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    Bestia in via d'estinzione...
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    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
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    Predefinito Convegno di studi 9-10-11 dicembre:quel Comunismo d'occidente.

    Convegno internazionale di studi Roma 9|10|11 dicembre

    Togliatti percepì per tempo la crisi del centrismo e favorì la politica di movimento di Nenni in vista dell’«apertura a sinistra». Non si può dire, invece, che fosse avvertito di quanto avveniva nell’economia Italiana, che sfociò nel «secondo miracolo economico» del ’58-’62. Il Pci dovette aggiornare in fretta la sua analisi del capitalismo italiano e ne tirò le conclusioni agli inizi del centrosinistra. Il mutamento era stato imponente e, intervenendo alla Conferenza operaia del 5-7 maggio 1961, Togliatti riconobbe che stavano cambiando alcuni caratteri originari dell’economia italiana.

    È la prima volta nella storia del nostro paese, in tutta la storia della borghesia italiana, che essa è riuscita a raggiungere livelli di competitività internazionale e può quindi presentarsi nell’arena della concorrenza internazionale con posizioni, se non sempre di vantaggio, perlomeno di parità con le altre borghesie di struttura storicamente più forte.

    Partendo da qui il Pci procedette ad un rinnovamento programmatico il cui cardine era - come già nel ’45-’46 - un’economia di alti salari e alti consumi. Ma, a differenza di quindici anni prima, l’obiettivo sembrava più facile da raggiungere. L’Italia era avviata verso la «piena occupazione». La «programmazione democratica», l’industrializzazione del Mezzogiorno, la riforma dei patti agrari, la riforma urbanistica, fiscale, della scuola e dell’università, la realizzazione dell’ordinamento regionale e di un welfare moderno costituivano i punti di un programma condiviso da un arco di forze molto ampio.

    Esso comprendeva tutto il movimento sindacale, i comunisti, i socialisti, i socialdemocratici, i repubblicani e la sinistra cattolica. Con i due convegni di Sanpellegrino e il Congresso di Napoli (1962, segretario Aldo Moro), quel programma venne assunto anche dalla Dc e posto a base dell’«esperimento di centro sinistra».
    Nascendo sul presupposto della «delimitazione della maggioranza a sinistra», secondo Togliatti la nuova formula politica poteva risolversi in una «manovra trasformistica», oppure «essere l’inizio di un rinnovamento» destinato a sfociare in «una svolta a sinistra della politica nazionale»: molto dipendeva dall’iniziativa del Pci e ancor di più dall’azione delle masse popolari che condividevano quel programma.

    Sul piano parlamentare il Pci decise quindi di esercitare un’opposizione «di tipo particolare»: la nazionalizzazione dell’energia elettrica venne approvata con il suo voto determinante. Nella mobilitazione di massa esso faceva leva sulle rivendicazioni operaie, che oramai andavano oltre il salario e si estendevano all’organizzazione del lavoro, al potere sindacale in fabbrica e alle riforme sociali. Nell’iniziativa politica Togliatti mirò a rafforzare l’unità fra le forze che condividevano il programma riformatore enunciando con chiarezza i suoi obiettivi: innanzitutto, egli affermava, quel complesso di forze era lo stesso che con la sua unità aveva consentito di elaborare la parte più avanzata della costituzione riguardante la programmazione economica e i diritti sociali; in secondo luogo, ci si poteva rifare al precedente storico significativo che quella unità non era venuta meno ma aveva continuato ad operare anche dopo che le sinistre erano state estromesse dal governo, fino al ’48.

    Ad ogni modo, ora il Pci non mirava più alla formazione di governi di unità antifascista, poiché non si trattava di «distruggere le radici del fascismo», ma di realizzare riforme di struttura di un capitalismo ormai avanzato, maturo per l’introduzione di «elementi di socialismo». Non era pensabile, quindi, realizzare quel programma senza scalzare «il monopolio politico della Dc»: vale a dire determinando un mutamento di equilibri politici e sociali così ampio e profondo da mettere in crisi l’unità politica dei cattolici.

    Questa prospettiva si basava su una visione dei primi due decenni dell’Italia repubblicana, secondo la quale nel ’47-’48 il moto riformatore avviato dalla Resistenza, dalla vittoria della guerra di liberazione e dai governi di unità antifascista era stato interrotto, ma non vinto, grazie soprattutto al Pci che nel quindicennio successivo aveva diretto l’azione delle «classi popolari» in modo tale che non smarrissero la funzione nazionale e la capacità di iniziativa sui temi essenziale dello sviluppo democratico del paese, conquistate nella Resistenza e nella fase costituente della Repubblica.

    Sono venti anni - scriveva Togliatti nell’editoriale del primo numero di Rinascita settimanale - che si combatte, in Italia. Vent’anni che due forze avverse, l’una di progresso e rivoluzione, l’altra di conservazione e reazione, si affrontano e misurano in un conflitto che ha avuto le più diverse fasi, nessuna delle quali, però, si è conclusa in modo tale che potesse significare il sopravvento definitivo dell’uno o dell’altro dei contendenti (…). Il gigante dell’energia popolare non ha potuto essere messo a terra (perché le masse popolari) sono diventate, in un momento decisivo della storia nazionale e della vita dello Stato italiano, protagoniste di questa vita e di questa storia.

