Il romanzo di Elena Chudinova che fa paura all'editoria politicamente corretta
Giuseppe Reguzzoni
Osteria Padana
Parigi, anno 2048. A poca distanza dalla moschea Al-Frankoni, un tempo nota come cattedrale di Notre Dame, Eugène Olivier, rampollo di una famiglia parigina di tradizione atea e razionalista, assiste alla lapidazione di un vignaiolo scoperto a produrre clandestinamente del vino. Una piccola folla inferocita urla: Morte al kafir, Insch’Allah!, Bismillah!, nel nome di Allah ... Quando le pietre cessano di cadere, sull’asfalto insanguinato, tra le cinque dita contorte nello spasimo del dolore, resta il segno di una croce tracciata col proprio sangue dallo sconosciuto vignaiolo.
Inizia così il grandioso romanzo di Elena Chudinova, “La moschea Notre Dame di Parigi. Anno 2048”, ormai un best seller in Russia dalla sua prima pubblicazione nel 2005 e che, da poco, ha trovato dopo un troppo lungo periodo di censura un piccolo, ma coraggioso editore in lingua francese. Stupisce, ma solo fino a un certo punto, tanta renitenza e vigliaccheria da parte di un panorama editoriale occidentale, così pronto a pubblicare senza remore od esitazioni opere colme di falsità e di menzogne nei confronti della nostra storia culturale e della nostra tradizione religiosa. È la dittatura del politicamente corretto che diventa anche dittatura dello scaffale. D’altra parte c’è ancora il ricordo di Theo Van Gogh, con la sua tragica fine, a ricordarci che dell’Islam non ci è concesso parlare se non in termini più che dialoganti ... Difatti, al momento, il romanzo di Elena Chudinova non ha ancora trovato un editore italiano, malgrado una recensione alla prima edizione russa apparsa sul Corriere nel 2005 a cura dello slavista Vittorio Strada, cui si deve, in Italia, il lancio di grandi capolavori della letteratura russa contemporanea. Leggendo questo piacevolissimo romanzo, si capisce subito il perché. La penna della Chudinova, già nota in Russia come scrittrice per l’infanzia, non sferza tanto la forza dell’Islam, quanto la debolezza e il pavore dell’Occidente, che ha abdicato alla propria identità e ha reso possibile la propria schiavitù.
Quando inizia l’azione del romanzo, tutta l’Europa occidentale è ormai da anni sotto la sharia, la legge islamica. L’Unione Europea è divenuta l’Unione Islamica Europea, mentre solo la Russia e la Polonia sono rimaste cristiane e hanno realizzato un’alleanza difensiva, politica e militare, per impedire l’invasione islamica delle loro terre. Sono passati vent’anni da quando Roma è divenuta una città del Dar al Islam, la casa dell’Islam, dopo che l’elezione di un papa progressista ha portato alla dichiarazione di autoscioglimento della Chiesa cattolica in nome del dialogo e dell’apertura religiosa. Cattedrali, basiliche ed edifici religiosi sono trasformati in moschee.
Le statue dei santi e della Santa Vergine sono abbattute. Le vetrate infrante.
I grandi capolavori dell’arte occidentale, sacra e profana, gettati nelle fiamme in ossequio al divieto coranico delle immagini. Sono il tradimento e l’apostasia di cui parlano le profezie inascoltate; sono il gregge, abbandonato dai suoi pastori. Malgrado ciò, tuttavia, la Chiesa cattolica non è morta, e neppure il Papato. Consumatosi sino in fondo il tradimento degli uomini di Chiesa, lo Spirito Santo, che ha fondato la Chiesa, non la abbandona. Immediatamente dopo la grande apostasia di Roma, un conclave radunatosi nel convento dei Domenicani di Cracovia elegge un nuovo Pontefice e reintroduce l’antico rito tridentino, condannando il falso ecumenismo e un dialogo interreligioso che si è risolto in cedimento e negazione della fede. Quel che resta della Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa trovano così la via di una profonda unità interiore.
