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    Predefinito Roma,14 novembre, manifestazione nazionale CGIL

    Manifestazione Nazionale -Piazza del Popolo - Roma - Ore 14.00 | CGIL

    Interviene Guglielmo Epifani, Segretario generale CGIL

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Roma,14 novembre, manifestazione nazionale CGIL

    In vista della manifestazione nazionale del 14 novembre, convocata dalla CGIL sui temi della crisi e della difesa dell'occupazione, il 'Porale del Lavoro' sta raccogliendo i contributi delle categorie che spiegano le motivazioni che porteranno i lavoratori a scendere il piazza in quella giornata. Dalle tante vertenze, ai duri effetti della crisi, alla necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali e tante altre domande che da troppo tempo esigono una risposta.

    FILCAMS: in piazza a Roma il 14 novembre per la manifestazione nazionale della CGIL “Il lavoro e la crisi: esigiamo delle risposte” 10/11/2009 La Filcams Nazionale aderisce alla manifestazione nazionale “Il lavoro e la crisi: esigiamo delle risposte”, organizzata dalla Cgil per il 14 novembre prossimo per sostenere il lavoro e sottolineare che “il peggio della crisi non è affatto alle nostre spalle”.
    “Una crisi senza precedenti si sta abbattendo sul settore del terziario” dichiara Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil “che sta risentendo pesantemente della contrazione economica.”
    Dalle grandi catene alberghiere alle imprese di pulizie, dai maggiori marchi di distribuzione alle agenzie di lavoro interinale, sono più di 33000 i lavoratori in cassa integrazione, mobilità o con contratto di solidarietà.
    Nel commercio, la contrazione dei consumi ha indotto sia le grandi, che le piccole imprese di distribuzione a ridurre il personale aumentando la flessibilità dell’orario di lavoro: sono circa 15000 coinvolti nella crisi, di cui 3000 con contratto di solidarietà, più di 2000 in mobilità e quasi 4500 in cassa integrazione.
    Nel turismo, dove il mercato è già fortemente vincolato alla stagionalità che concentra viaggi e vacanze solo in alcuni periodi dell’anno, la crisi economica ha messo in moto ed incrementato il meccanismo delle esternalizzazioni dei servizi. Aziende turistiche o grandi strutture alberghiere affidano l’organizzazione della maggior parte delle attività a ditte esterne, rimanendo con il semplice ruolo di coordinamento. I lavoratori passano, dunque, alle dipendenze delle nuove società o cooperative, ma con meno tutele e maggiore precarietà.
    Il sistema degli appalti di servizi, caratterizza il settore delle pulizie, della ristorazione e della vigilanza privata, ma in questa fase economica difficile, si sta trasformando in un escamotage aziendale per ridurre i costi; una corsa cioè al massimo ribasso. Le società e le cooperative che partecipano alle gare per il conferimento degli appalti, pubblici o privati che siano, fanno offerte economiche sempre più basse per aggiudicarsi le gare, con pesanti conseguenze per i lavoratori (diminuzione dell’orario di lavoro, precarietà economiche e riduzione degli stipendi).
    Diminuisce sia la qualità che la professionalità del lavoro e le imprese, attanagliate dalla crisi economica, puntano solo al contenimento dei costi, non tenendo conto delle conseguenze di alcune scelte poco attente al “dopo crisi”, poco lungimiranti.
    “La crisi si sta traducendo in un attacco a tutta la contrattazione di secondo livello” sostiene Martini “è il terreno sul quale le imprese cercano il contenimento dei costi”.
    “È il momento più importante” prosegue il segretario “è il momento in cui dobbiamo essere concreti per dare ai lavoratori delle risposte realistiche. Dobbiamo combattere la precarietà dei rapporti di lavoro, ma allo tempo stesso definire un nuovo modello organizzativo e di sviluppo più ambizioso che ci permetta di uscire dalla crisi, proiettandoci in un futuro con più certezze.”

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12589

    NIdiL: 370.000 (e una) ragioni per scendere in piazza il 14 novembre 10/11/2009 La lunga crisi da cui ancora non ci si riesce a sollevare, e i cui effetti ci accompagneranno ancora per molto, ha letteralmente travolto i precari. Quasi in silenzio prima, quando hanno assorbito loro i primi colpi e la loro espulsione ha tamponato le prime falle; poi, via via, in modo più visibile dentro la visibilità dei colpi al lavoro stabile. In questo modo hanno perso lavoro, nella somministrazione, circa 100.000 persone su 300.000, calcolandole astrattamente a tempo pieno e continuato: in realtà per 200.000 lavoratori su 600.000 non si sono più determinate le occasioni di lavoro, seppur parziali, prima offerte.

    Così l’hanno perso 170mila collaboratori, secondo i dati ISTAT (visto che l’INPS non ha fornito i dati 2008 ed i parziali 2009 che avevamo richiesto per il nostro rapporto annuale sui precari). Gli uni e gli altri fino a dicembre senza alcuna copertura. Poi, per i somministrati, la possibilità di accesso – complicata da requisiti troppo alti – agli ammortizzatori in deroga ma, soprattutto il sostegno dato dal CCNL di settore e dall’accordo del 13 maggio con il ministero del Lavoro, poi implementato a livello regionale dalla Puglia e dalla Lombardia, e attualmente in fase di confronto in altre regioni. Per i collaboratori invece un provvedimento una tantum del governo, pressoché inesigibile per i requisiti proibitivi e del quale NIdiL, FELSA e CPO, insieme alle Confederazioni, stanno chiedendo la profonda modifica avendo avanzato in proposito una richiesta di incontro al ministro.

    370.000 ragioni per esserci il 14 dunque, ed una in più: i primi dati parziali sul lavoro legato alla incerta ripresa confermano il nostro timore che non solo aumenterà la precarietà, ma anche la peggiore precarietà, quella dei voucher, del lavoro a chiamata, delle collaborazioni, mentre le forme più tutelate, quali la somministrazione, restano al palo. E allora occorre, oggi che maggiore è l’attenzione al problema occupazione, rilanciare con forza l’allarme su questo mercato del lavoro e sulle forme articolate di dumping che presenta, chiedendo un mercato del lavoro che riporti la flessibilità su binari puliti, utili per le imprese, ma di tutela per il lavoro: contratti a termine, somministrazione, contratto formativo, mettendo ordine alla giungla attuale. Anche per questo dunque, il 14 NIdiL ci sarà.


    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12580


    FILCTEM: verso la manifestazione CGIL del 14 novembre 10/11/2009 Migliaia i posti a rischio, aumento a dismisura della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, poche le riconferme dei lavoratori precari e possibile chiusura di importanti poli produttivi nei settori della chimica, dei tessili e dell'energia. E' questa la difficile situazione che descrive il Segretario Generale della FILCTEM, Alberto Morselli, nello spiegare le motivazione che porteranno in piazza il 14 novembre i lavoratori, rivendicando provvedimenti anticrisi che il Governo italiano non ha saputo prendere.

