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NARCOTRAFFICO. Parla il direttore dell’Ufficio dell’Onu contro droga e crimine
I dati del nuovo rapporto dell’Onu non lasciano dubbi. L’Aghanistan è diventato in tre anni il leader mondiale della produzione e del traffico di oppio. Molti dei proventi della droga finiscono nelle tasche dei terroristi. Intervista con Antonio Maria Costa.
di Roberto Rotondo

«Sarebbe un errore storico abbandonare l’Afghanistan ai narcotrafficanti dopo averlo strappato ai talebani». Antonio Maria Costa, il diplomatico italiano a capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), non usa mezze misure per commentare i nuovi dati sulla coltivazione illegale di oppio e sul traffico di droga in Afghanistan. Dati che sono stati pubblicati quest’anno in un rapporto curato dall’Unodc, che ha la sede a Vienna: nel 2004 dalle piantagioni del martoriato Paese asiatico sono uscite 4200 tonnellate di oppio, pari all’80% della produzione mondiale e al 60% del prodotto interno lordo dell’Afghanistan. Un triste primato raggiunto a una velocità impressionante, perché nel 1999 i talebani, due anni prima di essere rovesciati per l’appoggio dato ai terroristi di Al Qaeda, avevano praticamente azzerato la produzione, distruggendo le coltivazioni. Ma, paradossi della storia, il rinato narcotraffico in Afghanistan, un affare da 2,8 miliardi di dollari nel 2004, oggi finanzia, in buona parte, il terrorismo internazionale.
Con Costa, abituato a studiare la situazione non solo sulle cifre, ma sul campo, grazie a continui viaggi nelle zone dove è impegnata la sua agenzia, abbiamo fatto il punto della situazione di quel Great game, come chiamavano gli inglesi l’Afghanistan, che sta ormai diventando un Drug power game.