La Polonia, a sua volta, esce dall’Unione Europea e vieta l’immigrazione dai paesi islamici, salvandosi così dall’atroce destino del resto d’Europa, dove un colpo di stato wahabita (la corrente islamica dominante in Arabia Saudita) ha cancellato le libertà democratiche e i cosiddetti diritti umani. Piccoli nuclei di fedeli cristiani e di resistenti sopravvivono però in tutta l’Europa occidentale. Sono le comunità dei fedeli tradizionalisti, lefévbriani e non, ormai raccolti intorno alla medesima fede, finalmente riconosciuta come tale, in strutture clandestine e perseguitate. Ma sono anche pochi coraggiosi individui, provenienti dalla tradizione laica e razionalista, come appunto Eugène Olivier, e sino in fondo sinceri con se stessi. Anche la cultura laica, a sua volta figlia della tradizione cristiana, ha subito il suo tradimento. Il laicismo e il relativismo si sono sbriciolati di fronte alla forza dell’Islam, divenendo lo strumento per la sua affermazione politica, e sono ormai cose passate, come la libertà femminile di vestirsi come si vuole, senza rischiare la lapidazione.
Restano, appunto, solo pochissimi individui, coraggiosi ma isolati, come il protagonista, e costretti a mascherare le loro reali convinzioni. Eugène, però, sa ancora stupirsi di quel segno di croce tracciato col sangue sull’asfalto delle strade di Parigi, o del nome ancora cristiano di una giovane donna, Jeanne, intervenuta a offrigli rifugio dopo una di queste azioni di resistenza armata. Da questo stupore e da questo incontro tutto ha inizio. Poi, c’è anche il mistero del monte Athos, cuore carismatico del Cristianesimo ortodosso, che resiste a ogni tentativo di occupazione da parte dell’esercito dell’Unione Islamica Europea: gli aerei inviati a bombardare misteriosamente precipitano, le truppe accampate alle sue pendici muoiono nel sonno, ogni tentativo, anche il più tecnologicamente elaborato di far fuori la repubblica dei monaci fallisce misteriosamente. Nessuno, ovviamente, ne sa qualcosa, perché la stampa e i media sono completamente sotto controllo e non riportano alcuna notizia. Tutto questo, però, è solo lo sfondo, di una meravigliosa storia d’amore e di avventura, ma anche di verità cercata e difesa nella propria carne e nel proprio cuore. Un piccolissimo gruppo di fedeli, guidato da un coraggioso sacerdote dal nome emblematico, Lotario, decide infatti un’impresa ritenuta impossibile: riconsacrare anche solo per poche ore la Cattedrale di Notre Dame, facendola poi esplodere per sottrarla per sempre all’Islam ... Come un nuovo Sansone nel tempio dei Filistei, come un nuovo, piccolo, esercito vandeano, sorretto dalla certezza che il sacrificio è già vittoria.
Ci hanno mostrato rane crocifisse ed esposte nelle chiese come capolavori, ci hanno spacciato rappresentazione blasfeme della Santa Vergine Maria per grandiose opere d’arte, hanno insultato e offeso per decenni la nostra fede in nome della libertà di espressione, troppo spesso con la benedizione “dialogante” di monsignori e arcivescovi. E ora sono passati alla censura, senza però fare i conti con i resistenti di oggi, che non hanno nessuna intenzione di finire nelle catacombe e vogliono aprire gli occhi, a se stessi e al mondo, già da ora. Senza aspettare il 2048. Grazie a Elena Chudinova, che non per nulla qualcuno ha già cominciato a definire “la Fallaci russa”. Grazie a chi ha sinora avuto il coraggio di pubblicarla in Russia e in Francia. E a chi, forse, vorrà farlo anche in questo povero paese.
Questa recensione è già apparsa sul quotidiano La Padania del 20 ottobre 2009
carlomartello




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