    “Il recentissimo dato fornito dall'OCSE sulla crescita economica del'Italia (+10,8% su base annua), superiore a quello di altri paesi, ci dà – è indubbio – un po' di sollievo. Ma se lo si raffronta con quello delle scorse rilevazioni nelle quali l'Italia aveva fatto segnare un tracollo (-32%), allora risulta più chiaro che la gravità della crisi in atto non accenna affatto a diminuire: crescita zero nel 2010, debito pubblico al 118% del pil, quello stesso prodotto interno lordo le cui previsioni risultano in picchiata, superiori al 5% annuo”.

    “E il primo riflesso preoccupante di questa situazione senza precedenti – confermato anche da governi e sindacati nel recente 'G–20' di Pittsburg – è il dato occupazionale, la cui 'spia rossa' non accenna a spegnersi: ne sappiamo qualcosa noi dove in tutti i settori - dalla chimica al tessile, a quelli manifatturieri ad essi collegati - abbiamo migliaia di posti di lavoro a rischio, ristrutturazioni, licenziamenti, aumento a dismisura della cassa integrazione, mobilità, possibili chiusure di stabilimenti, mancate conferme dei 'tempi determinati', lavoro interinale pressoché scomparso, difficoltà forti per indotto e per i lavoratori delle ditte appaltatrici”.

    “Contrariamente a quanto fatto da altri governi europei (Germania in testa), dagli Stati Uniti, dal Canada, il governo italiano non è stato in grado di gestire la crisi con provvedimenti tempestivi e adeguati. Abbiamo chiesto – inascoltati il più delle volte – interventi anticrisi da concentrare particolarmente nella ricerca, nell'innovazione, nella buona formazione e contemporaneamente più ammortizzatori sociali per quantità ed estensione, un impegno per una nuova fase industriale rivolta alla difesa e allo sviluppo delle piccole e medie imprese, per risolvere i problemi del credito, della fiscalità di vantaggio, della tracciabilità dei prodotti 'made in Italy', dei costi energetici e dello snellimento delle procedure amministrative e autorizzative per nuovi investimenti. Insomma, finora un 'flop' anche nella stessa programmazione (progetto 'Industria 2015', chi l'ha visto?) di un quadro organico di interventi normativi e finanziari a sostegno dell'innovazione, della formazione permanente, della ricerca (dov'è il credito d'imposta?) e di quelle imprese che hanno presentato progetti innovativi sulle fonti rinnovabili, la tecnologia a basso impatto ambientale, la scienza della vita”.

    “Sono queste in sintesi le ragioni per le quali la nostra federazione dei chimici, tessili, energia e settori manifatturieri ad essi collegati, parteciperà numerosa alla manifestazione CGIL di sabato 14 novembre per contribuire a scrivere una nuova agenda di priorità e di proposte atte a contrastare la crisi e immaginare un futuro all'altezza delle attese di migliaia di lavoratori”.

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12579


    FILT: in piazza per la manifestazione nazionale CGIL del 14 novembre 10/11/2009 Gli effetti pesanti della crisi sul settore merci, così come lo stato in cui versano i trasporti nel settore pubblico, le annose vicende legate a Tirrenia, Alitalia e FS, e ancora altre criticità. Sono queste le motivazioni e le ragioni per cui la FILT CGIL scenderà in piazza a Roma sabato 14 novembre per la manifestazione indetta dalla CGIL ‘Il lavoro e la crisi: esigiamo le risposte’. E’ il segretario generale della FILT CGIL, Franco Nasso, a fare il punto della situazione: “Nei trasporti - spiega - le più rilevanti e gravi contrazioni occupazionali, e riduzioni di reddito per centinaia di migliaia di addetti del settore privato, le abbiamo registrate nel settore merci dove il drammatico calo dei volumi, nonostante le dichiarazioni ottimiste del ministro dell’economia, non sembra ancora manifestare segni concreti di ripresa”. Chi ne paga ‘pesantemente’ il prezzo in questo caso è “il lavoro diffuso e precario che non sempre trova il riparo minimo degli ammortizzatori sociali, come nella vasta area che interessa i lavoratori immigrati”.

    Inoltre, in tutte le aree di attività svolte nei trasporti dal servizio pubblico, “nei vari modi e senza regole comuni per le modalità di affidamento - fa sapere il numero uno della FILT - il trasferimento di risorse pubbliche, considerata la situazione di bilancio dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali, comporta già effetti negativi sull’occupazione e sul reddito e condizionerà inevitabilmente la possibilità di sviluppo e di risanamento delle aziende, insieme alla contrattazione nazionale e aziendale”. Una situazione critica che va ad aggiungersi “alla crisi che stanno vivendo da anni le grandi aziende come Tirrenia, Alitalia ed FS”.

    Per le condizioni in cui versa più in generale il settore c’è adesso, “con più urgenza rispetto al passato” bisogno di “interventi di regolazione, di sostegno agli investimenti, di garanzia dei livelli di attività, in una logica di sistema che continua a mancare ma che diventa indispensabile per delineare le prospettive di uscita dalla crisi”. Si rende, cioè, per Nasso “sempre più necessaria e urgente una chiara politica dei trasporti in grado di favorire la crescita di un sistema di imprese pubbliche e private dentro un nuovo sistema di regole che selezioni i trasferimenti pubblici, li indirizzi allo sviluppo del settore e garantisca le tutele del lavoro, a partire dalle clausole sociali”.

    Necessario è, inoltre, ripensare il sistema contrattuale nei trasporti, “mettendo mano al sistema dei contratti nazionali e ragionando sulle soluzioni che possono realizzare una migliore tutela del lavoro attraverso il rafforzamento della contrattazione nazionale e di secondo livello. Nel settore - conclude Nasso - sono in grave ritardo i rinnovi dei contratti della Mobilità, del Trasporto Aereo, della Viabilità e della Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni, le cui rispettive vertenze registrano difficoltà crescenti a seguito dell’accordo separato sul sistema contrattuale”. Per queste, e altre ragioni ancora, la FILT sarà in piazza il 14 novembre.

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12578


    SPI: i pensionati della CGIL in piazza il 14 novembre “per contrastare le scelte del Governo sulle politiche sociali e previdenziali” 12/11/2009 I pensionati della CGIL, afferma Carla Cantone, Segretario generale dello SPI, saranno in piazza del Popolo a Roma sabato 14 Novembre, per manifestare a fianco dei lavoratori che vivono il dramma dei licenziamenti per la grave crisi industriale.

    “Saremo con loro - afferma Carla Cantone - perché sviluppo e occupazione riguardano tutti, pensionati compresi e perché occorre contrastare le scelte del Governo sulle politiche sociali e previdenziali. Dobbiamo costringere il Governo ad investire sulle politiche di welfare sociale, quale opportunità di sviluppo e di occupazione”.


