Non avevamo dubbi, gia’ qualche anno fa, su come sarebbe andata a finire la vicenda processuale di Palermo nei confronti di Marcello Dell’Utri, il piu’ stretto collaboratore, la mente lucida, l’uomo dalle mille risorse che da sempre sta dietro a Silvio Berlusconi. Lo avevamo scritto anche diverse volte sul nostro sito: “attenzione e’ da Palermo che Berlusconi deve aspettarsi brutte sorprese e non da Milano per il processo SME”!
Facili profeti, dunque! Ma il fatto sta che le lunghe e laboriose indagini dei giudici palermitani, tutti allievi del “grande servitore dello stato” che fu Borsellino (peraltro uomo di ideali conservatori, come spesso la destra ama ricordare con vanto), difficilmente potevano essere confutate da stuole di avvocati, da rinvii sapienti e da campagne politiche orchestrate contro.
Sta proprio nella tecnica investigativa prima e inquisitoria, dopo, inventata dall’altro martire Giovanni Falcone, la vera forza degli atti giudiziari dei magistrati palermitani contro Dell’Utri.
Certo questo e’ solo il giudizio di primo grado, chissa’ quanti anni ancora ci vorranno per la sentenza definitiva. Ma nel frattempo questa sentenza fa davvero male, molto male a Dell’Utri, in prima persona, e al premier. Chi avra’ tempo e voglia di leggersi la storia di questo processo potra’ andare a riprendere i libri che sono stati scritti sull’argomento e si accorgera’ quanto la vicenda Dell’Utri e’ legata alle sorti economiche e sociali di Berlusconi.
In questa storia, va chiarito a scanzo di equivoci e fraintendimenti strumentali, il premier ancora non si capisce se e’stato inconsapevolmente amico di una persona fin dall’inizio frequentatore di ambienti loschi, oppure vittima di un ricatto mafioso che negli anni Settanta e Ottanta lo costrinse ad avvalersi di aiuti insospettatibili, ma che secondo gli atti processuali suonano piuttosto sinistri.
E finora il Cavalier Berlusconi, dall’alto della sua carica pubblica di Presidente del consiglio, non ha ancora sciolto questo enigma che lo lega al sodale Dell’Utri, di recente nominato nel Superdirettorio di Forza Italia. Difatti, all’interrogatorio avvenuto a Palazzo Chigi, su richiesta dei magistrati siciliani, il premier si e’avvalso della facolta’ di non rispondere. In pratica non ha nè ha scagionato l’amico Dell’Utri nè chiarito la sua posizione di quegli anni bui, messi sotto inchiesta .Anni che furono all’origine delle fortune finanziarie di Berlusconi, come di altri raiders meneghini tutt’ora in auge, presenti nel ghota della finanza nazionale.
Ora piu’ che mai Signor Presidente del Consiglio, dopo la mezza assoluzione di Milano, sarebbe opportuno una sua parola di verita’ su quel passato, di cui tanto si e’scritto, tanto si e’contrastato sui media, ma che in nessuna aula giudiziaria e’ mai stato confutato.
Lo reclama la giustizia, lo esige il paese. Per governare democraticamente, anche la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto!
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