La sinistra vuol far cassa anche sui cadaveri
Mandato da paola Sabato, 18 dicembre 2004, 16:20.
Che tristezza lucrare sui morti. Dev’essere ridotto male un Comune che sistema i bilanci tra loculi e bare. A Torino hanno pensato di risollevarsi così, spremendo soldi dai cimiteri. Non poteva che finire male, e in fatti è scoppiato uno scandalo che dopo sei mesi indigna ancora i torinesi.
Ossa che spuntano dal terreno, poveri resti dissotterrati e lasciati insepolti, centinaia di famiglie che non sanno più (e non lo sapranno mai) se le spoglie sulle quali depongono i fiori sono proprio quelle dei loro cari. E quella che dovrebbe essere la conclusione, appena sancita dall’amministrazione di Sergio Chiamparino, è degna di questo lugubre quadro.
L’origine dello scandalo sta in una delibera della giunta di centrosinistra che stabilì di anticipare le esumazioni. Era il febbraio 2003. Passati dieci anni dalle inumazioni, dovevano essere liberate tutte le fosse, anche quelle assegnate per un periodo più lungo, ovviamente a patto che le condizioni delle salme lo consentissero. Tutto a norma di legge, beninteso.
L’operazione però va tutta a vantaggio delle casse comunali, nelle quali secondo le previsioni sarebbero entrati circa due milioni di euro da tre possibili fonti. I parenti infatti avrebbero dovuto
comprare nuove cellette o far cremare i resti dei congiunti, mentre le tombe liberate sarebbero state rimesse in vendita.
Alla gara d’appalto per la gestione dei cimiteri partecipa un solo concorrente, il consorzio Ics, molto vicino alle coop bianche, cioè alla Margherita. Il bando prevedeva una «clausola sociale» (la presenza di disabili tra i lavoratori) che ben poche società potrebbero rispettare e qualcuno ha avanzato il sospetto, avvalorato da alcune mail, che la clausola sia stata inserita nel capitolato proprio per scremare il lotto dei partecipanti.
Ma dopo qualche mese la Ics denuncia difficoltà economiche e minaccia di lasciare a casa 45 dipendenti. Il Comune convoca i vertici del consorzio e un alto funzionario della Divisione cimiteri, Antonio Dieni, suggerisce alla Ics di concentrarsi non sulla manutenzione delle aree, ma sulle esumazioni. «Più ne fate più ci guadagnate»: queste le sue parole, secondo quanto hanno riferito numerosi partecipanti all’incontro. Il consorzio capisce l’antifona e decide di accelerare, passando da 36 a 108 disseppellimenti al giorno.
Il 20 marzo scorso una prova generale doveva stabilire se il ritmo triplicato era sostenibile. Il giorno prima i vigili effettuano un sopralluogo e con orrore scoprono resti umani che affiorano dal terreno per colpa di scavi fatti male, vengono anche a sapere, e lo registrano nei verbali, che negli ultimi mesi Palazzo di Città non aveva mai ordinato alcun controllo: il primo gennaio era scattata la riorganizzazione della macchina comunale voluta da Vaciago e, come sempre succede, era andato in scena lo scaricabarile.
La polizia comunale fa transennare mille metri quadrati di terreno. Ciononostante, tre giorni dopo il dirigente del settore immobili cimiteriali, ingegner Luigi Laonigro, concede il nulla osta al piano da 108 esumazioni. E’ il caos.
Bare abbandonate in qualche stanzone, talvolta sfasciate dagli scavi. Ossa che spuntano dalle casse. Salme disseppellite benché non completamente mineralizzate. Centinaia di contenitori di cartone, senza nome, dai quali colano liquidi. Campi devastati dalle ruspe al punto che molte persone non riescono più a individuare le sepolture dei loro cari. Resti dispersi. Cassette di zinco scambiate. Esumazioni e cremazioni eseguite senza avvertire i congiunti. Migliaia di famiglie private della certezza che le ceneri consegnate loro corrispondono a quelle dei loro defunti.
Decine di verbali e foto scattate dalla polizia municipale documentano lo strazio ma non riescono a lenire il mare di dolore che sommerge Torino.
Scoppia la protesta popolare. Agostino Ghiglia, capo- gruppo di An, scrive a Chiamparino il 10 giugno: denuncia lo scempio dei «magazzini dell’oltraggio» e chiede la sospensione immediata delle esumazioni. Ma per 12 giorni il sindaco non compie nessun atto amministrativo per affrontare l’emergenza.
La giunta di centrosinistra si scuote quando Vaciago offre le dimissioni: responsabilità oggettiva in quanto capo dell’organizzazione comunale e autore dell’infausta riforma operativa. Ma Chiamparino gliele respinge, anzi lo nomina capo di una commissione tecnica incaricata di individuare i colpevoli.
Saltano tre teste: l’assessore Beppe Lodi, il direttore dei servizi cimiteriali Franca Montini (l’unica che aveva tentato di opporsi al piano delle 108 esumazioni) e l’ingegner Laonigro, dirigente incaricato dei controlli che al mattino, mentre venivano eseguite le esumazioni, andava al Turin Flying Institute a insegnare Impiantistica avionica.
Promosso invece Dieni, il funzionario che aveva suggerito alla Ics di concentrarsi sulle esumazioni. Stracciato a luglio anche il contratto con il consorzio bianco: da Roma, amministrazione Veltroni, arrivano i tecnici del l’Ama a rimettere ordine nello sfacelo torinese. Accordo di sei mesi per cinque milioni di euro cui pochi giorni fa ne sono stati aggiunti altri 500mila.
«Finora questa operazione sta costando ai cittadini più del doppio di quanto le casse comunali avrebbero dovuto incassare». Il centrodestra vuole impegnare il comune a risarcire i danni morali e materiali subiti dai cittadini. A palazzo di giustizia sono depositate una novantina di denunce e la Procura ha aperto due inchieste.
Qualche giorno fa l’epilogo, almeno nelle intenzioni di Chiampanno: la gestione dei sei camposanti e dei beni relativi passerà alla Cimiteri Torino spa, società, nuova di zecca, interamente pubblica con capitale di un milione di euro.
e questi si vogliono candidare a guidare l'italia.




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