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    Lux in tenebris lucet
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    Predefinito Ucraina: ipotesi di golpe

    Questo articolo in origine avrebbe dovuto (o meglio, potuto) essere pubblicato al piu’ tardi martedi’ 30 novembre 2004 su un quotidiano a discreta tiratura.
    Per problemi oggettivi del giornale si e’ atteso appunto sino al 30 novembre: alla fine purtroppo non è stato pubblicato…
    A questo punto lo metto in circolazione via internet.
    Spero che al di la’ dell’appartenenza politica, chi lo legge possa cogliere aspetti che la propaganda ufficiale tiene più o meno nascosti, o svela ora timidamente, ora al solo scopo di svilire, quando non bruciare la notizia.
    Sugli interessi privati dei nostri governanti in questioni pubbliche si e’ scritto di tutto e di più.
    Sui proprietari meno in vista del potere di informazione e sulle loro frequentazioni di alto livello si dice poco.
    Troppo poco.
    Eppure a pellegrinaggio da gianni agnelli andavano tutti, da fassino, a berlusconi, a prodi, a rutelli…
    Giusto per fare un accenno imbarazzante alla realtà meno pubblicizzata dei rapporti che si consumano “colà dove si puote”, si puo’ ricordare ad esempio l’ antica, forte amicizia fra soros, di cui si leggerà in prosieguo, e carlo de benedetti, attraverso il cui quotidiano (non solo il suo, ma anche quelli dei furono agnelli) si e’ combattuta la grande lotta a favore delle privatizzazioni in italia.
    Nell’ambito della nota vicenda delle privatizzazioni italiane, opero’ un grande amico di soros e di de bendetti, un uomo della banca internazionale goldman sachs, prima attrice nei processi di globalizzazione.
    Un uomo fortemente legato alla multinazionale unilever.
    Un uomo scelto da soros stesso nell’ambito del gruppo che studio’ il piano ultraliberale di smantellamento e di privatizzazione dell’ex unione sovietica, il piano shatalin…
    Buona lettura.





    UCRAINA: IPOTESI DI GOLPE


    GEREMIA, già GERONIMO


    Quali sono, o almeno quali potrebbero essere i profondi canali da cui erompe la crisi violenta che attanaglia l’Ucraina in questi giorni?
    La storia che leggiamo sui quotidiani, a grandi linee è nota a tutti: le agenzie di stampa occidentali conoscevano bene il copione ed andavano spiegando in anticipo sugli spogli elettorali che il candidato vincente sarebbe quasi certamente stato il filo-occidentale Yushchenko, mentre il candidato Yanukovich, uomo legato al Cremlino, avrebbe giocato sporco pur di vincere la partita.
    Quando è scoppiato il bubbone di Kiev, l’opinone pubblica internazionale era già istruita e consapevole: l’uomo di Putin ha barato, lo si sapeva da un pezzo. Il vero vincitore è Yushchenko.
    Nel frattempo la diplomazia statunitense ed europea, le istituzioni del mondo democratico, si affannavano e si affannano a gettare benzina sul fuoco del massacro civile che prende corpo, minaccioso, in Ucraina: si denunciano brogli in stile sovietico, volano accuse, si urla. La democrazia è in pericolo.
    Così monta la rabbia della gente: il Paese è spaccato in due e il solco rischia di diventare frattura; la frattura di riempirsi di sangue.
    Ma se pure i brogli ci fossero stati, perché l’Occidente vuole questa frattura? Forse un bagno di sangue, un sacro macello democratico rappresenterebbe la soluzione degli attuali problemi di Kiev?
    Yanukovich di fronte alla crisi ha detto di non volere spargimenti di sangue: piuttosto si ritira. Forse sono solo parole...
    Però sull’altra barricata Yushchenko non si preoccupa affatto di provocare una guerra civile, anzi, è un po’ che fa di tutto per estendere l’incendio: i suoi collaboratori avevano promesso già prima del ballottaggio - il 20 novembre - che non avrebbero mai accettato un’eventuale vittoria di Yanukovich. Avrebbero comunque fatto uno spoglio parallelo e dichiarato vincitore il loro leader.
    Le stesse fonti giornalistiche che perorano la causa di Yushchenko - le uniche d’altronde che ci vengono propinate - fanno tremare le vene e i polsi. Il Corriere della Sera riferisce che “in buona parte delle urne sono stati effettivamente depositati voti sui quali è scritto il nome di Yanukovich. E ora dimostrare che quei voti sono falsi o sono stati estorti è praticamente impossibile”.
    Insomma, Yanukovich ha vinto, ma ha barato. Ed è talmente chiaro, evidente che ha barato, che è impossibile dimostrarlo…