    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12603
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Roma,14 novembre, manifestazione nazionale CGIL

    In vista della manifestazione nazionale del 14 novembre, convocata dalla CGIL sui temi della crisi e della difesa dell'occupazione, il 'Portale del Lavoro' sta raccogliendo i contributi delle strutture regionali che spiegano le motivazioni che porteranno i lavoratori a scendere il piazza in quella giornata. Dalle tante vertenze, ai duri effetti della crisi, alla necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali e tante altre domande che da troppo tempo esigono una risposta.




    Emilia Romagna: il 14 novembre in piazza a Roma per testimoniare l'esplosione della 'fase sociale' della crisi nella regione 12/11/2009 L’andamento della Cassa integrazione negli ultimi mesi in Emilia Romagna si traduce in un grafico più irregolare: le domande mensili da parte delle aziende, triplicate da gennaio (1.476) a luglio (3.709), sono diminuite a settembre (3.133). Nello stesso mese si è registrato il picco annuale delle ore di cassa integrazione ordinaria per industria e commercio: 5.529.549 (+ 800% circa da gennaio), che a ottobre calano a 4.031.003. Contemporaneamente cresce il peso della CIG straordinaria e in deroga (2.371.704 ore a settembre, 3.012.101 a ottobre). Il 70% di tutta la CIG riguarda il settore metalmeccanico, un altro 15% ceramica e chimica.

    La gestione speciale in edilizia aggiunge al conto 316.000 ore a settembre, in calo sul picco mensile di maggio (524.000 ore) e in ulteriore calo a ottobre con 248.000 ore. Ma i dati occupazionali forniti dalla FILLEA CGIL regionale dicono che tra ottobre 2008 e 2009 mancano dal conto oltre 13.000 operai edili, circa il 20% dei dipendenti dell’anno scorso.

    Riguardo alla mobilità, il confronto su periodi omogenei da gennaio a settembre presenta un numero di 21.273 lavoratori iscritti nelle liste 2009, poco meno del raddoppio sullo stesso periodo 2008 (11.473): mentre resta contenuto l’aumento dei licenziamenti collettivi con indennità (+ 34%, legge 233), salgono del 112% i licenziamenti senza indennità, in gran parte individuali, nelle piccole aziende (legge 236). Infine, da gennaio a settembre 2009 si sono accumulate 83.000 domande di disoccupazione ordinaria, ben 45.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2008: di queste, circa 16.000 rientrano nelle sospensioni Eber, ente bilaterale dell’artigianato.

    “Gli ultimi dati della Cassa integrazione - commenta il Segretario Generale CGIL Emilia Romagna, Danilo Barbi - sembrano dire che il calo produttivo dell’industria in regione ha toccato il tetto massimo e sta rallentando, ma non c’è inversione di tendenza e non si vede ripresa. Mentre perdura questa grave incertezza, in molte aziende è vicino il capolinea della CIG ordinaria e il passaggio alla CIG straordinaria pone duramente la questione esuberi. Già oggi possiamo dire che in Emilia Romagna questa crisi si è portata via almeno trentamila posti di lavoro e per fortuna la contrattazione diffusa ha consentito di arginare i danni: contiamo ben 9.500 accordi aziendali di gestione delle crisi e di gestione degli ammortizzatori in deroga, attraverso i quali sono stati salvaguardati finora migliaia di lavoratori. Centinaia anche gli accordi di crisi sottoscritti con comuni e province per interventi a sostegno dei redditi dei pensionati e dei lavoratori in difficoltà. Ma non ci nascondiamo che siamo di fronte per la prima volta da decenni, nella nostra regione, a un grave rischio occupazione: direi che è in piena esplosione la fase sociale della crisi ed è questo il primo aspetto che porteremo a Roma alla manifestazione nazionale di sabato della CGIL. Se non si prolunga la Cassa integrazione, se non aumentano i massimali dell’importo economico, se non si sostengono i lavoratori senza coperture e i precari che hanno perso il posto, vedremo peggiorare la condizione reale di migliaia di persone. E considero perfino offensivo – conclude Barbi - l’ottimismo del governo nel vantare primati inesistenti, mentre si dimostra incapace di assumere le misure che sarebbero invece necessarie e urgenti.”

    Sono 158 i pullman CGIL che partiranno dall’Emilia Romagna per la manifestazione di sabato: considerando i mezzi individuali, si muoveranno verso Roma circa novemila persone dalla regione.


    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12604


    Friuli Venezia Giulia: alla manifestazione del 14 novembre a Roma per la difesa del welfare, della scuola pubblica, dei diritti degli immigrati e dei più deboli 11/11/2009 Dal Friuli Venezia Giulia arriveranno in ottocento. In prima fila le delegazioni delle tante, tantissime aziende – Carraro, Eaton, Ideal Standard, Zml, Safilo, Gros Market, Weissenfels, e l’elecno potrebbe continuare a lungo – colpite da una crisi che non accenna ad allentare la presa.

    Le speranze che l’autunno potesse portare segnali di ripresa sono state purtroppo smentite dai dati sulla Cassa integrazione, che dopo l’apparente frenata di settembre è tornata a picchi altissimi. A ottobre le ore richieste dalle aziende e autorizzate hanno toccato quota 2,6 milioni tra Cassa ordinaria e straordinaria, sfiorando il record negativo di luglio: nei primi 10 mesi dell’anno il ricorso alla cassa ha già superato i 14 milioni di ore, contro i 3,3 milioni del 2008.

    L’estensione degli ammortizzatori in deroga da 4 a 6 mesi, prevista dal recente accordo tra Regione e parti sociali, non è sufficiente ad arginare gli effetti di una crisi che a fine anno avrà cancellato, secondo le proiezioni dell’assessorato competente, almeno 12.000 posti di lavoro. Una situazione del tutto nuova e dirompente per un’economia che fino a un anno fa viaggiava su livelli di piena occupazione, con un tasso di senza lavoro attestato su valori minimi (3,5%).

    “Visti gli altissimi livelli di utilizzo della Cassa ordinaria – commenta Franco Belci, Segretario Generale della CGIL FVG – è logico aspettarsi un’ulteriore crescita delle domande di Cassa straordinaria e di ammortizzatori in deroga”. “In mancanza di un’estensione e di un rafforzamento degli ammortizzatori – prosegue Belci - le ripercussioni in termini di posti di lavoro persi rischiano di essere molto più pesanti di quanto già preventivato. E questo, naturalmente, chiama in causa la necessità improrogabile di misure di politica economica capaci di rilanciare consumi e investimenti”. “Il 14 novembre saremo a Roma per rivendicare tutto questo e per lanciare un messaggio forte in difesa del welfare, della scuola pubblica, dei diritti degli immigrati e dei più deboli, sotto attacco sia a livello nazionale che nella nostra regione, dove il sindacato è sceso in piazza unitariamente contro una legge che lega l’accesso al welfare a odiosi criteri di cittadinanza”.