    Sono le classi popolari che hanno fondato lo stato italiano odierno. Esse e non il vecchi ceto dirigente e privilegiato, hanno organizzato e diretto la Resistenza, la guerra di liberazione, la conquista di un regime di democrazia e di progresso. Da questo dato di fatto parte e sopra esso si fonda tutta la situazione del nostro Paese. Ed è un dato che non muta, che conserva tutto il suo valore, nonostante le trasformazioni profonde che la situazione subisce.

    Retrospettivamente, queste valutazioni presupponevano un raffronto fra la Resistenza ed il Risorgimento, al quale Togliatti applicava la categoria gramsciana di «rivoluzione passiva». L’occasione gli era stata fornita dalla conferenza tenuta a Torino, in un ciclo di lezioni intitolato Il Risorgimento e noi. La sua conferenza era dedicata a Le classi popolari nel Risorgimento e Togliatti vi svolse un’ampia argomentazione contro la tesi storiografica di Rosario Romeo che attribuiva a Gramsci l’interpretazione del Risorgimento come «rivoluzione agraria mancata».

    Il discorso di Togliatti si concludeva accogliendo il parallelo fra il Risorgimento e la Resistenza, ma a proposito della definizione di questa come «secondo Risorgimento», puntualizzava che, più che una reiterazione la Resistenza aveva rappresentato una «correzione» del Risorgimento poiché con essa, per la prima volta nella storia d’Italia, le classi popolari avevano assunto un ruolo predominante nella fondazione e nella vita del nuovo Stato.

    I temi affrontati dal centro-sinistra riguardavano tutte le forze politiche rappresentative del movimento operaio e avrebbero dovuto vedere la loro partecipazione solidale al governo del paese. Nel IX e X Congresso del partito Togliatti riprendeva, perciò, sia pure con molta cautela, il tema del «partito unico» fra comunisti e socialisti, che aveva costituito oggetto di una relazione specifica di Longo al V Congresso.

    Inoltre, riproponeva il confronto fra comunismo e riformismo insistendo, come nel ’45-’46, sul concetto che il nodo della discussione non riguardava il gradualismo o la via parlamentare, metodo e prospettiva condivisi da entrambi, bensì la concatenazione delle riforme "parziali" in un unico progetto ed in un unico processo di riforme della società e dello Stato. Spingendosi ancora più innanzi nel confronto, egli quindi esplicitava i presupposti riformistici della «via Italiana al socialismo»; e nel rapporto al X Congresso chiariva che la prospettiva prescelta dal Pci era quella del socialismo processo.

    È evidente che nell’accettare questa prospettiva, che è quella dell’avanzata verso il socialismo nella democrazia e nella pace, noi introduciamo il concetto di uno sviluppo graduale, nel quale è assai difficile dire quando, precisamente, abbia luogo il mutamento di qualità.
    Ovviamente un’evoluzione riformistica del quadro politico ed economico italiano non dipendeva solo dal Pci, ma soprattutto dalla disponibilità delle classi dirigenti a riconoscere la legittimità del movimento operaio come forza di governo, e questa possibilità, che nella storia d’Italia non si era mai data, non veniva presa in considerazione neppure ora.

    Com’è noto, prendendo a pretesto una non grave inversione del ciclo economico internazionale, agli inizi del ’64 il Ministro del Tesoro e la Banca d’Italia misero l’alt al programma riformatore della centro-sinistra, condannando quella formula politica al fallimento. Il modello di sviluppo fondato sui bassi salari e i bassi consumi doveva essere preservato; i caratteri originari del capitalismo italiano non ammettevano «riforme di struttura». L’ultimo editoriale di Rinascita conclude, quindi, la riflessione di Togliatti sulla storia dell’Italia proprio su questo nodo, lasciando aperti interrogativi di fondo quanto mai dilemmatici.

    In quale misura i gruppi dirigenti della grande borghesia italiana, industriale e agraria sono disposti ad accogliere anche solo un complesso di modeste misure di riformismo borghese? In quale misura, cioè, è possibile, in Italia un riformismo borghese? Invitiamo gli studiosi di storia e di economia ad approfondire questa questione, che è di decisiva importanza non tanto per giudicare il passato quanto per tracciare le linee di una prospettiva. La questione è strettamente collegata a quella delle sorti di un partito social democratico, che in Italia non è mai riuscito ad avere la stessa parte che in altri paesi europei, e degli altri partiti di lavoratori.

    •   Alt 

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  2. #2
    smrt fašismu
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    Predefinito Re: Convegno di studi 9-10-11 dicembre:quel Comunismo d'occidente.

    Da chi è organizzato?

  3. #3
    Bestia in via d'estinzione...
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    Predefinito Re: Re: Convegno di studi 9-10-11 dicembre:quel Comunismo d'occidente.

    In origine postato da veterokom
    Da chi è organizzato?
    Onestamente non so: mi hanno passato il documento e l'informazione oggi in università e dopo l'ho ritrovato scritto da vlad sul forum dell'ulivo;però mi spiace non mi sono informato molto approfonditamente.

  4. #4
    wreckage
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Convegno di studi 9-10-11 dicembre:quel Comunismo d'occidente.

    In origine postato da veterokom
    Da chi è organizzato?
    clicka sull'immagine:


 

 

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