    La verità è che nelle viscere dell’Ucraina si agitano interessi geopolitici devastanti.
    Yulia Timoschenko, miliardaria che tifa per l’Occidente, sta alla testa del partito nazionalista Porà. E’ lei che infiamma le folle ucraine ribelli, soprattutto gli studenti.
    Una fotografia potrebbe suggerire alcuni spunti: la Timoschenko è stata immortalata mentre con un sorriso fra l’ironico ed il pavido inserisce un garofano nella feritoia dello scudo di uno degli agenti antisommossa che controlla la piazza di Kiev.
    Il garofano… Si direbbe quasi che la rivoluzione dei garofani arancioni che caratterizzano ossessivamente i moti ucraini assomigli tanto alla rivoluzione delle rose del novembre 2003: l’anno scorso il miliardario statunitense George Soros, finanziere tristemente noto per essere uno dei “pescecani” più feroci del globo, aveva foraggiato la rivoluzione delle rose in Georgia. Aveva abbattuto il Presidente Shevardnadze per attrarre la Georgia nell’area di influenza occidentale: occidentalizzare, liberalizzare, mettere sul mercato a prezzi irrisorii le industrie di Stato, è uno degli hobbies preferiti del vecchio magnate. Da vari lustri.
    Non per nulla l’illustre gnomo ed i suoi emuli occidentali odiano Putin, reo di aver spodestato gli oligarchi russi che erano divenuti, con modicissimi esborsi, i veri padroni della Russia post-sovietica.
    Ma torniamo alla rivoluzione floreale georgiana: il rivolgimento era stato studiato nei dettagli ed il partito nazionalista e filo-occidentale (pure qui) di Sakaashvili aveva scavalcato le noiose regole elettorali ottenendo di fatto la vittoria nelle piazze.
    La tecnica era stata eguale a quella dell’Ucraina, eguale quasi come due firme tracciate dalla stessa mano: fiori, pacifismo ostentato, ma sempre sull’orlo di uno scoppio di violenza di massa, avanguardie di studenti nelle strade, notizie martellanti ad eccitare gli animi…
    La strategia di Sakaashvili era stata pianificata in Serbia, grazie alla poderosa assistenza di Soros: il capopopolo georgiano aveva copiato l’Otpor, il movimento di piazza che rovesciò Milosevic. A proposito: l’Otpor, a suo tempo, era stato finanziato da Soros. Il tutto nell’ambito di una complessa strategia geopolitica che di fatto determina l’isolamento della Russia.
    Dopo la vittoria in Georgia, Sakaashvili ha chiamato a sé uno degli oligarchi che si erano arricchiti in Russia ai tempi del crollo del muro di Berlino. Il soggetto, Kakha Bendukize, sta vendendosi la Georgia ed ammette candidamente di essere disposto a vendere tutto tranne la coscienza.
    Quella però si teme che l’abbia venduta già da tempo: forse anche per questo Kakha gode la fama di essere “l’uomo più odiato della Georgia.”
    C’è dunque da scommettere, nel caso in cui in Ucraina dovesse vincere Yushchenko, che anche lì partiranno le privatizzazioni. In tempi brevissimi. Selvagge.

