Sulle droghe l'Europa vota la tolleranza

Il giorno del Prc La relazione del rifondarolo Catania convince socialisti, verdi e liberali. E per la prima volta a Strasburgo passa
la linea antiproibizionista

ALBERTO D'ARGENZIO

Vince, sia pur di poco di poco, al Parlamento europeo un approccio radicalmente diverso sulla strategia europea sulla droga, un punto di vista che ribalta la legge Fini in discussione in Italia e che chiede ai 25 di applicare una politica meno repressiva, aperta alla discussione e al confronto terapeutico e scientifico, che non colpevolizzi il consumatore con il carcere, che punti molta sulla riduzione del danno. Una strategia che parla anche di antiproibizionismo, che non generalizza le differenti sostanze e che su tutto punta a dare priorità «alla protezione della vita e della salute» di chi consuma sostanze stupefacenti. L'approccio è contenuto nella relazione firmata dall'eurodeputato di Rifondazione comunista Giusto Catania e che ieri ha raccolto a Strasburgo 285 voti favorevoli, 273 contrari e 23 astensioni. Un successo assolutamente risicato ma fortemente voluto da comunisti, socialisti, verdi e liberali. La maggioranza di centrosinistra chiede anche di valutare gli effetti degli ultimi anni di politiche puramente repressive (e fallimentari) visto che il consumo di cannabis, cocaina ed ecstasy, come indica l'ultimo rapporto dell'Osservatorio europeo sulle droghe, è in aumento, di considerare che il narcotraffico non può essere solamente combattuto con le armi della repressione, armi che producono introiti per le mafie, ospiti per le carceri e quindi candidati all'Aids. Dall'altro lato della barricata popolari, eurodestra ed euroscettici.

Era in gioco la raccomandazione dell'Eurocamera ai 25, che oggi e domani sono chiamati nel vertice di Bruxelles a definire - tra le altre cose - la nuova strategia comunitaria sulla droga per il periodo 2005-2012. Il parere del Parlamento è puramente consultivo, si tratta di un'indicazione che i 25 possono perfettamente sottostimare, come è assai probabile che faranno a breve, però con dei rischi per il futuro. Il tema al momento sembra comunque interessare poco gli stati membri, tanto che in questi due giorni di vertice lo spazio lasciato alla discussione sul tema sarà assai limitato. Una fonte della Commissione fa notare come il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso abbia previsto solo «sei righe per il progetto di conclusioni per il piano d'azione 2005-2012» che presenterà ai capi di stato e di governo. La Commissione fino ad oggi ha puntato ad indicare agli stati delle leggi di orientamento generale che lascino poi a ogni governo un ampio margine di manovra. Si tratta di leggi che si concentrano sull'aspetto criminale del fenomeno droga, come il traffico, e non sugli aspetti sociali, come il consumo. Il problema nasce quando il consumo è trattato, come nella legge Fini, sotto una lente criminale. Sarà poi tutto da valutare se il neo Commissario alla giustizia e interni Franco Frattini preferirà abbracciare una politica più repressiva di quella sviluppata dal suo predecessore Antonio Vitorino.

Con tutta probabilità i 25 si limiteranno tra oggi e domani a prendere atto del piano definito dai ministri della giustizia e degli interni a novembre e che mira ad armonizzare le politiche europee in questo settore. Un'armonizzazione tra l'altro per nulla facile, visto che appare arduo trovare un comun denominatore, che non sia assolutamente di minima, tra i fautori del proibizionismo ad oltranza, come la Svezia ed a breve l'Italia, e l'approccio tollerante dell'Olanda. Quel che appare certo è che la dinamica dell'accordo procederà verso un consenso su posizioni repressive, e non un caso che l'Aja stia studiando misure per limitare l'accesso ai coffee shop agli stranieri in modo da ridurre il "turismo di droga" che tanto fastidio dà soprattutto alla Francia.

In questo panorama il voto del Parlamento, per quanto con valore di sola raccomandazione, acquista una grande importanza politica. Soprattutto in prospettiva. L'obiettivo è fissato per il 2008, quando i 25 dovranno affrontare la verifica di metà percorso della strategia sulla droga della Ue. Nello stesso tempo scade anche il piano delle Nazioni unite, ma la competenza in materia di droga, che è oggi esclusivamente degli stati, verrà dovrebbe essere suddivisa con il Parlamento, che potrebbe così aver più incisività.