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    Predefinito Ecco perché i “terroristi” si fanno sentire

    Ecco perché i “terroristi” si fanno sentire
    La macchina militare americana, quella che mantiene l’egemonia del Crimine Organizzato nelle zone della droga e del petrolio, ha oramai il fiato grosso. Ha bisogno al più presto di un coinvolgimento internazionale massiccio. E, come per incanto, riprendono le minacce terroristiche nelle metropoli…

    Pericolosamente estese in tutto il pianeta, le forze armate americane sono “vicine al punto di rottura”. Lo ha lasciato intendere il generale Peter Schoomaker, il capo di Stato Maggiore dell’esercito, interpellato dalla competente commissione del Congresso lo scorso novembre. Alla domanda se poteva essere eseguito l’ordine della Casa Bianca di aumentare la presenza di truppe in Irak fino a 150 mila uomini per accrescere la sicurezza in vista delle elezioni del 30 gennaio, il generale ha risposto: “sono impegnato a fornire la forza richiesta. Ma non posso promettere più di quel che ho” (1).
    Ed ha aggiunto: dato che praticamente tutte le 10 divisioni dell’esercito sono attualmente impegnate in Irak o in turno di avvicendamento, è rimasto ben poco da dispiegare in caso di nuova minaccia. Ciò, nonostante la dottrina del Pentagono sia di mantenere la capacità di combattere “due medi conflitti regionali” simultanei, cosa che il ministro della Difesa Rumsfeld sostiene ancora possibile. L’ammissione del generale Schoomaker è tanto più significativa in quanto gli alti gradi del Pentagono hanno evitato di fare dichiarazioni che possano apparire critiche verso Rumsfeld, da quando costui ha costretto alle dimissioni il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Eric Shinseki, colpevole di aver detto che l’occupazione dell’Irak richiedeva da 250 a 400 mila uomini, mentre Rumsfeld insisteva che 130 mila erano più che sufficienti.
    Ma a questo punto i generali vedono avvicinarsi l’incubo di ogni stratega: l’eccessiva “dispersione” della forza in un velo troppo sottile che la espone all’iniziativa del nemico, e lo stress della truppa, che può avere conseguenze anche politicamente gravi. Sono le conseguenze paventate da Lawrence Korb, già viceministro della Difesa sotto Reagan: “attualmente l’amministrazione sta sottoponendo le riserve a ritmi insostenibili e viola le norme per lo spiegamento di uomini all’estero che sono state stabilite per equità e per non provocare diserzioni”.
    Già oggi un numero crescente di soldati americani (che sono volontari) rifiuta la prosecuzione del contratto, nonostante un aumento del 3,5 per cento delle paghe. E sempre più richiamati dalla Guardia Nazionale e dalla Riserva non si presentano, o si oppongono al richiamo per vie legali. Schoomaker ha lasciato intendere che si sta chiedendo troppo alla Guardia Nazionale, un servizio territoriale e part-time, che è di fatto diventato un servizio militare vero e proprio. Dei 130 mila uomini spiegati in Irak, il 40 per cento sono riservisti richiamati (che hanno dovuto lasciare famiglia e lavoro) e Guardia Nazionale. Di questi ultimi, alla vigilia dell’invasione dell’Irak erano in servizio attivo 79 mila; oggi sono 183 mila.
    Ad almeno 40 mila militari è stato prolungato il servizio d’autorità. Alla riserva mancano 5 mila capitani, che sono gli ufficiali più necessari nelle operazioni, a contatto diretto con la truppa. Tutti i professionisti, concordi, dicono che bisogna aumentare la forza regolare. Ma la Casa Bianca prende tempo e non concede i necessari finanziamenti, adducendo che la necessità è “temporanea”. Aumentare la forza armata di 10 mila uomini costerebbe 1,2 miliardi di dollari l’anno. E reintrodurre la leva obbligatoria sarebbe molto impopolare.
    E’ l’esito catastrofico della “dottrina Rumsfeld”, promotore dell’esercito “leggero”, economico, dove la tecnologia dovrebbe compensare la scarsità di truppa, e i risparmi dovrebbero essere realizzati con l’assunzione “a termine” di mercenari. In realtà, la spesa e l’aggravio sociale delle guerre di Bush si sta rivelando pericolosa per la tenuta dell’armata (sulla carta) più potente del mondo. Basta considerare le seguenti cifre:

    Militari in servizio attivo

    1,4 milioni
    Air Force: 376.616.
    Esercito: 499.543
    Corpo dei Marines: 177.480
    Marina: 373.197

    Dispiegati all’estero:

    360.000 circa.
    Germania: 76.058
    Corea del Sud: 40.840
    Giappone: 36.365
    Italia: 12.606
    Gran Bretagna: 11.469
    Irak: 170 mila circa,
    Afghanistan: 10-15 mila.

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Ma i 12.000 parassiti in Italia, quanto ci costano?

 

 

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