Yvonne Ridley, la giornalista britannica divenuta molto nota tre anni fa dopo la sua drammatica cattura, ed il successivo rilascio, da parte del deposto regime Taleban in Afghanistan, ha recentemente dichiarato che la sua vita e' completamente cambiata in meglio, grazie all'Islam.
Ciò che e' cominciato come una pura e semplice ricerca sull'Islam subito dopo il suo rilascio, si e' trasformato in un commovente viaggio spirituale, culminato nella ferma convinzione che l'Islam non e' oppressione, né violenza, ma pace, tolleranza e comprensione.
E' questo ciò che Yvonne ha dichiarato durante una recente intervista con il quotidiano malese in lingua inglese The Star.
Dopo aver abbracciato l'Islam nell'agosto del 2003, la giornalista del Sunday Express ha ammesso che "era solita lavorare duro e giocare duro" e che era una "bevitrice prolifica", ma ora si sente meglio in salute, più felice e soddisfatta di sé. "Le mie amiche lo notano e mi chiedono: cos'e' che ha cambiato la tua vita così tanto? Io dico: l'Islam. E loro: no, davvero, cos'e'?".
Ridley e' appena tornata dalla Malesia dove ha raccolto fondi per l'organizzazione islamica di servizio sociale Al-Khaaem, di base in Inghilterra.
"L'intera esperienza mi ha insegnato una lezione molto importante, a non credere nella propaganda che gente di potere in luoghi di potere vuole farci credere".
Il 28 settembre 2001, Ridley, allora 43enne, cercò di penetrare illegalmente in Afghanistan dal Pakistan. Catturata dai Talebani, fu rilasciata nell'ottobre successivo e descrisse l'esperienza unica che aveva vissuto nel libro "Nelle mani dei Talebani".
Nel libro, Yvonne raccontò di essere stata trattata con molto rispetto e cortesia dai Talebani, che erano soliti chiamarla "ospite" e "sorella". Ridley ha confessato a The Star di avere davvero ringraziato Dio del fatto che i suoi sequestratori fossero Talebani e non americani. "Quando ritorno indietro alla mia esperienza, e vedo le immagini sconvolgenti di Guantanamo Bay, e le storie e le immagini orrende che emergono dalla prigione di Abu Ghraib, ringrazio Dio di essere stata catturata dal regime più cattivo e brutale del mondo e non dagli americani".
Ridley, attivista anti-guerra dell'epoca, ricorda come l'intelligence USA avesse inviato ai Talebani un dossier in cui la accusava di essere una spia, in modo da ridurre al silenzio il suo movimento contro la guerra. "Fossi stata sparata o giustiziata, sarebbe stato per essi più semplice giustificare il bombardamento dell'Afghanistan. Avrebbe ulteriormente demonizzato i Talebani. Un funzionario dell'intelligence mi disse: Non la prenda come una faccenda personale. Non era contro di lei", ricorda ridendo.
Dal suo rilascio, la Ridley e' divenuta una fervente attivista contro la guerra, sostiene Stop the War Coalition e viaggia in tutto il mondo per partecipare a raduni pacifisti. E' membro fondatore di Women in Journalism e patrono dell'organizzazione britannica Stop political Terror, che si occupa della situazione dei musulmani britannici, specie di coloro che sono detenuti nelle famigerate prigioni di Belmarsh e Woodhill.
Scrive ancora per il Sunday Express e per il Muslim Weekly di New York e collabora inoltre all'Islam Channel, una rete satellitare lanciata in Gran Bretagna un anno fa.
Membro attivo del nascente partito politico Respect, Ridley spera di essere la prima donna politica musulmana ad indossare l'hijab in Parlamento. "Ho partecipato come candidata alle elezioni europee ed abbiamo raccolto un quarto di milione di voti in tutto il paese", racconta. "Ciò non si e' tradotto in un seggio, ma stiamo selezionando candidati in grado di presentarsi alle elezioni generali che si terranno nel maggio dell'anno prossimo.
"Ciò che e' particolarmente significativo e' che se avrò successo, diverrò la prima donna politica musulmana a sedere a Westminster e probabilmente la prima parlamentare a indossare l'hijab". Yvonne sa, tuttavia, che la strada da percorrere e' ancora lunga, sebbene abbia l'incoraggiamento di un gran numero di britannici, disillusi dal primo ministro Tony Blair.
"Vi e' un grosso supporto da parte di quelle persone che sentono di non avere più voce all'interno del partito laburista, guidato da un primo ministro che preferisce prendere ordini da Washington, più che dalla gente che lo ha eletto".




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