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12596


    Liguria: il 14 novembre in piazza a Roma per la manifestazione nazionale CGIL 'il lavoro e la crisi' 10/11/2009 “La crisi è arrivata forte e chiara anche in Liguria: in un anno abbiamo perso 19 mila posti di lavoro e di questi abbiamo stimato che oltre la metà dei lavoratori non ha alcun paracadute, lavorando in condizioni di precarietà o in settori per cui non è previsto alcun ammortizzatore sociale” non usa giri di parole Renzo Miroglio Segretario generale CGIL Liguria per fotografare la situazione dell’economia del territorio.

    Secondo i dati ISTAT, dal giugno del 2008 al giugno del 2009 la nostra regione ha registrato 19 mila occupati in meno, di cui 12 mila uomini e 7 mila donne. In aggiunta, le elaborazioni CGIL indicano che nei primi 8 mesi del 2009, la somma delle ore concesse tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria siano state circa 7.747.261 con un incremento percentuale del 123,3% rispetto al 2008. Nello stesso periodo sono state 241, per quasi 3 mila lavoratori interessati, le imprese che hanno chiesto la cassa integrazione in deroga. “Sul piano economico produttivo – continua Miroglio - il fatto che gli indicatori vedano Genova e almeno parzialmente Savona stare meglio di Spezia e Imperia, significa che si va meglio dove c’è più tecnologia e innovazione. Questo indica la necessità di politiche industriali mirate e il bisogno di sostenere lo sviluppo locale dedicando spazi, ambiente, infrastrutture, formazione, trovando collegamenti tra bisogni locali e produzioni tecnologicamente avanzate”.

    Sono questi i motivi per i quali anche la Liguria parteciperà numerosa alla manifestazione nazionale del 14 novembre “Il lavoro e la crisi” contro le situazioni di sofferenza presenti sul territorio e per chiedere al Governo politiche a sostegno di sviluppo e occupazione. Un treno speciale partirà da Genova e 15 saranno i pullman distribuiti tra Imperia Savona e La Spezia; l’obiettivo è quello di portare in piazza del Popolo a Roma 1.500 lavoratori liguri dipendenti delle aziende in crisi. Tra le tante realtà presenti, i lavoratori dell’ILVA di Genova, quelli della Columbus tour operator del Gruppo Ventaglio, quelli della Centrale del Latte e della Compagnia Unica del Porto, insieme ai lavoratori della logistica e del trasporto merci, settori – insieme al commercio, letteralmente falcidiati dalla crisi. Da Savona parteciperanno le aziende Ferrania, OCV, CIET, Ap di Cairo Montenotte e Piaggio sedi di Finale e Genova. Da La Spezia, oltre alla San Giorgio, le aziende del settore nautico settore particolarmente colpito, come tra l’altro quello edile con tanti lavoratori in arrivo da Imperia.

    Le modalità per partecipare si trovano sul sito www.liguria.cgil.it


    CGIL - Liguria: il 14 novembre in piazza a Roma per la manifestazione nazionale CGIL 'il lavoro e la crisi'


    Lombardia: a Roma il 14 novembre per la manifestazione nazionale della CGIL 10/11/2009


    Saranno 130 i pullman che porteranno a Roma, per partecipare alla manifestazione nazionale di sabato prossimo, oltre settemila lavoratrici e lavoratori lombardi.



    Molte le delegazioni dalle aziende in crisi: Tenaris, Brembo, Donora, Ideal Standard, Ex Ocean, Federal Mogul, Cometal, Tessival, Afl, Glaston, Ratti, Saco, Faital, Guzzi, Riello, Akzo Nobel, Marcegaglia, Lares, Metalli Preziosi, Ercole Marelli Power, Bayer, Roche, Bracco, Eutelia, Nokia Siemens, Carrefour, Ex-Celestica, Cartostrong, Interfila, Borghi, Franco Tosi, Mivar, Cagi Maglierie, Cartiera Della Valtellina, Sea Sea Handeling di Malpensa, Ex Ibici.



    La crisi colpisce anche la “ricca” Lombardia: 179 milioni di ore di cassa integrazione e oltre 250 mila lavoratori coinvolti (con un aumento del 495%), crescita di disoccupazione e licenziamenti (+ 24% rispetto allo stesso periodo del 2008).



    “Noi abbiamo messo al centro del rapporto non facile con le controparti e con la Regione - ha detto il Segretario Generale della CGIL Lombardia Nino Baseotto - il contrasto alla crisi. L’estensione a tutti degli ammortizzatori in deroga e la riprotezione di un grande numero di precari della scuola sono risultati parziali ma importanti. Positivo anche il recente accordo sulla non autosufficienza. Ora è urgente definire politiche capaci di generare nuova occupazione e determinare la ripresa: politiche industriali tese all’innovazione e l’immediato via libera alle opere infrastrutturali da subito cantierabili”.



    Con le stesse motivazioni sabato 24 ottobre la CGIL Lombardia, insieme a CISL, ACLI e ARCI, ha organizzato a Milano la "Marcia per il lavoro", alla quale hanno partecipato circa 50mila persone.





    “Il successo di quella iniziativa, dice che il senso è stato condiviso: nessuno ha rinunziato alle proprie posizioni, ma abbiamo concordato di unire gli sforzi per contrastare questa crisi - continua Baseotto. Sono convergenze che non cancellano o attenuano le differenze, lo scontro duro che è in atto sui temi cruciali, a partire dai rinnovi contrattuali. L’Accordo separato sul modello contrattuale è uno strappo di gravità inaudita, e quello dei meccanici è davvero un brutto contratto, sia per la parte economica che per le modalità che hanno visto l’esclusione della Fiom, con l’aggravante di negare a lavoratori e lavoratrici il diritto ad esprimersi sul contratto attraverso il voto referendario. Ma ci sono convergenze necessarie, essenziali, da realizzare sempre sul merito delle cose, su obiettivi che di volta in volta si riescono a condividere. Penso per esempio a quei contratti che sostanzialmente non applicano l’intesa di aprile sul modello contrattuale e che unitariamente si stanno sottoscrivendo, come quello degli alimentaristi, delle telecomunicazioni, dei cartai, e agli altri che ci auguriamo si sottoscriveranno nell’immediato futuro. Con questa convinzione saremo dunque a Roma a rappresentare le tante facce della crisi presenti nella nostra regione, dietro lo striscione che aprirà lo spezzone lombardo del corteo, e che recherà la scritta: “Contrastare la crisi e rinnovare i contratti: un binomio inscindibile a difesa dell’occupazione, dei diritti e dei redditi”.

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12587



    Marche: in piazza a Roma il 14 novembre per “dire basta alla crisi ed uscirne con più lavoro e diritti” 11/11/2009 A Roma, il 14 per dire basta alla crisi, per uscirne con piu’ lavoro e piu’ diritti. Nelle Marche, la caduta dell’economia sembra arrestarsi ma la ripresa è lenta e soprattutto gli effetti sul mercato del lavoro saranno particolarmente acuti per tutto il 2010.

