IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
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Nel sito www.iraqlibero.at potete trovare il diario aggiornato della Resistenza irachena, informazioni, analisi ed altri documenti utili
Questo bollettino contiene:
1. DESAPARECIDOS - Appello internazionale contro i metodi di sterminio e annientamento usati dagli occupanti in Iraq
2. DAL CONVEGNO DI FIRENZE riflessioni ed indicazioni sulla situazione in Iraq e sulle prospettive del sostegno alla causa del popolo iracheno
3. PIENAMENTE RIUSCITO il tour di Sammi Alaà in 13 città italiane
4. INTERVISTA a Sammi Alaà
5. SOTTOSCRIZIONE per Iraq Libero
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1. DESAPARECIDOS - Appello internazionale contro i metodi di sterminio e annientamento usati dagli occupanti in Iraq
Il Popolo iracheno resiste con ogni mezzo all’occupazione della coalizione capeggiata dagli americani.
Secondo alcune fonti autorevoli, come ad esempio la Rivista medica The Lancet, sono più di centomila gli iracheni che sono stati uccisi dall’inizio dell’aggressione.
Un bagno di sangue annunciato. Una strage che é culminata nel massacro recente di Falluja, la città martire, dove gli americani hanno perpetrato una seconda Hiroshima.
Nonostante questo, malgrado il terrore sistematico, il popolo iracheno continua a resistere tenacemente, con ogni mezzo. Prima o poi gli occupanti saranno battuti e respinti.
La storia darà ragione a chi lotta per la propria dignità, per la propria liberazione. La Resistenza irachena bussa alla porta di ogni popolo, chiama in causa il destino dell’intera umanità, che deve scegliere: o accettare il tallone di ferro dell’Impero americano o ribellarsi.
Disprezzando i sentimenti e i diritti di una nazione già ferita a morte da dodici anni di embargo genocida, gli occupanti aumentano le loro truppe, intensificano la loro guerra, moltiplicano le menzogne.
In questo inferno, su questo deserto di cadaveri, gli occupanti imperialisti vorrebbero infatti far nascere la loro “democrazia”. Hanno proclamato le elezioni per il 30 gennaio. A gestirle sarà il governo fantoccio di Allawi, da vent’anni notoriamente agente della CIA.
Per gli occupanti si tratta di questione di vita o di morte. Per vincerle é sufficiente che esse abbiano luogo. Se la maggioranza del popolo seguirà le indicazioni della Resistenza, se respingerà la tragica farsa delle elezioni, gli imperialisti non avranno più neanche l’ultimo cinico alibi, dovranno andarsene se vorranno evitare che la catastrofe politica diventi militare.
Le elezioni in Iraq hanno dunque un’importanza cruciale. Gli occupanti stanno spendendo tutte le loro risorse per convincere l’opinione pubblica mondiale sul fatto che saranno regolari, trasparenti e democratiche.
Essi mentono. Non possono esservi elezioni democratiche in condizioni di occupazione, con intere zone del paese sotto i quotidiani bombardamenti USA; non possono esservi elezioni regolari gestite da un governo fantoccio come quello di Allawi.
In Iraq non c’é solo una guerra dispiegata, c’e’ una dittatura militare che con le elezioni vorrebbe camuffarsi come legittima. Occorre dire la verità, occorre smascherare questa pagliacciata.
Non voteranno in Iraq le decine di migliaia di prigionieri di guerra iracheni (buona parte donne, anziani e giovanissimi) rinchiusi in lager del tutto simile a quello di Guantanamo. Luoghi terrificanti di prigionia in cui sono violati i più sacri ed elementari diritti dell’uomo. Secondo alcune fonti questi prigionieri invisibili raggiungono la cifra enorme di 80mila: la più alta dalla seconda guerra mondiale ad oggi.
Di circa diecimila di essi non si sa nulla: sono dei Desaparecidos. Nessuno sa che fine abbiano fatto, tantomeno le loro famiglie.
Questi sistemi di tortura e annichilimento mutuati dal nazismo sono cresciuti da quando Negroponte é diventato ambasciatore USA a Bagdad. Lo stesso Negroponte che si é fatto le ossa nello sterminio dei rivoluzionari in America centrale ai tempi di Reagan.
Di questi desaparacidos uno spicca su tutti quanti. Si chiama Jabbar al-Kubaisi, leader dell’Alleanza Patriottica Irachena. Rapito il 3 settembre dagli occupanti nessuno sa che fine abbia fatto, neppure la Croce Rossa. Jabbar é il simbolo dell’Iraq che Resiste, dell’Iraq che gli americani vorrebbero seppellire per sempre.