    Insomma, l’impressione che si ha degli avvenimenti in corso è quella di assistere ad un film già visto: è una ripresa che langue immobile, polverosa fra le pieghe dei giornali del passato, o che fluttua libera a spezzoni nel Web.
    Le fonti di questi giorni spiegano poco di ciò che sta realmente accadendo oggi in Ucraina.
    Uno dei filoni di indagine interessanti della rivoluzione ucraina in atto, è quello degli exit pool, cioè dei sondaggi e dei pronostici elettorali sulla cui onda si è mossa la macchina che aveva già condannato in anticipo come falsa e truffaldina la possibile vittoria di Yanukovich.
    Ebbene, in Ucraina esiste una fondazione, l’International Renaissance Foundation, che fornisce - fra le altre attività - exit pool su scala nazionale: l’International Renaissance Foundation - sarà un caso - è solo una delle tante fondazioni di Soros. Il vecchio speculatore usa infatti i propri potenti mezzi per seguire e democratizzare le vicende politiche, economiche ed elettorali dei Paesi dell’Est.
    E in effetti non è un mistero che dietro alle devastazioni economiche ed ai saccheggi di industrie e risorse dell’ex Unione sovietica è facile incappare nel nome di Soros e nell’indirizzo dei suoi onnipresenti istituti, gruppi di lavoro ed impiegati.
    Sarebbe davvero commovente se i quotidiani dell’Alta finanza liberal-socialista - che sono i più “autorevoli” e diffusi quotidiani del nostro Paese - anziché non fornire notizie, o peggio fornire dati depistanti sul finanziere statunitense, approfondissero un poco il tema del ruolo che la Fondazione Soros può avere avuto nel disastro che sta scatenandosi sul popolo ucraino.
    In effetti, già nel maggio del 2004 alcuni membri di spicco del Partito comunista nazionale ucraino avevano puntato i riflettori sulle visite nel loro Paese di Soros e del politologo statunitense Brzezinski, eminenza grigia di lobbies cui appartiene lo stesso Soros.
    “… La visita di Brzezinski non è casuale, esattamente come quella di Soros - disse il comunista Kriuchkov - … Brzezinski vuole influenzare la situazione interna.”
    A giudizio di Kriuchkov lo scopo finale sarebbe stato quello di “portare Yushchenko alla presidenza ucraina… (impiegando a tal fine) qualsiasi mezzo, compresa la più dura pressione politica ed economica.”

    In queste convulse giornate, i sostenitori di Yushchenko - hanno raccontato gli gnomi italici – sono scesi in piazza a migliaia; i minatori che appoggiano Yanukovich, invece, marciavano a centinaia.
    Poi gli gnomi hanno aggiornato le cifre, ma il risultato non cambia: pochi “sovietici” fronteggiano minacciosi l’enorme massa degli ucraini pacifici che guardano al paradiso liberale.
    L’immagine è suggestiva. Suggestiva nel senso che suggerisce l’idea di un vero leader, un mite uomo del popolo, contrapposto ad uno spregiudicato condottiero.
    Se in Italia non fossimo abituati da sempre a vedere piazze sterminate, zeppe di una minoranza furente e vuote della stragrande maggioranza silenziosa, questi numeri potrebbero in effetti suggerirci ciò di cui gli gnomi vorrebbero convincerci.
    Ma la demagogia non è una scienza esatta, per cui i dubbi restano.
    Una cosa è certa: il banchiere Yushchenko, la miliardaria Yulia, gli studenti, quasi tutte le star del rock, della televisione, dello sport, insomma, l’intelleghentia ucraina - come notano compiaciuti i liberalsocialisti nostrani amici di Soros - rappresentano il nerbo della contestazione e dello schieramento liberista e filo-occidentale.
    Pure Sakaashvili, il golpista sorosiano, l’uomo della rivoluzione delle rose, appoggia ufficialmente Yushchenko.
    I minatori invece, quelli sporchi nelle mani e sul volto, stanno dalla parte di Yanukovich.
    Yushchenko a questo punto ha fatto un passo indietro. E’ la tecnica delle rivoluzioni: dopo la travolgente avanzata, un passo indietro serve giusto a dare una vernice di ragionevolezza e di legalità all’intera operazione.
    Il leader filo-occidentale vuole almeno che si rinnovino le elezioni, con l’intervento di osservatori esterni.
    Magari farà da controllore l’Unione Europea assieme agli emissari ed ai colleghi di Soros: perché no?
    D’altronde uno dei più noti collaboratori di Soros sino a poco fa era ai vertici dell’Unione Europea, quella stessa Unione che oggi sta con Yushchenko.
    Di certo, poi, sarà presente l’Osce, nel cui ambito spicca in primissima fila uno dei personaggi che ha proposto quel sistema di falsificazione giuridica e di controllo totale è che il mandato di arresto europeo.
    E’ lecito avere dubbi su come verranno gestite le nuove elezioni?
    Eppure, si obietterà, Yanukovich è un residuato sovietico, un comunista.
    E’ vero, Yanukovich sarà comunista e questo attributo basta ad evocare un mondo, una storia, un orrore… ma a volte - come quando leggi le storie di Guareschi - può capitarti di credere che non sempre i peggiori militino fra i rossi.
    Voci maligne, in effetti, sostengono che i sovietizzanti di credo liberista sappiano essere perfidi.
    I più sottilmente perfidi.

  2. #2
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    In realtà Yushcenko si sta smascherando. Infatti gli stanno spuntando le squame da lucertola e ormai la sua vera natura è chiara: è un COLOR=limegreenVisitor]!

 

 

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