    Secondo i dati della Banca d’Italia, nella regione nella prima metà del 2009 la produzione industriale è diminuita del 13%, nel primo semestre l’export segna – 28,9. Il tasso di disoccupazione sale al 6,3%, in crescita anche la cassa integrazione ordinaria con +242% nei primi nove mesi dell’anno e quella straordinaria con 6.684 lavoratori in cig nei primi nove mesi 2009 rispetto ai 1380 del 2008.

    Le vertenze aperte nella regione sono molteplici. Tra le piu’ importanti, l’Antonio Merloni di Fabriano, in amministrazione straordinaria con 1330 lavoratori in cig, l’Aethra di Ancona con circa 170 dipendenti in cig e alle prese con una crisi aziendale per la quale sono in corso trattative per la vendita dei rami di attività, quindi la Manuli di Ascoli Piceno che ha messo in mobilità 375 lavoratori. Alla Poltrona Frau di Tolentino (Mc), un accordo sindacale ha consentito di evitare la messa in mobilità di 66 lavoratori riducendo il numero a 36 dipendenti che usciranno dall’azienda “volontariamente”, alla raffineria Api di Falconara l’azienda ha dichiarato 140 esuberi, alla Fincantieri di Ancona ci sono 160 lavoratori in cig.

    “Il 2009 è l’anno che sconta più duramente gli effetti della recessione – commenta Gianni Venturi, Segretario Generale CGIL Marche - basti pensare che il Pil delle Marche scenderà del 5,7% e che già ad ottobre si possono stimare circa 40mila lavoratori marchigiani investiti con diversa intensità dalla crisi”. Per questo, secondo Venturi, “occorre, anche per il 2010, difendere il lavoro, sostenere il reddito delle fasce deboli, investire sulla qualità e sull’innovazione per uscire dalla crisi con piu’ lavoro e piu’ diritti: questo sosterranno i 3mila lavoratori e pensionati CGIL delle Marche alla manifestazione di sabato”.

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12595


    Piemonte: in piazza il 14 novembre per esigere risposte alla crisi 11/11/2009 Da gennaio a settembre 2009 sono più di 84 milioni le ore di Cig in Piemonte, delle quali 50 milioni nella sola provincia di Torino, seguita dalle provincie di Cuneo (8 milioni), Alessandria (6 milioni), Novara (5,5 milioni) ed Asti (5,2 milioni); 31 milioni le ore di Cigs nella regione, 15 milioni a Torino e provincia. Settori più colpiti: metalmeccanico, chimico, tessile, trasporti e telecomunicazioni.

    Sono i freddi numeri della crisi che nascondono la drammatica realtà quotidiana di migliaia di lavoratori e lavoratrici piemontesi che da più di un anno vivono la crisi sulla loro pelle. Il prossimo 14 novembre moltissimi di loro saranno a Roma per rendere visibile il loro disagio e la difficoltà del vivere quotidiano.

    Mahle, Agile, Sekurit, De Agostini, Indesit, Italcementi, Streglio, Burgo, Newcococt, Revelli, Euroveder, Stabilus, Opacmare, Pininfarina, Telecom: aziende note e meno note hanno chiuso i battenti, corrono il rischio di sparire o si sono drasticamente ridimensionate.

    Anche i dati della Regione evidenziano che la cassa straordinaria registra un’impennata da luglio e che nel solo terzo trimestre 2009 si contano circa 17 milioni di ore autorizzate con un aumento interannuale del 460 per cento, a indicare come i problemi congiunturali si stanno tramutando in difficoltà di ordine strutturale per un numero crescente di imprese.

    A fine settembre si stimano in 31 mila i lavoratori interessati. Le ore medie autorizzate per occupato nei primi nove mesi del 2009 sono 235, la punta massima a livello nazionale, rispetto alle 142 della Lombardia e alle 72 di Veneto ed Emilia-Romagna, con una media nazionale di 115.

    Nelle piccole imprese il ricorso alla cassa integrazione in deroga, che con l’accordo Regione-Inps-parti sociali del 27 maggio è stato esteso a tutti i settori e tipologie d’impresa, registra un’impressionante accelerazione delle domande: tra gennaio e settembre ne sono pervenute 6.200 circa, che interessano 3.086 imprese, in gran parte artigiane, e che coinvolgono oltre 20.000 lavoratori con un impegno di spesa che a preventivo si attesta a metà settembre a circa 150 milioni.

    Il segretario generale della CGIL Piemonte, Vincenzo Scudiere, denuncia la gravità di “una crisi che si è scaricata con particolare violenza sul nostro territorio, senza risposte adeguate da parte di un Governo che continua a negarla. La CGIL ha avanzato proposte per la riforma degli ammortizzatori sociali, per politiche industriali e il sostegno alla domanda, proposte mai discusse e che hanno bisogno di essere ribadite. Lo faremo con tutta la nostra forza sabato a Roma.”


    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12598


    Toscana: tutti gli striscioni delle aziende in crisi alla manifestazione nazionale della CGIL il 14 novembre 10/11/2009 La CGIL ha scelto di portare in piazza la condizione del lavoro, organizzando per il 14 novembre una grande manifestazione nazionale, cercando così di evitare l'oscuramento delle persone e delle vertenze. Ed è per questo che tutti, ma proprio tutti, gli striscioni delle aziende in crisi, quelle che da giorni, da settimane o da mesi vedono i lavoratori in lotta per difendere il proprio posto di lavoro ed insieme ad esso non solo il futuro proprio e dei propri figli, anche quello del paese. 'Il futuro è il lavoro' sarà questo, non a caso, lo striscione che aprirà il corteo toscano il 14 novembre a Roma (ore 14.00 da Piazza Repubblica a Piazza del Popolo). Un corteo che dirà forte e chiaro che sul versante dell'occupazione e del reddito dei lavoratori il peggio deve ancora arrivare, altro che crisi finita e ripresa in arrivo.

    In proposito il dato sulle ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria autorizzate dall'INPS, in Toscana, nel periodo gennaio ottobre 2009 parla molto chiaro: sono state complessivamente 27.922.625 a fronte dei 6.715.694 autorizzate nello stesso periodo del 2008 con un aumento del 315,78%; 3.226.828 le ore autorizzate nel solo mese di ottobre 2009 a fronte delle 630.699 autorizzate nel mese di ottobre 2008.

    Saranno migliaia i toscani che porteranno a Roma sabato prossimo la loro condizione, il loro disagio nei confronti del governo che non mette in campo politiche industriali in grado di affrontare con efficacia la crisi e di costruire il futuro del paese. Sono già più di cento i pullman prenotati, già pieni e, come sempre, c'è da attendersi che almeno altrettanti toscani raggiungeranno la capitale in treno o organizzando viaggi a pieno carico in macchine private

    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12583


    Veneto: dopo la manifestazione a Treviso di nuovo in piazza il 14 novembre per la manifestazione nazionale della CGIL 10/11/2009 Diretti a Roma con decine di pullman o a bordo di carrozze prenotate sui treni, i lavoratori veneti saranno di nuovo in piazza il 14 novembre dopo che già sabato scorso hanno manifestato numerosissimi a Treviso.