E’ inconcepibile che né le Nazioni Unite, né nessun altro, chieda di visitare questi lager di annientamento; che nessuno possa visitarli; che a nessuno sia consentito di rompere la muraglia del silenzio.
Facciamo appello a tutte le forze democratiche e antimperialiste a mobilitarsi, non solo per il ritiro immediato delle truppe d’occupazione, ma contro i metodi di sterminio angloamericani, affinché vengano rispettate le convenzioni internazionali che tutelano i diritti inviolabili dei prigionieri di guerra.
Dobbiamo mobilitarci affinché venga riconosciuto alla Resistenza lo status di forza belligerante e non “terrorista”, affinché i prigionieri siano trattati umanamente come prigionieri di guerra ufficiali e non come bestie.
In particolare chiediamo agli occupanti che rilascino tutte le donne, gli anziani e i giovanissmi.
Chiediamo con forza che essi pongano fine ai loro metodi illegali di annientamento e che indichino ai familiari e all’opinione pubblica che fine hanno fatto le migliaia di prigionieri desaparacidos.
Proponiamo infine la formazione di una commissione giuridica d’inchiesta, internazionale e indipendente, che possa indagare e visitare le decine di Guantanamo irachene.
IRAQ LIBERO – 9 dicembre 2004
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2. DAL CONVEGNO DI FIRENZE riflessioni ed indicazioni sulla situazione in Iraq e sulle prospettive del sostegno alla causa del popolo iracheno
“Resistere oggi per esistere domani. Ragioni e orizzonti del sostegno alla lotta del popolo iracheno per la libertà e l’autodeterminazione”. E’ stato questo il tema del convegno nazionale che si è tenuto sabato 27 novembre a Firenze. Un convegno dedicato alla città martire di Falluja ed ai prigionieri iracheni (circa 80.000) incarcerati dagli occupanti, tra i quali molti desaparecidos di cui non si hanno più notizie (è questo anche il caso di Jabbar al-Kubaysi, presidente dell’Alleanza Patriottica Irachena).
L’aggressione criminale alla città di Falluja da parte degli USA e dei loro ascari iracheni sembra abbia fatto una strage anche in Italia. Se a Falluja si sono contate migliaia di vittime - la maggior parte civili - nell’ex paese di Bengodi la mattanza ha riguardato le coscienze, la ragione e la politica.
Falluja è stato il punto culminante dell’azione di sterminio degli imperialisti angloamericani. Una Dresda, una Hiroshima irachena, pianificata non solo per distruggere la Resistenza, ma anche per terrorizzare e annichilire il popolo dell’Iraq e tutti i popoli che non intendono piegare la testa.
Se l’obiettivo dell’azione dei terroristi Bush/Blair/Berlusconi è miseramente e palesemente fallito in Iraq e nel cosiddetto “Terzo mondo”, essa ha invece prodotto effetti devastanti nella fortezza occidentale ed in particolare in Italia, paese-zerbino nel quale non si sono viste fiaccolate pacifiste per i bambini iracheni massacrati, proteste per le continue torture, manifestazioni contro una guerra genocida ormai spudoratamente giustificata dal “Gott mit uns”.
Tra gli scopi del convegno c’era anche quello di rompere questo assordante e umiliante silenzio sulla guerra imperialista all’Iraq con il suo strutturale corollario di crimini contro l’umanità.
Il convegno, partecipato ed intenso, ha consentito di sviluppare diversi spunti di riflessione e di individuare alcuni terreni per l’iniziativa dei prossimi mesi.
I lavori, introdotti da Alessia Monteverdi e conclusi da Leonardo Mazzei, hanno visto ben 14 relazioni tenute da Sammi Alaà, Giovanni Bacciardi, Aldo Bernardini, Luigi Cortesi, Roberto Gabriele, Ugo Giannangeli, Alessandra Kersevan, Willi Langthaler, Alessandro Leoni, Miguel Martinez, Roberto Massari, Moreno Pasquinelli, Costanzo Preve e Pietro Vangeli. Altri tre relatori (Andrea Catone, Domenico Losurdo e Giancarlo Paciello), assenti per ragioni di forza maggiore, hanno inviato i loro saluti.
E’ ovviamente impossibile sintetizzare in poche righe il contenuto di questi interventi che verranno comunque pubblicati negli atti del convegno che saranno disponibili al più presto.
