Dal Corriere Economia di oggi:
Il commissario e l'assistente di volo
Il primo obiettivo, Carlo Rinaldini l'ha raggiunto: già questa settimana Volare dovrebbe ricominciare ad operare voli charter con un Boeing 767. Un miracolo figlio del periodo natalizio e della disperazione dei tour operator messi in crisi dall'insolvenza della compagnia aerea. Per il commissario nommato dal ministro Marzano non è dunque stato troppo difficile ottenere contratti per circa 12 milioni da un pool di operatori tra cui MyGo, che fa capo alla famiglia dell'ex amministratore delegato di Volare, Vincenzo Soddu. Con quei soldi, uniti a nuove linee di credito, Rinaldini spera di far decollare prima di Natale quattro aerei Airbus 320 per i voli di linea da Milano Linate e Venezia con Sicilia, Puglia e Campania. La partenza a razzo del commissario è resa possibile dal periodo natalizio, in cui i voli charter e quelli nazionali di linea sulle rotte nord-sud si riempiono da soli. «Se anche ci riesce, i problemi emergeranno dopo l'Epifania» è il ritornello ricorrente, e non solo nel settore aereo. La scelta di Rinaldini, e quella immediatamente successiva da lui fatta di chiamare Domenico Dal Bò alla direzione generale di Volare, ha fatto accapponare la pelle a quanti conoscono il commissario sin dal 1984, quando guidò una cordata che prese il controllo di Unione Manifatture, sancendo l'uscita della famiglia Riva. Da allora la storia professionale di Rinaldini si è dipanata tra incarichi da commissario alla Pan Assassicurazioni e alla Rossisud e il ruolo di manager e azionista di società in crisi. L'obiettivo era sempre lo stesso: rimetterle in sesto e portarle in Borsa, o almeno al terzo mercato. Tra queste Cibifin, Cbmplast e Kariba. Il successo arriva nel 1986, allorché rileva dalla famiglia Pagnossin l'omonima società di ceramiche. È lì che Rinaldini incontra Dal Bò. Assieme, nel 1995, portano Pagnossin in Borsa e, due anni più tardi, acquistano Richard Ginori, successivamente anch'essa quotata; a vendere è Salvatore Ligresti. A differenza delle altre avventure, quella di Pagnossin è una storia di successo. O, almeno, lo è fino a tre anni fa, quando iniziano i problemi e le perdite. Roba seria, visto che Deloitte & Touche rifiutata di certificare i bilanci 2003 di Pagnossin e Richard Ginori, e Kpmg ha confermato il «niet» ai conti semestrali 2004 di Pagnossin, società che Rinaldini ancora controlla e di cui è rimasto presidente fino allo scorso aprile. Oggi Pagnossin e Richard Ginori sono nella «lista nera» delle società obbligate da Consob a informare mensilmente il mercato sulla propria situazione economico-finanziaria. Una lista da cui, in tempi recenti, sono uscite soprattutto società che hanno portato i libri in tribunale: Opengate, Gandalf e Finfiatica. Com'è possibile che con un simile curriculum Rinaldini sia stato scelto come commissario di una società in crisi qual è Volare? Si dice che a compiere il miracolo sia stato un mix tra le buone frequentazioni milanesi di Rinaldini e i suoi contatti veneti (la Pagnossin è a Treviso). Tra le prime pare esserci Bruno Ermolli, ascoltato consulente di Silvio Berlusconi; inoltre sarebbe intervenuto su Berlusconi anche il presidente forzista del Veneto, Giancarlo Galan. Ii risultato è che Rinaldini sarebbe stato imposto a tutti dal primo inquilino di Palazzo Chigi. Lo schema messo a punto in Veneto prevedeva che Rinaldini affidasse l'operatività di Volare a Dal Bò, che aveva lasciato Pagnossin nel 1998 ed oggi è anche direttore generale della Latteria di Soligo, una cooperativa casearia del Trevigiano. Ingegnere burbero ma efficace con i numeri, Dal Bò sarebbe stato voluto da Enrico Marchi, presidente della Save, la società che gestisce l' aeroporto di Venezia, costretta dalla crisi di Volare a
rinviare la quotazione. L'obiettivo dichiarato di Marchi è far diventare Venezia una delle basi della compagnia che sorgerà dalle ceneri di Volare. Un tentativo, questo, già fallito in passato. Nei mesi che precedettero l'insolvenza della compagnia aerea, infatti, Finanziaria Internazionale (di cui Marchi è socio) tentò di essere nominata co-advisor di Volare al fianco di Lazard. Nello stesso periodo Fondo Tricolore (di cui Finanziaria Internazionale è stato advisor e di cui sono soci paritetici Assicurazioni Generali e il gruppo Ligresti), aveva legato la propria disponibilità a partecipare all'aumento di capitale di Volare alla nomina di Dal Bò come amministratore delegato. Entrambe le richieste furono bocciate dall'azionista di maggioranza, Eduardo Eurnekian. L'interesse di Galan nella vicenda Volare-Save è diventato lampante qualche giorno fa, con la costituzione di Marco Polo Holding, la società che controlla il 54% della Save, raccogliendo le quote di Urvait (11,35%), società che farebbe capo a Marchi tramite la Finint; della finanziaria regionale Veneto Sviluppo (19,3%); e di Nordest Avio (22,7%, facente capo a una cordata che vede nuovamente Marchi affiancato ad Assicurazioni Generali). Inoltre, il patto tra i soci prevede che Finint e Generali acquisiscano entro 3 anni l'interaquota di Veneto Sviluppo. Lo schema studiato per Volare adesso si è realizzato appieno, Rinaldini ci mette la faccia, e Dal Bò cerca di far tornare i conti. Resta da vedere solo se e come l'accoppiata, assolutamente a digiuno di trasporto aereo, riuscirà a far decollare Volare senza perdere nuovi soldi. E come potrà riconquistare la fiducia di banche, fornitori e soprattutto di quanti hanno acquistato i 170 mila biglietti di Volare -per un valore stimato di 14 milioni-, che la crisi ha trasformato in carta straccia.
Giovanni Paci
Marco




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poi vediamo se sarò cazziato