    La mobilitazione per il contrasto alla crisi, il blocco dei licenziamenti e una buona politica dei redditi continua dunque con forza e determinazione sia nelle grandi aziende che tra i lavoratori della piccola impresa diffusa nel territorio. Molti di loro stanno vivendo sulla propria pelle le difficoltà cresciute in modo esponenziale nel corso dell’anno e trovano beffardi, avendo davanti lunghi periodi di cassa integrazione o di disoccupazione, gli inni all’ottimismo di alcuni settori politici e sociali.

    La stessa Banca d’Italia nel rapporto sul Veneto presentato il 9 novembre sottolinea come unico dato positivo una “lievissima e modesta risalita” delle esportazioni (comunque crollate del 20% rispetto al 2008) legate alla ripresa tedesca, ma descrive una situazione preoccupante sul fronte del lavoro, del credito e dell’economia in generale con il 60% delle imprese sopra i 20 dipendenti che prevedono di chiudere i bilanci in perdita.

    Confermando le analisi della CGIL, Bankitalia calcola in una quota pari al 7% dei dipendenti i posti di lavoro perduti, parla della crescita di un punto del tasso di disoccupazione e di un balzo al 23% delle persone in cerca di lavoro: un dato altissimo, più che doppio rispetto alla media nazionale (10,3%). In questa regione dove gran parte delle unità produttive sono di piccole e piccolissime dimensioni e dove c’è una progressiva tendenza alla precarizzazione del lavoro, il problema degli ammortizzatori sta diventando una questione pesante con il protrarsi della recessione e ad oggi vi sono diverse decine di migliaia di lavoratori lasciati a casa ed in una situazione di forte incertezza circa il sostegno al reddito.

    La crisi investe anche la grande impresa, aggiungendo nuove criticità ad un quadro già pesantemente negativo. Pienamente investito ne è il polo di Porto Marghera dove alla difficilissima situazione della chimica si è ora aggiunta quella dell’alluminio con la multinazionale Alcoa che ha annunciato la sospensione della produzione a partire dal 17 novembre.

    Recente è anche la dichiarazione di crisi alla Carraro, una delle maggiori fabbriche metalmeccaniche di Padova che ha minacciato 700 esuberi nel gruppo, mentre permane un largo utilizzo della cassa integrazione nelle fonderie e nelle grandi acciaierie della regione che da sempre riforniscono ed alimentano gran parte dell’industria italiana e non solo.

    L’elenco potrebbe continuare perché il Veneto continua a presentare tratti di forte sofferenza, soprattutto nel manifatturiero, a partire dai comparti della moda e dell’elettrodomestico trascinati dalla caduta della domanda interna. Nemmeno il turismo, nonostante le mete di eccellenza (Venezia e Cortina in testa) di cui è ricca la regione, riesce a segnare valori positivi e presenta un calo dell’1% riuscendo a contenere la caduta solo grazie alla buona presenza di stranieri nelle spiagge.


    http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=12584
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Roma,14 novembre, manifestazione nazionale CGIL

    Come usciamo dalla crisi? Le proposte di Rifondazione Comunista

    alle 4.30
    In Italia, nell’ultimo trimestre 2008, nelle regioni centro settentrionali è cresciuta la disoccupazione, mentre in quelle meridionali, vi è stata un’emorragia di occupati; nel Paese il tasso di disoccupazione del secondo trimestre 2009 risulta essere al 7,4%, sulla popolazione attiva. In questo modo si potrebbero determinare le condizioni per un aumento di un milione in più di disoccupati.Grandi gruppi industriali, inoltre, sono a rischio di chiusura per le politiche speculative dei padroni (vedi il caso dei diecimila lavoratori del Gruppo Eutelia/Agile/Phonemedia, che oltre alla minaccia dei licenziamenti hanno subito in questi giorni, presso la sede di Roma, una vile aggressione squadrista).
    La FIAT si rifiuta di presentare il piano industriale e stabilimenti, come quello di Pomigliano, vanno in cassa integrazione straordinaria.


    Ci battiamo per:


    Bloccare i licenziamenti per i prossimi 36 mesi.

    Contrastare le delocalizzazioni, prevedendo che le imprese che delocalizzano siano tenute a restituire tutti i contributi e sostegni economici ricevuti.

    Generalizzare gli ammortizzatori sociali
    superando gli elementi di divisioni tra lavoratori con diverso rapporto di lavoro.

    Riformare radicalmente l’indennità di disoccupazione ed istituire il salario sociale per i disoccupati.


    Rilanciare il contrasto alla precarizzazione dei rapporti di lavoro e alla legge 30,superando la distinzione fittizia tra lavoro subordinato e parasubordinato.

    Costruire strumenti d’intervento pubblico per la riconversione ecologica dell’economia.

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  5. #5
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    Predefinito Rif: Roma,14 novembre, manifestazione nazionale CGIL

    14 novembre: proseguono i presidi della CGIL nelle piazze di Roma verso la grande manifestazione Ultima settimana di presidio a Piazza del Popolo per i lavoratori delle tante aziende colpite dalla crisi - Visita la galleria fotografica
    Al diciottesimo giorno di presidio in piazza del Popolo Epifani incontra i lavoratori dell’Emilia Romagna
    Ogni giorno tra le 12.30 e le 13.00 la trasmissione 'Elleradio' in onda dai presidi
    Le ragioni della mobilitazione: le categorie e le regioni
    11/11/2009 Per vedere e toccare gli effetti della crisi, perché venga garantita la difesa dell’occupazione, perché il paese abbia una politica industriale che gli dia una nuova missione produttiva. Sono questi i motivi che porteranno la CGIL dalla prossima settimana, ogni giorno fino alla grande manifestazione del 14 novembre, in quattro piazza romane. Presidi di lavoratori, così come la CGIL decise nel direttivo dello scorso 30 settembre, che occuperanno quattro storiche piazze romane perché siano visibili a tutti gli effetti della crisi sul lavoro e sui lavoratori. A partire da lunedì 19 ottobre i lavoratori di diverse aziende e di diverse regioni si alterneranno per spiegare la crisi dal loro punto di vista. Un dialogo aperto sulle tante difficoltà che si attraversano in fase economica di crisi e su come stia mutando la vita di un paese tra licenziamenti, cassa integrazione e chiusure di aziende.

    Si comincia da Piazza Barberini dove, dal 19 al 23 ottobre, saranno presenti i lavoratori del Lazio, del Piemonte, della Valle d'Aosta, della Lombardia, del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, della Liguria, di Trento e di Bolzano. La seconda settimana, dal 26 al 30 ottobre, Piazza Navona sarà riempita dalle delegazioni provenienti dall'Emilia Romagna, dalla Toscana, dalle Marche, dall'Umbria, dalla Campania, dalla Sardegna, dell'Abruzzo e nuovamente della Campania e della Sardegna. La settimana successiva, dal 2 al 6 novembre, sarà la volta di Piazza Santi Apostoli, con le presenze di Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia poi nuovamente Lazio, Piemonte e Valle d'Aosta. Si chiude in Piazza del Popolo, dal 9 al 13 novembre, con ancora la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna, la Toscana e la Campania, insieme a Trento e a Bolzano.

