BERLUSCONI: SE STATO CHIEDE PIU' DI UN TERZO DEL REDDITO E' FURTO
In una democrazia dovrebbe essere approvata una "norma minima" secondo la quale lo Stato non puo' "togliere piu' di un terzo" del totale del reddito: chiedere fino al 50% e' un "furto", andare oltre, e cioe' intorno al 60%, come e' successo in certi casi, e' "estorsione".
Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in occasione della presentazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa, ribadendo con forza la strada della riduzione fiscale. Lo ha fatto mettendo a confronto le due "filosofie" di Stato, da una parte quella "liberale" e dall'altra quella statalista seguita a cominciare da Giolitti quindi da Mussolini fino ai governi democristiani e del centrosinistra. Berlusconi si e' detto convinto di essere l'alfiere di una vera e propria "rivoluzione liberale" che "pacatamente" ha l'obiettivo di una "diversa concezione dello Stato e del rapporto tra quest'ultimo e i cittadini". Infatti, un "liberale vero" crede che lo Stato debba essere "un patto a cui i cittadini convengono e che lo Stato deve tutelare". Nell'altra concezione di Stato - ha proseguito il premier - invece "lo Stato si estende nella vita dei cittadini sempre di piu' e diventa pletorico e costoso.
La nostra concezione e' esattamente opposta: lo Stato deve chiedere il minimo". Da qui l'idea dei tagli fiscali. Per suffragare questa sua tesi, Berlusconi ha ricordato, nuovamente, il suo dialogo con l'allora premier britannico Margareth Tatcher riguardo al confronto tra i dipendenti di Palazzo Chigi e quelli di Downing Street: i primi erano 4.300 i secondi 60. Per questo, secondo Berlusconi, occorre fare "un lavoro capillare di intervento" nei confronti di tutte le amministrazioni statali per ridurre gli sprechi e i costi.
9/12/2004
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