Ci limitiamo perciò a riportare alcuni passaggi dell’intervento di Sammi Alaà, esponente comunista dell’Alleanza Patriottica Irachena, che ha aperto l’assise chiarendo numerosi aspetti della società irachena, sulle sue componenti politiche e religiose, sulla Resistenza e sulla contro-insurrezione angloamericana.
Alaà ha ricordato i tre obiettivi fondamentali della Resistenza: 1) la cacciata degli occupanti, 2) l’indipendenza nazionale, 3) la democrazia in uno stato unitario.
Per la Resistenza non solo tutte le istituzioni create dagli occupanti sono illegali, ma ugualmente illegali e truffaldine sono le elezioni fissate per il prossimo 30 gennaio.
Venendo all’Europa, Alaà è stato molto critico verso quelle forze di sinistra (magari nominalmente comuniste) che non appoggiano la resistenza, mostrando anche in questo modo di essere state ormai assorbite dal capitalismo e dall’imperialismo.
Il convegno si è concluso con alcune indicazioni sulla prosecuzione dell’attività di sostegno alla Resistenza che riportiamo brevemente:
1. PRIGIONIERI - Sulla questione dei prigionieri, ed in particolar modo di quelli scomparsi, la proposta è quella di una forte campagna di denuncia dei crimini contro l’umanità perpetrati dalle eserciti occupanti, da contrapporre all’immagine falsa di “portatori della democrazia” di cui costoro vorrebbero ammantarsi.
2. ELEZIONI - E’ necessario che si manifesti anche in Italia ed in Europa una denuncia del significato delle elezioni-truffa di gennaio, promuovendo il più ampio pronunciamento sul loro carattere antidemocratico nelle attuali condizioni di occupazione militare.
3. CONFERENZA EUROPEA – Per costruire un fronte più largo e coordinato a livello europeo si terrà agli inizi di febbraio una riunione a Colonia con lo scopo di preparare una Conferenza europea a sostegno della Resistenza.
4. INCONTRI CON LA RESISTENZA – Il successo che sta avendo il tour di Sammi Alaà, attualmente in corso, indica una evidente crescita dell’interesse per la Resistenza irachena. L’impegno è dunque quello di continuare anche nei prossimi mesi nell’attività di promozione di momenti di incontro con esponenti del movimento di liberazione.
Infine, come dato politico generale, dal convegno è emersa la necessità di trovare le forme più idonee per sviluppare e rendere più incisiva l’opposizione all’imperialismo americano nel nostro paese, condizione indispensabile per dare forza, continuità e prospettiva politica all’azione di sostegno ai resistenti iracheni che si trovano oggi a combattere sulla prima linea della guerra infinita proclamata da Bush.
29 novembre 2004
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3. PIENAMENTE RIUSCITO il tour di Sammi Alaà in 13 città italiane
La piena riuscita degli incontri con la Resistenza, con la partecipazione di Sammi Alaà dell’Alleanza Patriottica, indicano una crescita significativa dell’area di consenso, o quantomeno di interesse, verso la lotta di liberazione condotta dal popolo iracheno.
Nelle 13 città toccate dal 23 novembre al 5 dicembre la partecipazione è stata ovunque superiore alle migliori attese, segno di un clima politico significativamente mutato.
Come Comitati Iraq Libero ringraziamo tutti quanti si sono impegnati nelle varie realtà per il successo del tour e ci proponiamo di ripetere questa positiva esperienza nei prossimi mesi coinvolgendo soprattutto città e regioni che non è stato possibile toccare in questa occasione.
Riteniamo infatti che la conoscenza ed il confronto diretto con le ragioni della Resistenza sia il miglior antidoto non solo contro la propaganda filoamericana di regime, ma anche contro l’opportunismo presente in ampi settori della sinistra.
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4. INTERVISTA a Sammi Alaà
(di Paola Luciani – Osimo 26 novembre 2004)
Qual è il grado di penetrazione della resistenza nella popolazione irachena?
Dopo un anno di occupazione brutale e di violenti massacri siamo riusciti a fermare gli occupanti, siamo riusciti a formare un esercito e questo spiega l'appoggio popolare che è dato alla resistenza.
Qual è il peso della componente straniera nella Resistenza? Si può pensare alla costruzione di un fronte internazionale?
Daremmo il benvenuto a tutto il mondo a partecipare alla resistenza perché questa resistenza è una lotta umana contro l'imperialismo. Sarebbe un sogno riuscire a formare un movimento del genere ma questa non è la realtà; nella realtà non è così per una sola ragione: la resistenza non ha bisogno di soldi, uomini e armi, abbiamo solo bisogno di un supporto politico; non abbiamo nessun appoggio ufficiale perché sappiamo che gli Stati Uniti hanno il controllo degli stati vicini; l'unico appoggio politico ufficiale ci è dato da Cuba e dalla Corea del nord.
