del processo stralcio Sme sulle presunte tangenti a giudici romani.
La sentenza di primo grado è stata letta in aula dal presidente del collegio giudicante Francesco Castellano dopo oltre 30 ore di camera di consiglio.
Per il premier è scattata la prescrizione grazie alle attenuanti per il bonifico di 434 mila dollari pagati al giudice Renato Squillante, l'assoluzione per le altre accuse che riguardano lo stesso capo di imputazione per non aver commesso il fatto.
Su questo punto, dunque, la sentenza ammette che ci sia stata corruzione, ma afferma che Berlusconi non è considerato direttamente responsabile -- secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale, ossia la vecchia assoluzione per insufficienza di
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prove.
Sul capo di imputazione Sme, Berlusconi è stato invece assolto con formula piena perché il fatto non sussiste.
Il suo avvocato Gaetano Pecorella ha annunciato ricorso in Appello per ottenere l'assoluzione completa con formula piena su tutta la vicenda.
"Berlusconi è stato riconosciuto innocente", ha detto Pecorella. "Governare in Italia è suo diritto pieno e sacrosanto".
La procura aveva chiesto la condanna del premier a otto anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. I difensori avevano chiesto che Berlusconi venisse assolto "perché il fatto non sussiste", ossia con formula piena.
BERLUSCONI OTTIMISTA
Il premier si era detto ottimista già ieri sull'esito del procedimento giudiziario nei suoi confronti, affermando di ritenere che non si sarebbe arrivati a una condanna e che comunque la sentenza non avrebbe avuto effetti sulla situazione politica.
"Non credo si possa arrivare ad una condanna", aveva detto Berlusconi. "Non credo ci sarà una sentenza che intervenga in qualche modo a cambiare la situazione politica".
A quattro anni e nove mesi dalla prima udienza - cinque anni dal rinvio a giudizio - i tre giudici erano chiamati a decidere se Berlusconi avesse o no avuto a servizio, retribuendolo stabilmente, l'ex capo dei gip di Roma Squillante, e se avesse pagato tangenti per ottenere una sentenza favorevole alla sua cordata dal Tribunale civile di Roma nella battaglia legale con la Cir di Carlo de Benedetti per l'acquisto del gruppo agroalimentare pubblico Sme a metà anni 80.
Nel troncone principale del processo -- andato a sentenza di primo grado il 22 novembre 2003 mentre la posizione di Berlusconi era sospesa per il Lodo Schifani -- i suoi principali coimputati sono stati assolti per il capo Sme e condannati per il capo Squillante (Cesare Previti a cinque anni di reclusione, Renato Squillante a otto, Attilio Pacifico a quattro).
Il premier ha sempre respinto ogni addebito, dicendo di essere vittima di una persecuzione giudiziaria politicamente motivata


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