Processo breve, pronto il testo per il Senato
E alla Camera arriva una proposta per reintrodurre l'immunità parlamentare
Gaetano Quagliariello
Annamaria Gravino
Siglato l'accordo tra Berlusconi e Fini, la maggioranza si è messa al lavoro sul disegno di legge per il processo breve. «So che ci hanno lavorato tutta la notte», ha detto ieri Paolo Bonaiuti, aggiungendo che il testo sarebbe stato presentato in giornata al Senato. Poco dopo Gaetano Quagliariello ha fatto una precisazione sui tempi: «O stasera o domani, ma - ha detto il vicecapogruppo dei senatori del Pdl - poco importa: appena pronto verrà depositato». È certo dunque che il provvedimento, che fissa un tetto di sei anni per l'intera durata dei processi, sarà portato in Parlamento in tempi brevissimi. Con la volontà di fare altrettanto per l'approvazione. Intanto alla Camera, prima firmataria Margherita Boniver, è stata presentata una proposta di legge per il ripristino dell'immunità parlamentare.
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L'immunità, che esiste in molti ordinamenti europei e al Parlamento europeo - ha spiegato l'esponente del Pdl - rappresentava uno dei pilastri della nostra Costituzione. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria nell'ottobre del 1993, in un clima di pesante intimidazione. La proposta di legge, composta di un solo articolo, ripristina un istituto volto a tutelate l'interesse della collettività, prevenendo eventuali condizionamenti del potere giudiziario sullo svolgimento della dialettica politica».
I due provvedimenti rientrano nell'ottica di una riforma e di un riequilibrio complessivo del settore giustizia. «È in campo - ha ricordato Fabrizio Cicchitto - un'iniziativa del governo fondata su un organico progetto di riforma, anche con leggi costituzionali, fra cui la separazione delle carriere, il Csm e altro. In sostanza - ha aggiunto il capogruppo del Pdl alla Camera - la maggioranza si misurerà con il problema giustizia nella sua globalità». Un aspetto sottolineato anche da Quagliariello, che ha elencato i provvedimenti di riforma del processo civile, della professione forense e delle intercettazioni.
Nel Pdl in molti hanno sottolineato come si tratti di misure a garanzia di tutti i cittadini, a partire proprio da quello sui processi brevi che l'opposizione continua ad additare come una legge come ad personam. Lo schema è sempre lo stesso: l'Idv tuona contro «l'ennesima norma per dare - ha detto il presidente dei senatori dipietristi, Felice Bellisario - impunità a Berlusconi»; il Prc convoca un "No Berlusconi day" per il 5 dicembre; il Pd un po' apre al dialogo, un po' non rinuncia alla propaganda. «Se si parla dei problemi della giustizia dal punto dei vista dei cittadini, noi siamo pronti al confronto. Se invece il tema è risolvere i problemi del presidente del Consiglio, allora non siamo disposti a collaborare e anzi metteremo in campo tutte le forme di mobilitazione e opposizione possibili», ha detto ieri Filippo Penati, ricalcando una dichiarazione del giorno prima del segretario Pierluigi Bersani. La capogruppo dei senatori democrats, Anna Finocchiaro, invece, ha rilanciato proponendo «al governo, alla maggioranza e anche al presidente Fini, cinque cose che possono essere realizzate immediatamente»: riorganizzazione degli uffici giudiziari; investimenti economici; compimento dell'informatizzazione; evitare di «iniziare processi a imputati irreperibili»; ragionare per eliminare le garanzie formali «che fanno perdere moltissimo tempo». È il sintomo di una vera volontà di dialogo o prenderanno il sopravvento le ragioni della contrapposizione pregiudiziale? Una risposta arriverà dall'aula. Per ora si resta nella fase degli auspici. «Una collaborazione del Pd è augurabile, ma non probabile» secondo Quagliariello, che invece si dice «molto più ottimista su un atteggiamento positivo dell'Udc». Per il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, «il disegno di legge sui processi individua e soddisfa un'esigenza di riforma richiesta a gran voce dagli italiani e attesa da decenni». «Ora - ha aggiunto Capezzone - sta al Pd di Bersani far capire al Paese se l'opposizione è pronta a fare la sua parte o se invece manterrà un atteggiamento di sudditanza rispetto al giustizialismo di Di Pietro».
Un sì senza riserve alla proposta del Pdl è arrivato, invece, dal Carroccio: «Qualsiasi azione che salvaguardi la capacità dello Stato di perseguire i mariuli e che insieme porti i nostri processi agli standard europei - ha detto il viceministro Roberto Caselli - è benvenuta da parte della Lega».
Intanto anche la magistratura ha fatto sentire la propria voce. Per l'Anm «di fronte al verificarsi quotidiano di situazioni di drammatica emergenza negli uffici giudiziari, parlare di processo breve appare semplicemente offensivo per i cittadini e per gli operatori». Il commento, però, non sembra tenere conto di un'altra decisione presa da Fini e Berlusconi: l'aumento dei fondi per la giustizia già nella Finanziaria in discussione. Si è riservato di intervenire sul merito «quando il testo sarà presentato» il Csm. Palazzo dei Marescialli, però, una cosa l'ha detta: «Il Csm esprimerà un parere». Anche d'ufficio. «Finché la norma non sarà modificata - ha spiegato il vicepresidente Nicola Mancino - abbiamo il diritto di esprimere un parere, anche se non richiesto». In particolare,
per il vicepresidente del Csm «bisogna vedere il fondamento giuridico del processo breve per gli incensurati». «Non mi sembra - ha commentato - una questione di facile soluzione». La presa di posizione replica uno schema consueto, che ripropone un altrettanto consueto problema: la disciplina dei pareri del Csm. «La posizione di Mancino - ha detto Quagliariello - dal suo punto di vista è comprensibile, ma mi convince ancor di più dell'opportunità e dell'urgenza di discutere il ddl che disciplina i pareri del Csm, chiarendo che possano essere forniti sugli schemi di disegno di legge e solo su richiesta del Guardasigilli». «Verrebbero così dissipati - ha concluso - i fraintendimenti dovuti a un'interpretazione estensiva dell'originario intendimento del legislatore».