Qual è il programma politico dell'Alleanza Patriottica in merito alla crisi irachena?
Ci sono due punti essenziali da citare: innanzi tutto la liberazione immediata del nostro paese dagli occupanti e la restaurazione dell'indipendenza irachena, inoltre la costruzione di un Iraq unito e democratico per tutti.
Qual è la differenza tra resistenza irachena e terrorismo?
Secondo gli accordi di diritto internazionale è garantita la resistenza di un popolo. Se la resistenza è terrorista o no, non ci importa; ovviamente quelli che ci hanno occupato non considerano il nostro diritto di resistere e fanno di tutto per screditare la nostra azione.
E' vero che esiste un Alto Comando militare unificato che soprintende alla guida della resistenza e che include del personale qualificato operante nel partito Baath?
Si, è vero. Esiste un comando centralizzato e la ragione della sua esistenza risiede nel fatto che dobbiamo rispondere all'attacco sofisticato degli occupanti.
La Resistenza è stata preparata prima dell'attacco degli occupanti?
Buona domanda alla quale do subito una risposta positiva. Si, certi gruppi della Resistenza sono stati preparati prima dell'attacco, in particolare la resistenza armata, il gruppo militare, poi si sono uniti altri gruppi religiosi, politici e patriottici. Ad esempio il gruppo Al Sadr si è unito successivamente.
Saddam Hussein è diventato un simbolo per la Resistenza dopo l'occupazione?
Per me no, e credo che nessun gruppo lo consideri tale. Non mi piace personalizzare la resistenza perché la resistenza è popolare. Forse per il Baath, che non si è sciolto, Saddam Hussein è diventato una figura storica.
Esiste realmente un sud sciita ed un nord sunnita oppure sciiti e sunniti sono uniti nell'azione di resistenza all'occupante?
Bisogna considerare che non esistono zone geografiche così omogenee; ad esempio Falluja è sunnita ma i villaggi intorno sono sciiti. Prima della guerra sciiti e sunniti non si consideravano divisi; soltanto adesso i giornali riportano queste divisioni e concludo affermando che si tratta di una pratica dell'occupante, una sorta di Divide et Impera.
C'è stata diserzione dalla resistenza?
Non posso dirlo perché la partecipazione all'azione di resistenza è volontaria ma noto che al contrario le adesioni aumentano giorno dopo giorno e possiamo parlare di 20 o 30 piazze gia liberate.
Quali sono le perdite politiche che avete inflitto agli occupanti?
Innanzi tutto siamo riusciti ad isolare Stati Uniti e l'Inghilterra, e molti paesi continuano a ritirare le loro truppe dall'Iraq.
La coalizione ha iniziato l'attacco con l'appoggio di 30 paesi ed adesso ne sono rimasti 20 o 21 e di essi i più potenti sono gli Usa e l'Inghilterra, gli altri paesi sono piccoli. L'abbandono delle truppe dei paesi europei dall'Iraq è un'occasione per l'Unione Europea tutta di rendersi indipendente dagli Stati Uniti.
Cosa pensi del Governo provvisorio iracheno?
Il Governo provvisorio iracheno non è considerato legittimo. Il vero potere politico-militare è nelle mani degli Stati Uniti e se vogliamo personalizzare il potere possiamo identificarlo in Negroponte.
In ogni Ministero istituito dal Governo provvisorio abbiamo la presenza di un consigliere americano ma Negroponte è colui che decide su tutto; i veri ministri iracheni non hanno possibilità di decidere, sono "Ministri senza Ministero".
Pensi che le elezioni di Gennaio saranno veramente "libere"?
Penso solo che c'è una grande contraddizione nel tenere "elezioni democratiche libere” in un regime di occupazione. Gli occupanti creeranno una situazione in cui molti partiti si presenteranno
ma saranno vincenti solo in sei, quegli stessi partiti collaborazionisti che sono nell'Assemblea.
La Resistenza potrebbe diventare uno "Stato popolare"?
Possiamo considerare la Resistenza l'unica voce legittima rappresentativa del popolo. Se dovessimo riuscire a governare gli accordi prevedono una partecipazione di tutti i gruppi che hanno preso parte alla Resistenza; una coalizione che governerebbe il paese per un anno fino alle elezioni che si
terrebbero alla presenza di osservatori esterni.
Quindi se gli occupanti lasciassero il paese voi sareste in grado da subito di governare il paese?