    Ai presidi ogni giorno la Segreteria Nazionale della CGIL porterà la sua voce e la sua presenza. Invitate a partecipare le istituzioni ed il mondo della politica.


    Consulta la scheda con 'I dati della crisi nel Lazio'



    Scheda: le date di mobilitazione per questo autunno

    CGIL - 14 novembre: proseguono i presidi della CGIL nelle piazze di Roma verso la grande manifestazione
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Roma,14 novembre, manifestazione nazionale CGIL

    I volti della crisi
    di Francesco Piccioni
    su il manifesto del 15/11/2009
    Oltre centomila persone con la Cgil, alla prima manifestazione nazionale «contro la crisi». Una lunga sfilata di aziende in difficoltà, aperta dai lavoratori di Eutelia. Epifani: «Nulla per lavoro, pensioni e precari. Il governo sbaglia, noi non molliamo»
    Un buon inizio. La crisi che il governo finge di non vedere è scesa in piazza ieri. Mostrando i mille volti dell'identica condizione: il lavoro che sparisce, le aziende che chiudono, i padroni che scappano e anche quelli che perdono tutto.
    Piazza della Repubblica si riempie in un attimo. La gente venuta da fuori è scesa dai pullman (750) e dai treni (tre). Cinquantamila persone facilmente contate. Poi ci sono i «romani» e i «laziali», e per soprannumero quelli che preferiscono far da sé e arrivare con mezzi propri. Dalla Sicilia volevano venire anche 800 operatori di un call center, ma non hanno trovato modo di finanziare il loro viaggio. Voci simili arrivano da altri territori.
    Il corteo parte in orario, «spinto» dalla massa che va aumentando. Farà tutto il percorso a passo insolitamente rapido, senza spazi rilevanti tra uno struscione e l'altro. Un po' per le vie strette scelte come itinerario, un po' perché da dietro continua ad arrivare la notizia che il punto di partenza è ancora pieno. Finisce che «la testa» arriva a piazza del Popolo quando ancora da Termini non riescono a partire. I 70.000 partecipanti previsti diventano ben presto 100.000; poi dal palco si noterà che sono probabilmente molti di più. Tanto per iniziare.
    Avevamo scritto nei giorni scorsi che la Cgil - per ammissione dello stesso segretario generale, Guglielmo Epifani - non aveva voluto dare a questa scadenza le caratteristiche della «prova di forza». Il film della crisi, quindi, scorre per la vie di Roma quasi per fotogrammi, invece che per grandi sequenze. «Una manifestazione di delegazioni», ci scherza su un toscanaccio che sembra saperla lunga.
    Lo striscione d'apertura porta il titolo della manifestazione («Il lavoro e la crisi, esigiamo le risposte»), ma subito dopo il folto gruppo dei dirigenti nazionali ecco farsi avanti la «vertenza simbolo» di questi giorni. I lavoratori di Eutelia sono accolti da applausi e telecamere, freschi come sono della più grave - e fantozziana - delle provocazioni padronali: un «parà padrone» che ama farsi fotografare col pugnale tra i denti alla guida di un manipolo di vigilantes affittati per l'occasione, poi azzerati dall'intelligente resistenza dei lavoratori, dalla presenza di un giornalista Rai e dall'intervento della polizia «vera». Hanno però ancora nelle orecchie la risposta del governo all'interrogazione parlamentare che li riguarda. «Solo falsità, tipo che noi avevamo avallato il passaggio di proprietà da Eutelia a Agile-Omega. Noi abbiamo addirittura presentato un esposto alla procura contro questa operazione, e nei prossimi giorni partiranno le udienze per quanti hanno impugnato la cessione del 'ramo d'azienda'». Ma l'atteggiamento del governo li ha anche confermati nel sospetto che ci siano, nella maggioranza, «amici» potenti» dell'ex amministratore delegato Samuele Landi e del suo pugnale masticabile. Un problema gravissimo, perché Eutelia gestisce servizi informatici chiave per lo stato italiano, tra cui il «programma Schengen» del ministero dell'interno (ma anche di Difesa, Bankitalia, Inail, Rai, ecc). Appalti che negli ultimi tempi sta perdendo (quelli con la Difesa) perché non riesce a produrre il Durc, ovvero la certificazione antimafia.
    Dietro di loro la geografia delle aziende pericolanti, ma chi le riempie non sembra adagiato nello sconforto. Quelli di Pomigliano d'Arco, con le smaglianti felpe «Fiom» dalla linea simil-Lapo, sono il blocco più compatto e «militante» di tutto il corteo. «Il 16 comincia la cassa integrazione straordinaria, perché quella normale è finita. Abbiamo un anno davanti così, poi non sappiamo quello che accadrà». Non si tratta di una fabbrichetta: ci lavorano 5.128 persone, in un'area - l'hinterland napoletano - che offre ben poche alternative oneste per procacciarsi un reddito.
    In tanta crisi spuntano anche figure che - solo sulla stampa - appaiono di altri tempi, come i minatori del Sulcis («Berlusconi, son dolori, son tornati i minatori»), testimoni di un territorio con 35.000 disoccupati su 130.000 abitanti, e una marea di cassintegrati.
    Regioni e città diverse si mescolano senza fatica. Con effetti che sembrano a volte fatti apposta (tipo la Val d'Aosta abbracciata al Trentino), oppure dimostrano un alto tasso di politicità (i bresciani hanno uno striscione retto da molti giovani, tra cui anche dei migranti decisamente scuri). Non è un caso: sempre loro portano lo striscione «nord e sud uniti nella lotta», con riferimento esplicito alla grande «discesa» al sud nel 1969.
    Dalla locride e dalla Calabria il lavoro che manca fa rima con le navi dei veleni affondate sulle loro coste, della serie «non sappiamo più dove scappare». Ma c'è spazio anche per l'ironia a spron battuto. «Siam tre piccoli porcellin / Berlusconi, Bossi e Fin / mai nessun ci dividerà», ecc). O il più attuale «dopo un presidente operaio, vogliamo un presidente detenuto». I napoletani fanno sì con la testa. A loro, per ora, basterebbe si cominciasse da quel Cosentino che attende l'arresto mentre - da sottosegretario all'economia - ancora maneggia le risorse del Cipe. E' un po' la fotografia di un paese allo sbando: governanti in odore di «concorso esterno in associazione mafiosa» che maneggiano i soldi di questi «contribuenti» sulla via del licenziamento. Ieri è stato un buon inizio, ma questa gente ha bisogno di risposte molto vicine nel tempo. E ha bisogno, ora, di «accelerare».
    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=30410





