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    Predefinito Berlusconi e la "sindrome di Badoglio"

    Berlusconi e la "sindrome di Badoglio"
    Il presidente della Camera è un ingrato o segue le regole di una buona alleanza?

    Annalisa Terranova
    Più che un'intesa, quella tra Fini e Berlusconi sulla giustizia è stata presentata come una "tregua armata". Di certo tra i due rimangono differenti visioni ma ancora una volta si è voluta calcare la mano sulle differenze, sulle discordie, presentando al popolo berlusconiano il presidente della Camera come una sorta di congiurato che starebbe lavorando per «affossare Berlusconi». Questo il quadro della situazione fatto ieri dal Giornale ricorrendo a strumenti di analisi che poco hanno a che fare con la politica e che invece utilizzano categorie come la fedeltà, la gratitudine, la lealtà. È come se, da parte degli interpreti dell'ortodossia berlusconiana, si volesse suscitare negli elettori del Pdl la sensazione che Fini non è più un alleato del Cavaliere ma il suo rivale, talmente ambizioso da non tralasciare la possibilità di un "tradimento" verso un premier cui deve tutto. Argomentazioni che trovano a destra un ambiente sensibile all'ascolto perché, come spiega lo storico del pensiero politico Alessandro Campi, esiste ancora una sorta di "sindrome Badoglio" di cui è difficile liberarsi.
    «Bisogna distinguere - aggiunge Campi - tra fedeltà all'alleanza e il legame di fedeltà personale, che rispondono a logiche completamente diverse. Nel primo caso devono esserci per forza confronto e dialettica e ciò comporta il dire la verità anche quando è spiacevole. Da questo punto di vista Fini si sta comportando come un alleato che ha un suo modo di intendere la politica. Tra l'altro in questo caso il confronto è aperto e chiaro, senza messaggi cifrati, e questa dovrebbe essere la regola tra alleati. Fini non è sleale verso Berlusconi, anzi paradossalmente lo sta proteggendo». Impostare l'analisi di quanto sta accadendo nel Pdl in termini di gratitudine o di riconoscenza fa capire invece «che in certi ambienti dilaga una logica di tipo privatistico, all'interno della quale la fedeltà a una persona prescinde dal suo progetto politico». Campi riconosce che questo tipo di accuse a Gianfranco Fini vanno a sollecitare antichi complessi della destra: «A livello di immaginario c'è nella destra una sorta di "sindrome di Badoglio", ma si tratta di fantasmi che occorre superare. Così come occorre superare l'idea del complotto che storicamente appartiene alla destra, l'idea cioè che gli eventi siano condizionati da fattori segreti che scatenano una guerra occulta. Applicato a Berlusconi questo tema diventa patologia persecutoria. È un argomento che ritroviamo anche in Cicchitto quando descrive la recente storia italiana come una sorta di permanente tentativo di golpe i cui esceutori sarebbero i magistrati. Una visione alla quale Fini oppone maggiore lucidità e maggiore pragmatismo. Io penso che Berlusconi sia aiutato di più da coloro che cercano di farlo ragionare piuttosto che da quelli che sono portati a dargli meccanicamente sempre ragione».
    Applicare alla politica categorie come tradimento, slealtà, ingratitudine secondo Giovanni Belardelli, studioso di storia contemporanea, non aiuta a capire qual è il vero nocciolo della questione: «Io non mi soffermerei su questi aspetti quasi feudali di intendere la politica. Se qualcuno sta per cadere in un precipizio e io lo fermo il problema è che l'ho fermato e non che sono stato ingrato. Detto questo, da semplice cittadino, mi pare che non sia sempre chiara l'alternativa politica rappresentata dal presidente della Camera. Il problema dei processi che impediscono al premier legittimamente eletto di governare è un problema serio, che va risolto. Anzi devo dire che io ritenevo che il lodo Alfano potesse essere una soluzione perché il Paese non può restare bloccato. Preso atto di ciò se la soluzione proposta da Berlusconi non va bene qual è la proposta alternativa? Ecco, io non la vedo emergere però sono consapevole che una proposta va fatto per rispettare quella maggioranza di elettori che hanno votato Berlusconi per essere governati. Il nodo è questo. Presentare il conflitto in atto come uno scontro personale tra Berlusconi e Fini, parlare in proposito di fedeltà o di infedeltà, non aiuta a percepire la drammaticità della situazione».
    In senso assoluto, avverte da parte sua il politologo Marco Tarchi, l'obbligo di lealtà non è quasi mai rispettato in politica: «Teoricamente, la lealtà è un concetto essenziale in politica, perché su di essa si costruiscono quei rapporti di fiducia reciproca che consentono sinergie, alleanze, programmi comuni - senza i quali difficilmente si può agire efficacemente, quando è in gioco il bene pubblico. Praticamente, assicurarsi la lealtà di un alleato è sempre difficile, specialmente in democrazia, perché ogni soggetto politico che ambisce a contare ha bisogno di costruirsi una propria area di consenso, esclusiva e non insidiabile da altri, e per questo deve esibire, agli occhi dei potenziali sostenitori, non solo quel che lo accomuna ad altri, ma anche e soprattutto ciò che lo differenzia e può renderlo preferibile. Per questo, la politica ha una storia fatta più di tradimenti reali o presunti, di alleanze mutevoli, di cambiamenti di rotta, di scissioni e ricomposizioni spesso precarie, che di unioni pacifiche e durature. Ed è molto improbabile che le cose cambino, da questo punto di vista, in futuro».


    12/11/2009
    http://www.secoloditalia.it/Giornale..._articolo=4674
    Ultima modifica di famedoro; 12-11-09 alle 19:33
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

 

 

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