Non potrebbe esserci più caos come in questo momento. In realtà dove opera la resistenza c'è ordine, il caos che vedete in tv esiste solo nelle zone sotto controllo americano.
Gli iracheni sanno che l'embargo è stato imposto per la democrazia, che la guerra è stata fatta per portar loro la democrazia e che l'Iraq è stato occupato sempre per il bene della democrazia. Ma cosa significa per un iracheno "democrazia"?
Si, gli iracheni sanno che hanno subito tutto questo per la democrazia ma tutti i progetti che dovevano portare pace e democrazia in Iraq non hanno funzionato. Non è vero che noi non conosciamo la democrazia, un iracheno conosce bene la democrazia. Nel periodo della seconda guerra mondiale quando si svilupparono le lotte contro il nazismo ed il fascismo in Iraq c'era la Monarchia ma i partiti partecipavano alla vita politica; anche sotto il precedente governo di Saddam Hussein vi erano coalizioni e credo che il periodo dal '71 al '79 sia stato il migliore nella storia della politica irachena.
Su quali principi si baserà l'Iraq liberato?
Senz'altro su un sistema multipartitico e democratico perché questo è l'unico sistema che permetterà al popolo iracheno di vivere e perché il tempo per un partito unico è finito!
Il popolo iracheno ha fiducia nell'Onu?
No, assolutamente. Abbiamo avuto esperienze negative con 13 anni di sanzioni; non dimentichiamo che grazie alle sanzioni e all'embargo ci sono stati due milioni di iracheni morti ed inoltre l'Onu, con le ultime risoluzioni ha legittimato e giustificato la guerra. A Sharm el Sheik, infine, ha legittimato le elezioni che si terranno a Gennaio.
Ma se ci fosse lo stesso caos in Italia il governo permetterebbe di fare le elezioni? Ritieni giusto che Saddam Hussein sia prigioniero degli occupanti?
L'Alleanza Patriottica irachena è in opposizione politica a Saddam Hussein. Secondo gli accordi di diritto internazionale gli occupanti non hanno il diritto di rovesciare un governo; se Saddam Hussein ha commesso dei crimini deve essere giudicato dal popolo iracheno che è l'unico ad avere il diritto di farlo!
Cosa c'è dietro l'acquisto delle armi della resistenza sciita da parte degli occupanti?
C'è solo molta propaganda da parte degli americani. La televisione e i giornali hanno fatto vedere che venivano consegnate molte armi ma erano solo armi vecchie ed inutili. E' stata una messa in scena del Governo Allawi per mostrare al modo che la resistenza non è forte e per tentare la
riappacificazione; infine hanno fermato la raccolta perché non c'erano molte armi.
Ci sono circa cinquanta milioni di armi in circolazione in Iraq, su una popolazione di venticinque milioni di abitanti; quando gli americani hanno occupato il paese non hanno trovato i depositi di armi. Ha agito bene il Governo precedente in questa circostanza perché tre settimane prima della
guerra ha aperto i depositi di armi per la popolazione; dicevano "Venite a prendere le armi e difendetevi". Gli iracheni all'estero non ci credevano ma sono stati girati dei filmati.
I gruppi della Resistenza dichiarano che hanno armi per difendersi per altri dieci anni!
Il popolo iracheno come giudica il processo di ricostruzione?
Gli iracheni rifiutano categoricamente la cosiddetta “ricostruzione”, se no non ci sarebbe resistenza!
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5. SOTTOSCRIZIONE per Iraq Libero
In questo anno i Comitati Iraq Libero hanno svolto un’attività assai intensa che ha richiesto non solo tempo, impegno e militanza, ma anche soldi.
Come potete vedere anche da questo notiziario altre iniziative sono già in programma.
E’ perciò necessario che tutti coloro che sostengono le ragioni del popolo iracheno che resiste contribuiscano anche economicamente.
I versamenti vanno effettuati sul ccp n° 57286221 intestato a Leonardo Mazzei, mettendo nella causale SOTTOSCRIZIONE.
Lo stesso ccp è utilizzabile per fare versamenti sia per ricevere il libro TORTURE "MADE IN USA" di Mauro Pasquinelli al prezzo unitario complessivo (libro + spese di spedizione) di 13 euro (causale LIBRO), sia per ricevere le bandiere irachene al prezzo unitario (bandiera + spese di spedizione) di euro 9 (causale BANDIERA).
Per comunicazioni scrivere a comitato_nazionale@iraqlibero.at
COMITATI IRAQ LIBERO – 10 dicembre 2004




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