    Un successo che stringe il Pd sul «No-B-Day»
    di Matteo Bartocci
    su il manifesto del 15/11/2009

    «Bene, finalmente una manifestazione contro la crisi». Non sorprende vedere Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, sfilare in piazza tra gli operai e ascoltarne le ragioni e le tante storie di difficoltà e di lotta. Sorprende invece vedere accanto ai lavoratori venuti da tutta Italia così pochi dirigenti del Pd, il primo partito di opposizione del paese. «L'assenza del Pd indebolisce l'opposizione sociale ed è un errore grave», accusa Ferrero. Che rilancia insieme ad Antonio Di Pietro dell'Italia dei valori il «No-B Day» del 5 dicembre: «Sfilare contro Berlusconi è coerente con la giornata di oggi, anche se è una manifestazione partita dai giovani, sul Web, da chi non è organizzato in un partito», dice Ferrero. In piazza ovviamente c'era tutta la galassia comunista, da Ferrando a Oliviero Diliberto. Singoli dirigenti democratici, Luigi Nieri di Sinistra e libertà.
    Già, la mobilitazione del 5 dicembre a Roma (piazza della Repubblica ore 14) per chiedere le dimissioni di Berlusconi ha già raccolto su Facebook oltre 260.108 adesioni. Più di quattromila al giorno. Presenze virtuali finché si vuole alle quali si aggiungono finora solo due partiti, l'Idv di Di Pietro e la Federazione della sinistra (Prc-Pdci) di Ferrero e Diliberto. Ieri Pierluigi Bersani in piazza non c'è venuto. Come nuovo segretario del Pd sconta le divisioni nel rapporto con i sindacati dei suoi due predecessori. E Di Pietro lo tira in ballo per il 5: «Vorrei avvertire il mio amico Bersani: spero non sia l'unico che rimanga fuori dalla piazza quel giorno, perché tutti gli elettori del Pd la pensano come noi e parteciperanno sicuramente a questa manifestazione». Per i democratici, ancora alle prese con una «quadra» interna dopo il congresso, il «nodo antiberlusconiano» esiste, come ha spiegato il coordinatore della mozione Bersani Filippo Penati. E una partecipazione del segretario quel giorno «non è da escludere». Domani, in ogni caso, il tema farà parte del confronto con i segretari regionali appena eletti e con la nuova direzione del Pd. La prima uscita interna del Bersani segretario dovrà dare risposte anche sul rapporto irrisolto con la piazza del primo motore del centrosinistra. E' una scelta delicata. Perché il Pd dovrà scegliere se qualificare la sua opposizione a Berlusconi come vuole l'Udc o come pratica l'Idv. Senza contare la spinta della base se quell'appuntamento dovesse corrispondere alle attese su Internet.
    Enrico Letta, numero 2 del Pd, era in piazza anche ieri. Ma giudica la manifestazione in programma il 5 dicembre come «troppo centrata sul no alla figura di Berlusconi». Per Letta il problema è «convincere gli elettori moderati a mollare Berlusconi e invece il 5 dicembre convincerà solo quelli già convinti». Certo, aggiunge, «ho il massimo rispetto per questa manifestazione ma penso che il ruolo del nuovo Pd non sia promuovere cortei ad personam ma allargare il consenso per arrivare al 51 per cento». Bersani, prudentemente, intanto incassa il colpo battuto dalla Cgil con la manifestazione di ieri: «Il governo ha perso 18 mesi preziosissimi. È l'ora di una svolta e di fare una vera manovra anti-ciclica». In parlamento. ROMA
    «Bene, finalmente una manifestazione contro la crisi». Non sorprende vedere Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, sfilare in piazza tra gli operai e ascoltarne le ragioni e le tante storie di difficoltà e di lotta. Sorprende invece vedere accanto ai lavoratori venuti da tutta Italia così pochi dirigenti del Pd, il primo partito di opposizione del paese. «L'assenza del Pd indebolisce l'opposizione sociale ed è un errore grave», accusa Ferrero. Che rilancia insieme ad Antonio Di Pietro dell'Italia dei valori il «No-B Day» del 5 dicembre: «Sfilare contro Berlusconi è coerente con la giornata di oggi, anche se è una manifestazione partita dai giovani, sul Web, da chi non è organizzato in un partito», dice Ferrero. In piazza ovviamente c'era tutta la galassia comunista, da Ferrando a Oliviero Diliberto. Singoli dirigenti democratici, Luigi Nieri di Sinistra e libertà.
    Già, la mobilitazione del 5 dicembre a Roma (piazza della Repubblica ore 14) per chiedere le dimissioni di Berlusconi ha già raccolto su Facebook oltre 260.108 adesioni. Più di quattromila al giorno. Presenze virtuali finché si vuole alle quali si aggiungono finora solo due partiti, l'Idv di Di Pietro e la Federazione della sinistra (Prc-Pdci) di Ferrero e Diliberto. Ieri Pierluigi Bersani in piazza non c'è venuto. Come nuovo segretario del Pd sconta le divisioni nel rapporto con i sindacati dei suoi due predecessori. E Di Pietro lo tira in ballo per il 5: «Vorrei avvertire il mio amico Bersani: spero non sia l'unico che rimanga fuori dalla piazza quel giorno, perché tutti gli elettori del Pd la pensano come noi e parteciperanno sicuramente a questa manifestazione». Per i democratici, ancora alle prese con una «quadra» interna dopo il congresso, il «nodo antiberlusconiano» esiste, come ha spiegato il coordinatore della mozione Bersani Filippo Penati. E una partecipazione del segretario quel giorno «non è da escludere». Domani, in ogni caso, il tema farà parte del confronto con i segretari regionali appena eletti e con la nuova direzione del Pd. La prima uscita interna del Bersani segretario dovrà dare risposte anche sul rapporto irrisolto con la piazza del primo motore del centrosinistra. E' una scelta delicata. Perché il Pd dovrà scegliere se qualificare la sua opposizione a Berlusconi come vuole l'Udc o come pratica l'Idv. Senza contare la spinta della base se quell'appuntamento dovesse corrispondere alle attese su Internet.
    Enrico Letta, numero 2 del Pd, era in piazza anche ieri. Ma giudica la manifestazione in programma il 5 dicembre come «troppo centrata sul no alla figura di Berlusconi». Per Letta il problema è «convincere gli elettori moderati a mollare Berlusconi e invece il 5 dicembre convincerà solo quelli già convinti». Certo, aggiunge, «ho il massimo rispetto per questa manifestazione ma penso che il ruolo del nuovo Pd non sia promuovere cortei ad personam ma allargare il consenso per arrivare al 51 per cento». Bersani, prudentemente, intanto incassa il colpo battuto dalla Cgil con la manifestazione di ieri: «Il governo ha perso 18 mesi preziosissimi. È l'ora di una svolta e di fare una vera manovra anti-ciclica». In parlamento.
    essere comunisti
    Ultima modifica di MaRcO88; 19-11-09 alle 13:18
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