Repubblica Italiota?
![]()


Repuzzola...![]()
festa di che? io ero rimasta che oggi è la giornata nazionale delle pulizie di primavera e del cambio di stagione..
sono stata informata male?!?
![]()
![]()
![]()
repustola o repuzzola....diciamo che itaglia ha tanti nomi...lo stato italiano non si cambia..si abbatte..sulle macerie dello stato massonico e giacobino costruiremo la casa comune delle nazioni padane...liberta+ordine+tradizioni=Padania!!!Originally posted by guelfo nero
Repuzzola...![]()


Repubica....![]()
![]()
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Camaleonti, gattopardi e massoni
Le ipocrisie sul tricolore
di Aldo Fumagalli - Sindaco di Varese
Il 2003 nasce benedetto dal verde, bianco e rosso. Non è qualche buon vino con cui abbiamo accompagnato il nostro cenone di Capodanno, ma è soltanto l'ennesimo invito del presidente della Repubblica all'unità ed alla coesione nazionale. Perchè Carlo Azeglio Ciampi ce l'ha ricordato ancora una volta davanti alle tv, queste sì a reti unificate, per il suo discorso di fine anno alla Nazione. Questa volta, però, il capo dello Stato si è spinto oltre, chiedendo di celebrare il 7 gennaio come festa del Tricolore. L'aveva anticipato, solo pochi giorni prima, il governatore del Lazio, Francesco Storace, durante le feste natalizie, aveva annunciato una proposta di legge per istituire una giornata da dedicare ai valori nazionali. Storie nuove e già vecchie. Chi non ricorda infatti Pietro Giorgio Davì, il sindaco di Valdobbiadene, in provincia di Treviso. Il primo cittadino di Alleanza Nazionale, seguendo l'invito di Ciampi, all'inizio del 2002, regalò un Tricolore a ogni neonato perchè "bisogna sviluppare il patriottismo fin dalla nascita". O ancora il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, che, in un prodigioso risveglio di amore patriottico, disse: "Dai, bandiere a tutti. Facciamo come a Parigi".
Anche la sinistra, negli ultimi tempi, ha riscoperto l’orgoglio di essere italiano e ora si culla nelle onde del sacro furore patrio, rapita da un amore sconfinato per il suolo natio e i colori della Nazione. Antonella Spaggiari, sindaco diessino di Reggio Emilia, patria del Tricolore, bacia l’iniziativa unitaria di Storace. Un bel salto mortale carpiato da parte di chi, come la sinistra, ha sempre tifato per Mosca e si vergognava a scrivere Nazione (meglio Paese, è più laico e progressista) e considerava l’orgoglio nazionale una paccottiglia indigesta, degna di nostalgici e vecchi tromboni. Ma si sa, il tempo passa, gli atteggiamenti cambiano, gli amori si rinnovano. Guai a chi non cambia idea. E così l’Unità pubblica un’intera pagina bordata di verde, bianco e rosso per annunciare il libro-gadget con la Costituzione italiana. Repubblica - raro esempio di antinazionalismo snob - per la festa del 2 Giugno regalò ai suoi lettori il cd con l’Inno di Mameli. Con un battage pubblicitario degno di una crociata, il laicissimo foglio di piazza Indipendenza si affida all’orchestra e al Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per una versione inedita dell’inno nazionale. Dall’Internazionale all’inno di Mameli. L’Italia s’è desta? Per fortuna certe iniziative editoriali lasciano il tempo che trovano. Chi a questa “paccottiglia” ci ha sempre creduto, a costo di apparire fuori moda, non può che gioire. Chi invece è convinto che il futuro si costruisca sulle profonde radici dei popoli, inorridisce davanti alla consegna agli studenti della scuola dell’obbligo del Tricolore e del testo dell’inno di Mameli. L’identità nazionale non si costruisce con l’alzabandiera prima della campanella. Sono convinto invece che non solo l’Italia ma anche l’Europa, per scrivere anche solo un piccolo pezzo della propria storia, dovrà fare leva sulle identità popolari. Risparmiateci dunque la morale del Tricolore quale modello di unità e coesione. Risparmiateci la favoletta della bandiera nazionale rispolverata, con tanto di entusiasmo studentesco, dal capo dello Stato, e quindi benedetta da Storace e dal sindaco di Reggio Emilia, città che si fregia del titolo di “Città del Tricolore”.
E proprio sulla vicenda di questo paese emiliano, bisognerebbe sapere che il reggiano Luca Tadolini scrisse un libro. S’intitolava “Contro il Tricolore”, e venne pubblicato da una casa editrice di Parma, le Edizioni all’insegna del Veltro, perché il povero patriota reggiano non aveva trovato nessuno disposto a pubblicarglielo nella sua città. Lo studioso rivisita le vicende di cui la città fu teatro alla fine del secolo XVIII, quando il Congresso della Repubblica Cispadana proclamò a Reggio bandiera ufficiale il Tricolore modellato su quello francese. Tadolini mette in luce l’ostilità con cui le popolazioni accolsero l’instaurazione del potere giacobino. I contadini del territorio di Reggio chiedevano l’abolizione di quella nuova legislazione che, introducendo una logica speculativa nella conduzione dell’agricoltura, li aveva ridotti in miseria e aveva arricchito la nuova borghesia illuminata. Si voleva il ritorno al vecchio ordine, quando il mondo agricolo non era servo del profitto. Le insorgenze popolari contro i giacobini e contro le armate napoleoniche vengono raccontate come una resistenza naturale e spontanea alla modernità, la quale cominciava a proclamare quel “progetto ideologico” che mira a realizzare una umanità senza radici, il cui unico punto di riferimento è la mitologia del progresso. Qui sta il valore del libro: riproporre la validità di una “difesa delle radici” che due secoli fa vide combattere a colpi di forcone le plebi contadine e che oggi richiede la mobilitazione di quelle stesse energie. Perché oggi c’è lo stesso Tricolore. Ma, soprattutto, di fronte c’è lo stesso popolo che chiede libertà. A questo si aggiunge il fatto che festeggiare la bandiera italiana, allo stesso tempo dono della Massoneria e della Rivoluzione francese, e con cui oggi si infiocchettano anche i sindaci, ci costa sempre svariati miliardi di vecchie lire. Nessuno ha più bisogno di ricchi festeggiamenti e di cerimonie grondanti ipocrisia e retorica per ricordarci da dove veniamo. La libertà, la storia è scolpita sulle pietre delle nostre montagne e nel cuore della nostra gente. Se invece qualcuno crede di imporre il Tricolore come dimensione interiore ai popoli allora vuol dire che lo Stato si sovrappone a questi ultimi, con il rischio fondato di distruggerli. Ma caro Ciampi, Storace, De Corato e Spaggiari è proprio così difficile parlare di unità nella diversità.
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf
Originally posted by Agape
festa di che? io ero rimasta che oggi è la giornata nazionale delle pulizie di primavera e del cambio di stagione..
sono stata informata male?!?
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
"fratelli" d'italia,
l'Italia s'è desta...


C'era pure la suora...![]()
![]()
![]()
Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0