Le domande imbarazzanti dei militari a Rumsfeld fanno emergere il ritratto di una superpotenza riddotta ai fondi di magazzino
Truppe allo sbaraglio, l'America si interroga
Rivelazioni choc sugli equipaggiamenti in Iraq. I genitori costretti a fare la colletta
NEW YORK - E di colpo, tutti ne parlano. Le forze armate della superpotenza mancano di blindati, giubbotti antiproiettili e corazze anti-granate per le jeep. Queste mancanze non erano segrete, ma solo grazie a un umile caporale del Tennessee, Thomas Wilson, sono diventate argomento di rovente dibattito e di imbarazzate scuse da parte del Pentagono e della Casa Bianca. Wilson, la cui ammirazione per il presidente Bush è nota fra i suoi commilitoni, è l'uomo che due giorni fa ha chiesto al segretario della Difesa Donald Rumsfeld perché mai il Pentagono non dia ai suoi uomini il necessario per combattere in Iraq senza rimetterci la vita.
La semplice domanda di Wilson ha rotto il velo di conformismo che tutto ricopriva, e ieri il quotidiano Seattle Times ha proposto di dare al caporale una «medaglia al coraggio» per aver portato alla luce fatti così gravi. Ecco infatti che i particolari arrivano a valanga. Il quotidiano Usa Today rivela che le famiglie dei militari hanno fatto collette, e che anche le scuole vicino alle basi militari hanno raccolto fondi perfinanziare di tasca propria le modifiche alle jeep e ai camion più malconci. Nelle basi in Iraq, racconta la stazione tv Abc spesso i soldati usano come pannelli di protezione le lastre di acciaio che dovevano riparare i danni apportati alle strade durante la guerra.
Il fatto è che le pèrime ondate ad arrivare in Iraq avevano forniture di prim'ordine. Ma l'impegno militare si è prolungato, il fronte si è allargato a comprendere l'intero Paese, la guerra è diventata guerriglia, e il Pentagono ha dovuto mobilitare anche i riservisti e la guardia nazionale, e ha dovuto armarli con fondi di magazzino. E così il numero dei morti va salendo. Abbiamo superato quota 1300, mentre i feriti sono 10.726. E' vero anche che molti dei feriti sarebbero morti se questa fosse la guerra del Vietnam. Da allora infatti la tecnologia medica ha fatto passi da gigante: 9 feriti su 10 vengono strappati alla morte, mentre in Vietnam solo 4 su 10 potevano essere salvati. Questo è uno dei punti positivi della guerra*, ma in esso si nascondonodue amare verità. Come prima cosa non si capisce quanto feroce sia la guerra. Secondo il professore Atul Gawande, autore di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine: «Bisogna moltiplicare per dieci per sapere quanti soldati sono stati colpiti, e allora si ha una visione ben diversa del livello di violenza che domina in Iraq». E, altra realtà da tenere presente, molti dei feriti salvati rimangono handicappati. Alcuni hanno perso la vista, altri un arto, altri riportano danni al cervello da cui non si rimetteranno mai**.
testo non linkabile tratto da "Il Messaggero" di oggi 10 dicembre 2004, pag. 12.
*il trascrivente non concorda in questo punto con l'autore dell'articolo.
**quest'ultima menomazione non dovrebbe essere un problema: riportando danni al cervello ci si allinea alla condizione dello statunitense medio.
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